• domenica , 27 Settembre 2020

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Gli allievi della V ginnasio B, negli ultimi 4 mesi, hanno dedicato un’ora a settimana alla scrittura. Sulla scia della visita a EXPO e dei recenti dibattiti sul consumo di carne rossa, hanno deciso di affrontare il tema del cibo. Questo è il risultato, raggiunto con fatica, dell’impegno e della collaborazione di tutti.

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Mangereste mai quella prelibata cimice che vi passeggia sul banco? Nemmeno se a cucinarvela fosse Carlo Cracco? Se ancora non siete convinti, tenetevi forte perché recenti ricerche hanno dimostrato che non è un futuro così lontano ed improbabile. Infatti, negli ultimi due secoli si è assistito ad un impressionante aumento della popolazione dovuto alla maggiore qualità dei servizi igienici e della alimentazione.

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Questo fenomeno, che ha trasformato nazioni come la Cina in vere e proprie superpotenze demografiche, ha portato molti squilibri anche a livello dell’alimentazione; pertanto l’obiettivo del futuro sarà quello di sfamare nove miliardi di persone, con un fabbisogno giornaliero di 2000kcal per individuo. La necessità di nutrire un pianeta che cresce in modo esponenziale è già oggi una delle sfide su cui si confrontano i migliori scienziati. Ed è ormai cosa nota e riconosciuta che, nell’ultimo secolo, l’impatto ambientale delle attività umane abbia avuto conseguenze evidenti, prima fra tutte il riscaldamento globale.

Questo fenomeno ha provocato grandi cambiamenti nell’ecosistema: il business della pesca potrebbe subire una perdita, causa surriscaldamento dei mari, stimata tra i 17 e 51 miliardi di dollari. D’altro canto il consumo mondiale di carne raggiunge cifre spaventose: oltre 230 milioni di tonnellate di carne vengono macellate e trasformate in hamburger ogni anno. Con la pesca pesantemente provata dallo scioglimento dei ghiacciai e dal surriscaldamento dei mari e con l’allevamento intensivo che sta diventando una delle prime cause dell’inquinamento, è chiaro che è necessario trovare cibi alternativi.

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Ciò che mangiamo, rappresenta una parte considerevole delle nostre tradizioni e, perdendo questa identità andremmo a snaturare l’essenza stessa della nostra appartenenza al Bel Paese: Madre Patria della civiltà Romana, Nazione ricca di storia, arte, cultura, musica, poesia e cinema, ma soprattutto Terra del buon cibo. L’Italia, tra una cinquantina d’anni, potrebbe essere ricordata non più per pizza, mafia e mandolino, bensì per gli insetti che ogni giorno calpestiamo con la suola della nostra scarpa, o le stesse meduse che ci divertiamo a pescare al mare cucinati da alcuni dei migliori chef stellati.

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Tra i piatti più richiesti larve in pastafillo in salsa agrodolce, cicale in pastella, meglio ancora pasta fresca di mosche con sugo di cimici profumata al pepe verde. Molti, al solo pensiero di mangiare insetti, inorridiscono. Ma, secondo un sondaggio, la maggior parte delle persone, trovandosi costretta, riuscirebbe a superare il ribrezzo provocato da questi animali che, tutto sommato, non sono molto diversi dai gamberetti, e dagli crostacei che sono gustati ed apprezzati dai più.

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Tuttavia, più che investire tempo nella ricerca di alimenti alternativi, potrebbe essere utile sviluppare nuove tecnologie atte a favorire, ad esempio, l’agricoltura in territori aridi o poco fertili, promuovendo l’autosufficienza di quelle regioni che oggi sono più in difficoltà a garantire un’alimentazione adeguata ai propri abitanti. La strada da percorrere per eliminare il problema della fame non passa esclusivamente attraverso la ricerca di alimenti alternativi ma anche attraverso un compromesso tra sostenibilità e tradizione.

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