• martedì , 11 dicembre 2018

Tra carta e pixel

Il cartaceo è ancora il materiale più usato. E’ questo quello che ha raccontato in un’intervista Ombretta Odine, laureata in lettere classiche. Lavora nella Pearson, una casa editrice internazionale che in tutto il mondo che si occupa prevalentemente di scolastica. In particolare lavora nella redazione umanistica della scuola secondaria di secondo grado: si occupa quindi di libri di letteratura latina, italiana e antologia per il primo biennio, secondo biennio e quinto anno della scuola superiore. Il suo ruolo è quello della progettista editoriale, segue tutto quello che riguarda la nascita e la realizzazione di un libro, partendo dall’individuazione delle esigenze di mercato e aggiungendo spunti nei libri che comprendono ciò che è emerso dalla ricerca. Deve anche trovare degli autori preparati e che siano anche docenti di scuola, così da sapere quali sono le esigenze degli allievi.

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I libri digitali, rispetto a quelli cartacei, sono più richiesti al momento?

Assolutamente no, il cartaceo è ancora il materiale più usato. Sicuramente, rispetto a un po’ di tempo fa, il digitale è più considerato, ma solamente come supporto dei libri cartacei. Infatti delle statistiche stabiliscono che anche gli studenti preferiscono utilizzare libri cartacei.

Pensa che adesso vengano scritti più libri rispetto al passato?

Di sicuro ce ne sono di più, anche perché la scuola è molto cambiata.

Crede che a causa del digitale il suo settore sia a rischio?

Sicuramente l’editoria non è un settore come molti altri: non naviga in acque entusiasmanti, anche perché i libri che vengono comprati in libreria sono in calo. Nella scuola invece la maggioranza dei docenti tende a conservare il libro cartaceo. Al momento non sono preoccupata, anche se uno degli aspetti che contribuiscono alla calo del mio settore è quello dei libri usati, che però non sono un problema recente.

Da quando lavora in questo campo, quanto crede che sia cambiata l’industria del cartaceo?

Ho iniziato a lavorare nell’ambito dell’editoria nel 2003 e il digitale ancora non esisteva. Il cartaceo è un po’ cambiato: infatti man mano le esigenze degli studenti sono diventate sempre più importanti per i docenti, molto di più di quando ho iniziato a lavorare. Quest’oggi è quindi diventato necessario fare molta più attenzione a che cosa chiedo i fruitori. Mentre una volta il libro doveva andare bene solo al docente, adesso deve andar bene anche agli allievi. L’industria credo che sia cambiata in questo senso e credo che sia un aspetto molto positivo.

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