• martedì , 22 Settembre 2020

La strategia del terrore

Ancora un aeroporto. Ancora tante vittime innocenti. Ancora L’ Isis.

Sempre l’Isis che puntualmente rivendica le stragi che altrettanto puntualmente mette in atto in ogni parte del mondo.

Ormai non c’è luogo immune dal terrorismo. Gli attentatori colpiscono ovunque senza una logica diversa dalla volontà di fare strage di innocenti, coltivando la terribile convinzione che il diverso sia da eliminare.

Convinzione che, come ci insegna la storia, ha segnato momenti assai bui del passato e che adesso, seppure fondata su presunte e certamente inesistenti ragioni religiose, ripropone il tormento, la devastazione e la tristezza profonda dell’uomo che uccide l’altro uomo per paura o fastidio a causa della sua diversità.

Il 29 Giugno, ancora una volta, è arrivata la notizia di un altro attacco che sembra portare la firma dell’ Isis. Si tratta della carneficina avvenuta la sera del 28 Giugno alle ore 22 all’ aeroporto Ataturk di Istanbul.

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Panico, urla e caos. E’ questo quello che si vede sulle televisioni di tutto il mondo che testimoniano eventi sempre sconvolgenti anche se uguali nella loro ferocia.  A marzo toccava a Bruxelles, ora è il turno di Istanbul. Le modalità operative, pur a  distanza di qualche mese, sembrano essere le stesse. Anche qui, ad esempio, gli attentatori sono arrivati in taxi. E anche qui la stessa zona di attacco.

Sono stati almeno tre gli attentatori che hanno dato inizio a un pesante scontro a fuoco contro i presenti che, tra il terrore e la confusione, cercavano di scampare alla morte. I presenti erano increduli agli accadimenti, come testimoniavano i loro sguardi sconvolti registrati da riprese di telefonini o di telecamere che hanno dato una testimonianza fedele dell’ennesima follia umana. La folla dei presenti è smarrita e scombussolata, migliaia di persone, c’è chi cade a terra e chi soccorre, chi scappa senza comprendere neppure esattamente da cosa, ovunque l’orrore delle urla dei feriti e della paura diffusa.

Le vetrate forate dai proiettili a malapena rimangono in piedi. Le telecamere di sicurezza dell’ aeroporto hanno ripreso alcune scene tra le quali il momento in cui uno dei tre kamikaze si fa esplodere. Nelle riprese si vede anche un uomo che correndo perde la pistola, un poliziotto lo avvicina e  lo colpisce, l’uomo cade a terra. Quando l’agente vede la cintura esplosiva indossata dall’uomo, capisce che l’esplosione è imminente, perciò velocemente si allontana. Al termine della strage, tutti i voli sono stati cancellati e i soccorsi raggiungono l’aeroporto.

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Tra i presenti, alcuni testimoni ancora scossi dall’accaduto, si allontanano a bordo di taxi o autovetture. Altri passeggeri che ascoltano commentano “Non sono umani…come si fa a uccidere  padri, madri e figli?”. Altri operatori dell’ aeroporto, dopo aver visto alcuni loro colleghi coinvolti nella stage rassegnati dicono “”E perché mai? Tanto se incontri un terrorista sai che è la fine. Allora sia quel che sia”. Una donna sudafricana, seguita dai colpi di arma da fuoco, corre il più lontano possibile e si mette al riparo sotto un bancone.  C’è anche la testimonianza di un giornalista che ancora sotto shock racconta di cosa ha assistito nei momenti bloccato in aeroporto: “Ho sentito del rumore, non le esplosioni, la polizia ci ha presi in gruppo, c’era un grandissimo caos. C’era sangue sul pavimento e tutto intorno a me era a pezzi.”

Il bilancio delle vittime sembra salire ma al momento si parla di 45 morti e 239 feriti. 13 delle vittime sono stranieri e 23 cittadini turchi. Tra le vittime straniere ci sono vittime innocenti come Nisreen Melhem, una ragazza palestinese di ventotto anni che si era recata a Istanbul in vacanza con la sua famiglia. Tra le tantissime storie anche quella di Fathi Bayoudh, capo di pediatria dell’ Ospedale di Tunisi, che si era recato in Turchia insieme alla moglie per convincere il figlio a tornare in patria dopo essersi arruolato tra le fila dell’ Isis.

Tra i feriti ci sono anche degli Europei. Una donna tedesca è rimasta ferita durante l‘attentato e ora si trova ricoverata all’ ospedale. Si aggiungono alla lista anche due francesi, ma che fortunatamente hanno subito lesioni lievi. Vittime Italiane sembrano non esserci ma tutto è ancora da accertare e confermare.  Il ministro degli Esteri è già stato messo in contatto con le autorità turche per verificare se ci sono italiani coinvolti nella strage.

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Un giorno dopo dalla tremenda strage sembra che siano stati identificati gli uomini responsabili. La conferma arriva dal ministro turco che parla della notizia grazie al lavoro effettuato dalla polizia del posto. Si tratta di tre uomini originari del Kirghizistan, del Ubekistan e della Russia.

La dinamica è sempre la stessa, si tratta di uomini arruolati con la finalità di diffondere strage e terrore, forse attratti dalla potenza e dalla malvagità di chi vuole uccidere simulando di perseguire un ideale religioso, forse dall’illusione di creare un mondo islamico perfetto che nasce dalla violenza e dalla ferocia umana, ma in ogni caso di uomini che non hanno la consapevolezza di sé e del prossimo, dei valori umani che prescindono dalla fede religiosa, dal rispetto della vita che supera ogni credo.

Il primo uomo era in Turchia dal maggio scorso e aveva già precedentemente visitato il paese nel 2015 per reclutare nuovi membri dello stato islamico. Ha vissuto per un mese in anonimato con gli altri due attentatori in un appartamento in un quartiere molto popoloso. La polizia turca suppone siano stati li per progettare la strage.

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Il secondo attentatore, anche lui di origine russa, era stato arrestato nel 2013 ma poi assolto dalla corte e quindi rilasciato.

Del terzo non si hanno molte informazioni. La stessa notte è stata arrestata una donna che è stata accusata di essere complice dei tre uomini responsabili poco prima identificati.

Dopo la chiusura di cinque ore, l’aeroporto è stato riaperto, i segni più apparenti dell’orrore cancellati mentre la paura matura e diventa sempre più massiccia dentro di ciascuno di noi.

Le attività fortemente ridotte, un terzo dei voli cancellati e partenze con forti ritardi. A essere rallentati sono anche i siti web. Su Twitter e Facebook infatti tutto risulta più lento per gli utenti turchi. L’obbiettivo delle autorità turche è quello di non fare circolare molte informazioni, registrazioni o immagini sull’accaduto. L’unico messaggio che si diffonde è quello del presidente turco Erdogan che riferisce che l’ attentato sarebbe potuto accadere in qualsiasi parte del mondo, in qualsiasi aeroporto del mondo. Invita tutti a continuare a combattere contro le organizzazioni terroristiche. Seppure nel cuore di ciascun di noi è chiaro il terrore di non poter contenere questo tipo di violenza sempre crescente e tanto irrazionale da non poter essere prevista, circoscritta, neutralizzata.

Nonostante questo sgradevole evento abbia colpito la Turchia, un dolore profondo e collettivo si fa sentire da tutte le parti del mondo. Persino sul web la gente piange e prega per la Turchia e per le vittime della strage.

Tutte le più grandi autorità dall’ Italia all’ America commentano l’accaduto e si stringono alla Turchia.

EDITORS NOTE: Graphic content / People stand outside the entrance as they leave the airport after two explosions followed by gunfire hit the Turkey's biggest airport of Ataturk in Istanbul, on June 28, 2016.  At least 10 people were killed on June 28, 2016 evening in a suicide attack at the international terminal of Istanbul's Ataturk airport, Turkish Justice Minister Bekir Bozdag said. Turkey has been hit by a string of deadly attacks in the past year, blamed on both Kurdish rebels and the Islamic State jihadist group. / AFP / OZAN KOSE        (Photo credit should read OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

EDITORS NOTE: Graphic content / People stand outside the entrance as they leave the airport after two explosions followed by gunfire hit the Turkey’s biggest airport of Ataturk in Istanbul, on June 28, 2016.
At least 10 people were killed on June 28, 2016 evening in a suicide attack at the international terminal of Istanbul’s Ataturk airport, Turkish Justice Minister Bekir Bozdag said. Turkey has been hit by a string of deadly attacks in the past year, blamed on both Kurdish rebels and the Islamic State jihadist group. / AFP / OZAN KOSE (Photo credit should read OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana, manda un messaggio al popolo turco contro l’ atrocità che ha colpito da poco la Turchia. Parla così: “Desidero esprimere, a nome mio personale e di tutto il popolo italiano, la più solidale vicinanza alle famiglie delle vittime per il nuovo gravissimo attentato che ha colpito ieri la città di Istanbul. L’Italia condanna risolutamente questo ennesimo atroce gesto e riafferma il pieno sostegno alla Turchia nel contrasto alla violenza cieca ed omicida del terrorismo.”

Il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, parla di “vittime innocenti” e constata che il terrorismo non finirà, è un “orrore senza fine”. Matteo Renzi, Presidente del consiglio, per solidarietà si stringe al popolo turco, incitandolo a rispondere a questi attacchi con forza.

Il Papa si aggiunge a questo messaggio di cordoglio e invita tutti i fedeli a pregare in silenzio per la Turchia. Lo definisce un “vile” attacco quello dei terroristi e invita i violenti alla conversione. Bergoglio cerca di spiegare a gran voce che la tolleranza ed il rispetto del diverso sono segni di umanità universale, che appartengono alla dignità umana e con essa ad ogni religione. Il Papa è un ottimo esempio della perfetta coesistenza e del rispetto tra diverse religioni. Ma qui la convivenza tra musulmani e cristiani non c’entra nulla, la barbarie dei terroristi privi di dignità e scrupoli è assolutamente estranea a qualsiasi tipo di religione, sconosciuta a qualunque Dio, ignobile per qualsiasi essere umano. Il Papa che non si arrende nel suo tentativo di trovare l’equilibrio tra i diversi, l’abbraccio tra i differenti credo ed il rispetto degli uni verso gli altri, riporta l’esempio del Centro Africa dove, prima della guerra, cristiani e musulmani vivevano insieme. Il Papa non crede ci sia una paura dell’ Islam, ma semplicemente colpa dell’ Isis senza Dio  e della sua guerra unicamente finalizzata ad affermare la cieca conquista ed il potere. Il silenzio e la tranquillità della preghiera in contrasto con  le ore difficili e di confusione che si stanno vivendo laggiù  e in altre parti del mondo dove probabilmente questi attacchi sono i primi ma non per certo gli ultimi.

Il sostegno è di tante persone ma a questo si aggiunge la rabbia.

La rabbia cresce, come la paura. La rabbia di gente che vive ormai in un clima di terrore perenne perché appena si conclude una strage, al telegiornale, poco tempo dopo, c’è la notizia di una nuova.

La paura nel vivere nel proprio paese, la paura di fare cose semplici come prendere una metropolitana, cenare in un ristorante, camminare in una città d’arte, pregare in una chiesa cattolica. La normalità e la banalità si trasformano in terrore.

La paura che tutto possa accadere da un momento all’ altro e che il pericolo possa essere sempre dietro l’angolo. La paura nel lasciare la propria famiglia per andare al lavoro perché quando la si saluta potrebbe essere anche per l’ultima volta. La paura a prendere un aereo per godersi a fine anno una meritata vacanza perché ormai l’aeroporto è il luogo “vittima” prediletto dai terroristi. La paura di vivere in tranquillità. La paura di vivere la propria vita.

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Dall’America in piena campagna elettorale si fa sentire Donald Trump che condanna duramente l’ Isis. Lui spiega che la minaccia dell’ISIS non è mai stata grande come ora, incita tutti ad agire per proteggere l’America dai terroristi e aggiunge che “i nostri nemici sono brutali e spietati e uccideranno tutti coloro che non si piegheranno alla loro volontà”.

Alle parole di Trump si aggiungono anche quelle del Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, che informato dalla sua assistente riguardo all’accaduto, affida al portavoce della Casa Bianca Josh Earnest la condanna dell’attacco terroristico. Gli Stati Uniti si uniscono al dolore della Turchia e promettono al paese il loro pieno supporto. Josh Earnest dichiara “insieme a tutti i nostri amici e alleati in tutto il mondo, continuiamo ad affrontare la minaccia del terrorismo”.

Negli ultimi vent’anni gli attentati terroristici sono drasticamente aumentati. Le soluzioni sono poche, anche perché il nemico muta continuamente ed è difficile conoscerlo e tracciarne un profilo esatto. Il nemico, quindi cresce e  man mano diventa sempre più potente, sempre più feroce perché distante dalla logica e dalla razionalità.  Non si ha nemmeno il tempo di avvisare le persone di un attentato che dopo poco il terribile scenario potrebbe riproporsi in qualche altra zona. Vittime innocenti, sempre più vittime innocenti. Chi vive la sua vita quotidiana, chi va in vacanza, chi è sul proprio posto di lavoro e fa diligentemente ciò che gli è richiesto di fare. Sono loro alla fine le vittime di tutto questo. Persone che si trovano semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Tutto questo è molto triste perché oltre agli effetti negativi determina la privazione della libertà di ciascuno . Abbiamo paura dei luoghi affollati, abbiamo paura di andare ad un concerto, guardiamo sospettosi il nostro vicino di metropolitana. Se ha degli evidenti tratti orientali, anche noi iniziamo a temere il diverso seppure non certo con l’obiettivo di eliminarlo ma per un semplice istinto di autoconservazione che, tuttavia, denuncia la vera piaga dei nostri tempi.

 

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