• sabato , 26 Settembre 2020

Alternanza, la scuola che aiuta a crescere

Da pochi mesi a questa parte, il mondo della scuola ha dovuto confrontarsi con la grande novità del progetto di alternanza scuola-lavoro, voluto dal presidente del consiglio Matteo Renzi. L’intento è quello di creare un legame tra mondo del lavoro e mondo della scuola così da permettere ai giovani di maturare un’idea più precisa sul loro futuro lavorativo.

Nonostante il presupposto sia dei migliori, l’applicazione della riforma sta mettendo a dura prova le scuole e i docenti italiani.

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare uno dei docenti di Valsalice impegnato in questo progetto, il professor Giorgio Bruno, che ci ha reso bene l’idea di cosa effettivamente comporti organizzare un simile programma.

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Quali sono le maggiori difficoltà che ha dovuto affrontare nell’organizzare il progetto di Alternanza Scuola Lavoro?

Veramente molte. Fortunatamente tutte, dalla progettazione all’attuazione, con soddisfazioni e fatiche, sono state condivise. Con il sostegno del Direttore, la guida del Preside, l’aiuto di molti colleghi e il lavoro quotidianamente condiviso fino al dettaglio con il prof. Accossato: è stato un lavoro di squadra. Vediamo le difficoltà. La prima: verificare la disponibilità e la pertinenza delle varie iniziative, nella scuola e fuori, nelle aziende, negli enti, nelle istituzioni con cui abbiamo collaborato. Seconda difficoltà: pensare ad un progetto il più possibile “ad personam” per ciascuno dei 140 studenti del terzo anno. Terza difficoltà, le tempistiche: abbiamo voluto lanciare l’iniziativa ad anno avviato e partire già nel mese di gennaio in occasione della settimana in cui la didattica era rivoluzionata per i recuperi e i potenziamenti. Questo ha significato qualche problema in più per i tempi ristretti. Quarto: integrare i tanti diversi eventi di recupero, potenziamento e alternanza scuola-lavoro che si avvicendavano nella settimana.

Dal momento che è uno dei docenti impegnati nell’organizzazione di questi stages, reputa efficace questa novità voluta da Renzi?

Innanzitutto sono appena partiti, quindi occorre attendere un po’ di tempo per vedere se sono davvero “efficaci”. Inoltre bisogna capire in che senso “efficaci”. Se intendiamo nel senso di rendere la nostra scuola ancora più viva, dinamica, attenta al territorio e alle esigenze dei ragazzi, direi di sì. Se intendiamo, invece, nel senso di contribuire a dare una formazione completa, educativa, adatta ai tempi in cui viviamo e, altro importante scopo dell’Alternanza Scuola Lavoro, favorire una didattica sempre più indirizzata alla valorizzazione delle competenze degli studenti, ebbene su questo dovrai rifarmi la domanda tra un paio di anni!

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 Quali sono secondo lei le ricchezze offerte da questa riforma di cui i giovani dovrebbero fare tesoro?

Aprirsi al mondo, al territorio, alle domande sul presente e sul futuro già nel terzo anno, quando in genere ci si muove ancora con un certo timore e con i “pensieri scolastici” rivolti al passaggio da biennio a triennio è una novità forte, me ne rendo conto, ma si scommette tanto sulla maturazione dei ragazzi, sul presentare argomenti, problematiche, contesti ed esperienze già “da adulti”. Questa stima nei vostri confronti credo che sia una bella ricchezza per voi! Naturalmente alcune esperienze le vivrete in modo più maturo, altre meno, alcune le sentirete più “corrispondenti”, altre meno, ma vi invito ad essere curiosi e aperti positivamente a tutto ciò che vi viene proposto e a viverlo con interesse e passione. In questo modo potrà essere comunque arricchente.

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Quali sono stati a suo avviso i vantaggi e gli svantaggi per i ragazzi?

Come ho detto a tanti genitori, con voi studenti di Valsalice il primo contatto con il mondo del lavoro viene anticipato agli anni del triennio superiore, mentre per la maggior parte dei giovani della nostra generazione avvenne durante il percorso universitario o al termine. In questo modo si arricchiscono gli stimoli e le occasioni di incontro e di conoscenze per i liceali. Certo, devo aggiungere, è importante che siate sempre tutti accompagnati, da famiglia e scuola, non solo a vivere tante esperienze, ma anche a giudicarle, a pensarci su con spirito critico, a confrontarle con ciò che imparate normalmente a scuola. Insomma a viverle bene e non a subirle.Non saprei dire quale sia lo svantaggio per i ragazzi. Forse un rischio, insito nella legge e percepibile in questo primo avvio di realizzazione del percorso di alternanza scuola-lavoro, sembra essere il vivere queste proposte come un obbligo cui tutti si devono sottoporre, come “un carico di lavoro e di ore”, più che come una speciale opportunità di crescita personale.

 Dal punto di vista di molti giovani, il progetto di alternanza scuola- lavoro viene visto come un’innovazione interessante e utile. Come viene considerato dalla parte di chi deve organizzarlo?

Mi fa piacere questa considerazione a proposito del giudizio dei giovani. Da parte mia credo che il progetto possa essere interessante sia per gli studenti sia per i professori. Penso che valorizzi il ruolo della nostra scuola in rapporto con la città e il territorio e possa ampliare le modalità di conoscenza degli studenti e migliorare il loro rapporto con la realtà. Ritengo, quindi, che possa avere una valenza educativa importante.

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Come ha reagito Valsalice nell’adeguarsi a questa repentina e spiazzante novità?

Sono rimasto molto colpito da come sia a Valsalice, per iniziativa del prof. Pace, sia a livello nazionale, con il CNOS Scuola, i Salesiani abbiano da subito affrontato questa novità con intraprendenza e positività, vedendo la nuova legge non solo come un adempimento, un compito “da subire”, ma come un’opportunità di espressione e di vitalità per la scuola. Quindi direi che siamo partiti bene!

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 Quali sono le sue aspettative per questo progetto?

Spero che possiamo realizzare appunto tanti progetti volti a esaltare la ricchezza espressiva della nostra scuola, a tutti i livelli: Liceo Classico, Scientifico e Scienze applicate. Spero che questo inizio di felice collaborazione tra docenti, famiglie, studenti e aziende del territorio maturi in modo sempre più ricco, articolato e preciso. E spero soprattutto che voi ragazzi che vivete questa nuova esperienza siate contenti e sempre più aiutati nel vostro cammino di crescita. Molte testimonianze dopo le prime esperienze vissute mi lasciano ben sperare per il futuro!

 Quali pensa che potrebbero essere delle proposte realizzabili per il mese di giugno?

Dopo la settimana di gennaio c’è stata e c’è una bella mobilitazione di insegnanti, di studenti e di famiglie. Stiamo valutando decine di proposte. Non faccio nomi perché dobbiamo arrivare a più precise discussioni in merito proprio nelle prossime settimane. Ma credo che i ragazzi e le ragazze coinvolte nel progetto potranno essere soddisfatti.

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 Quali dovrebbero essere a suo parere gli obiettivi di questa riforma?

 La filosofia di fondo vorrebbe essere, come dicevo,

1) il miglioramento del rapporto della scuola con il mondo del lavoro della città e del contesto in cui la scuola vive;

2) il passaggio ad una didattica sempre più coinvolgente e valorizzante nuove modalità di apprendimento di contenuti e di maturazione delle proprie abilità. Scoprire nuove possibilità di conoscenza attraverso l’azione, la presa di responsabilità diretta, il cambio di contesto, il passaggio dall’aula scolastica al “mare aperto” di realtà diverse … Il contesto storico in cui viviamo e il mondo del lavoro che affronterete richiede un’apertura, una dinamicità, una “voglia di fare”, un’apertura e un senso critico di intelligenza delle cose sempre più raffinato. E forse questo tipo di progetto può aiutarvi in questo senso. Senza dubbio, è richiesto anche agli adulti, a noi docenti e ai vostri genitori un cambiamento: un sempre nuovo senso di disponibilità ad aiutarvi, ad accompagnarvi, a “essere-insieme-a-voi”, a giudicare con voi quello che fate e quindi un senso di responsabilità nei vostri confronti. Altrimenti rimane il pericolo di fermarsi a una retorica di vuote parole oppure di appesantirvi solo di impegni, fatiche, obblighi ecc. Insomma, dovete ricordarvi che tutto ciò che viene proposto a scuola vuole contribuire non all’aumento dello stress nella vostra vita, ma alla fioritura della vostra giovinezza!

Sulla base di questa sua prima esperienza pensa che questo progetto potrà essere portato avanti e migliorato nel corso degli anni?

Credo che si potrà precedere verso una maggior definizione dei criteri normativi da utilizzare nel rapporto con le aziende (il Ministero ha dato delle linee-guida, ma tanti aspetti si scoprono “entrando in azione”, come abbiamo fatto noi a Valsalice) e verso un coinvolgimento sempre più appassionato e sistematico delle famiglie e dei consigli di classe. Questo renderà più armonico il progetto dell’Alternanza Scuola Lavoro e dunque più ordinata e bella la soddisfazione di voi studenti nel crescere, imparare, conoscere voi stessi e la realtà in un modo sempre più ricco, nuovo e gratificante.

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