• sabato , 24 Ottobre 2020

Bye bye Europa

Gli inglesi hanno deciso: è divorzio dall’Unione Europea. Al referendum “Essere o non essere europei, questo è il dilemma” hanno risposto che preferiscono girarsi dall’altra parte ed andare avanti da soli. E’ come se in una società uno dei soci di maggioranza decidesse di uscire. Il voto a suffragio universale ha fatto la storia.

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Adesso tutti a chiedersi se i referendum siano utili a decidere materie così complesse. In questi giorni non abbiamo fatto altro che sentire parole nuove come Brexit o Bremain leggendo le prospettive future nel caso Londra decidesse di lasciare o restare. E’ anche vero che gli inglesi finora avevano avuto un piede dentro ed uno fuori non partecipando alla moneta unica. Ora che l’elettorato britannico ha scelto si aprono nuovi scenari. Si dovranno innanzitutto negoziare i termini di uscita dall’Unione Europea con l’Europarlamento che approverà l’accordo. Occorreranno mesi se non anni per arrivare ai provvedimenti definitivi.

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Poi si dovrà arrivare ad un modello ritagliato su misura magari sulla falsariga di quello svizzero con una serie di accordi commerciali individuali con ciascun Paese. I mercati finanziari hanno già reagito con crolli notevoli e nessuno ora può sapere quanto durerà ancora l’instabilità. Londra, pur non partecipando agli accordi di Schengen, è una capitale mondiale non solo finanziaria ma anche di concorrenza e democrazia negli scambi. Le istituzioni europee sono chiamate ad affrontare senza gli inglesi temi decisivi come l’immigrazione, le politiche fiscali, la disoccupazione, gli investimenti, l’energia, l’unione bancaria.

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Tutto l’iter della separazione britannica non sarà comunque facile. Ci sarà il ritorno alla frontiera con la re-introduzione di “vecchi” dazi ed imposte. Potranno essere poste barriere alla libera circolazione dei beni oppure si potrà creare una nuova unione doganale. E lo stesso accadrà per la circolazione delle persone. I cittadini europei saranno adesso equiparati a quelli extra Ue: l’ingresso sarà subordinato alla presenza di un’attività lavorativa nel rispetto di quote fissate per ogni Paese terzo. Gli studenti Ue potrebbero perdere nel Regno Unito i prestiti per lo studio, l’assistenza sanitaria, gli sconti sulle tasse universitarie. Londra dovrà anche regolarizzare la posizione di tutte quelle persone che lavorano o studiano all’estero. Per chi viaggia ci potrebbero essere tempi lunghi per i controlli e restrizioni con ipotesi di visti anche turistici. Ma non era la Thatcher a dire che “mercati liberi creano persone libere”? Il contagio delle votazioni inglesi è globale. La scossa si è sentita non solo in Europa ma in tutto il mondo. Brexit è un argomento di ottime conversazioni per politici ed economisti mondiali. L’evento è eccezionale, non si può ignorare il rischio di un’ulteriore crisi nel momento della peggior recessione dall’ultimo dopoguerra. L’Europa deve reagire, il disegno europeo va rilanciato.

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