• mercoledì , 23 Settembre 2020

La privacy prima di tutto

Viviamo in un mondo che conosce per filo e per segno tutti i nostri segreti, i nostri amici, gli eventi più importanti capitate nella nostra vita. Ci domandiamo come e perché, ma la risposta è semplice: i social network, le app di messaggistica. Da quando sono stati inventati non facciamo altro che stare davanti agli schermi dei nostri smartphone: per cercare di capire cosa succede intorno a noi vedendo un “post” su Facebook di qualche vip oppure una foto di qualche nostro conoscente su Instagram. Oramai il dialogo diretto tra due persone che si guardano negli occhi è praticamente inesistente se prima non ci si scrive un messaggio su Whatsapp. Molti vorrebbero cambiare questa società che sta diventando sempre più monotona e ripetitiva, ma purtroppo non si può. Quindi, nel 2016, poiché i social e le app di messaggistica sono diventate parte integrante della nostra vita, dobbiamo assicurarci che esse siano comunque “protette”: che la nostra privacy sia protetta poiché essa è un diritto inalienabile dell’uomo.

Facebook Inc. announced that it will purchase smartphone-messaging app company WhatsApp Inc. for $19 billion in cash and stock

Pochi giorni fa è avvenuto quel che nessuno si sarebbe mai aspettato: la Fbi ha chiesto alla famosa azienda tecnologica Apple di trovare un sistema per sbloccare il device di un terrorista al fine di ricavarne informazioni essenziali per la pubblica sicurezza. Apple però, ha risposto con un secco “no”, affermando che la privacy viene prima di tutto. Così si è scatenato il putiferio (per di più, ovviamente, tutto pubblicato su Facebook e Twitter): da una parte chi difende Apple poiché l’algoritmo creato dall’azienda di Cupertino consentirebbe di accedere a qualsiasi smartphone della mela mangiucchiata, dall’altra invece coloro che difendono la Fbi, che agirebbe “per il bene di tutti”.

La domanda sorge spontanea: chi delle due ha ragione?

Beh, questo braccio di ferro durerà per molti anni, ma probabilmente la avrà vinta la Apple, principalmente per due ragioni. Innanzitutto perché la cessione dei dati personali comporterebbe una violazione enorme dei diritti dell’ umanità; in secondo caso (forse il più importante) perché essa provocherebbe molti danni economici all’azienda. Se Tim Cook consentisse l’utilizzo del software che dà libero accesso agli smartphone, provocherebbe la paura di poter essere “spiati” a tutti coloro che compreranno un nuovo iPhone.

 

Fatto sta che, a causa di Apple e dell’ inviolabilità della privacy, i terroristi comunicheranno sempre di più con il metodo criptografico, che permette di non essere scoperti.

Insomma, seppur la società ci spinge a progredire verso il futuro, verso la tecnologia essa presenta ancora molte lacune: difetti che saranno “riparati” soltanto tra molti anni. Ma probabilmente sarà troppo tardi.

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