• lunedì , 26 Ottobre 2020

Passaparola

“E’ doveroso iniziare a fare posto dentro noi, imparando ad accoglierli come simili e non come diversi”, ecco ciò che, parlando dei numerosi migranti, il sociologo e saggista Guido Viale afferma. Uno dei punti fondamentali su cui bisognerebbe soffermarsi, puntualizza Igiaba Scego, scrittrice italiana di origine somala, riguarda il diritto che diamo a loro di essere viaggiatori per il mondo, poiché quando neghiamo il diritto a qualcuno, lo stiamo negando a noi stessi. Igiaba racconta con trasporto emotivo che prima della caduta del muro di Berlino tutti coloro che migravano da un paese all’altro viaggiavano addirittura con l’aereo, lo stesso che venne preso dai suoi genitori con lo scopo di raggiungere l’Italia, allontanandosi così dalla Somalia, il loro paese di provenienza.

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Molti di questi migranti, ribadisce Guido Viale, sono la parte più avanzata dal paese da cui provengono e molti di loro, in Italia ad esempio, ma non solo, vengono giudicati in base al loro paese di provenienza. Guardando le statistiche, fino al 2008, circa 1 milione di migranti trovavano posto, adesso invece sono un grande problema perché l’Europa ha adottato politiche di austerità, e non essendoci più posto a causa dei numerosi disoccupati europei, non viene più presa in considerazione l’accoglienza di nuove persone.

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La chiave del problema legato ai profughi, ci viene data da Igiaba, che spiega il modo migliore per accogliere tutti gli immigrati. In tutto questo viene aiutata dalla famosa scrittrice di romanzi gialli Agatha Christie, nel personaggio di Hercule Poirot, immigrato belga che era stato accolto in Gran Bretagna. E non solo, molti barconi, che oggi vengono presi da tutti coloro che decidono di emigrare dal loro paese, sono stati presi in passato anche da noi Europei, con la grande differenza che noi siamo stati accolti in maniera più serena e meno rigida. Igiada conclude la conferenza dicendo che raccontare la storia in un altro modo significa comprendere il presente, aggiungendo inoltre che la parola chiave di questo incontro sarebbe stata: “passaparola”, poiché oggi siamo noi che dobbiamo cambiare il modo di concepire e vedere gli immigrati ed è quindi solo grazie alla nostra parola e voce che riusciremo a far evolvere la situazione.

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