• venerdì , 25 Settembre 2020

La strage di Dacca

Ci sono nove italiani tra la venti vittime della strage al ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca, in Bangladesh, assaltato la sera del 1 luglio da un commando di miliziani affiliati all’Isis. L’importante per i terroristi era che i loro obbiettivi non fossero musulmani, a testimoniare che il mondo globalizzato è ormai sotto attacco.

locale dacca

Il commando dei terroristi è penetrato nel quartiere di Gushlan, uno dei più sorvegliati del Bangladesh, dove vivono diplomatici, imprenditori e potenti bengalesi. Armati con kalashnikov, pistole e bombe a mano hanno fatto irruzione nel locale uccidendo due degli agenti di guardia sul posto. Urlando “Allah è grande” hanno cominciato a sparare, bloccando un gruppo di 35 persone. Durante il lunghissimo assedio, durato tutta la nottata fino all’alba, i prigionieri venivano selezionati ed interrogati su uno o più versi del corano. Mentre ai musulmani veniva dato da mangiare, gli “infedeli” venivano torturati ed uccisi con armi da taglio, come machete e coltelli.

Il blitz delle forze speciali bengalesi è scattato alle 7.40 (le 3.40 in Italia) ed è durato oltre tre ore, con la liberazione di tredici ostaggi. Fra le vittime ci sono anche due studenti dell’Università Emory di Atlanta, l’americano Abinta Kabir e il bengalese Faraaz Hossain. L’altra vittima bengalese, Ishrat Akhond, era a tavola con gli italiani. E poi una ragazza indiana, Tarushi, sette giapponesi. Non è chiaro se sia stata intavolata una trattativa, oppure non vi sia stato mai alcun concreto contatto tra polizia e rapitori. Quello che appare certo è che i jihadisti hanno avuto tutto il tempo per infierire sulle loro vittime: circa 11 ore, un lasso di tempo “maledettamente” lungo per mettere in atto ogni tipo di crudeltà.

vittime dacca

Da poco sono emersi i profili dei terroristi autori dell’azione: ricchi rampolli, tutti poco più che adolescenti, tra i 20 e i 21 anni, provenivano da famiglie benestanti ed erano passati attraverso alcune delle scuole più esclusive della città. Inoltre, è stato precisato che almeno cinque dei sei erano certamente militanti ricercati dalle forze dell’ordine nazionali. La rivendicazione non si è fatta attendere, infatti, la responsabilità dell’attacco è stata dichiarata dall’Isis con un comunicato e la foto dei volti degli attentatori. Anche se il governo di Dacca, nelle parole del ministro degli Interni Asaduzzaman Khan, è convinto che nel massacro l’Isis non c’entri puntando il dito invece contro un gruppo jihadista locale, la pista islamica resta aperta.

terroristi dacca

Il premier Matteo Renzi è intervenuto sulle abbondanti polemiche sul blitz della polizia bengalese dicendo che ogni contestazione è ormai inutile, aggiungendo che l’Isis sta perdendo sul terreno a livello militare, in Siria, In Iraq , in Libia. Ma serve il pugno di ferro con chi pensa di portare da noi quei valori, una strategia basata su odio e terrore, dobbiamo distruggerli senza pietà ma anche evitare che la prossima generazione sia come questa.

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