• lunedì , 30 Novembre 2020

Cattive ragazze

Aggredita. Rapinata. Picchiata a calci in faccia. Ecco quello che è successo nel parcheggio di un Ipermercato di Torino a Le Gru. La vittima (anna è un nome di fantasia) è stata aggredita la mattina del 29 Ottobre 2013 da alcune coetanee e da quel momento la sua vita è cambiata.

Anna e le sue amiche avevano deciso di “tagliare” la scuola. L’ebrezza dell’infrangere le regole, un desiderio tutto adolescente di libertà. Poi, l’incontro con un “branco” di coetanee. Una ragazza si fa avanti. Vuole chiaramente provocare le sue prede. Con la scusa di una sigaretta fainiziare l’incubo di Anna. Le quattro ragazze vengono costrette a salire all’ultimo piano del parcheggio, posto ideale per l’aggressione. Anna viene subito isolata dalle sue amiche, derubata di collana e zaino. I suoi vestiti strappati. Intanto le sue amiche, rimaste paralizzate dalla paura, non sanno cosa fare. Nel branco c’è anche un ragazzo, Marco, da poco maggiorenne. Grazie all’istinto di sopravvivenza, Anna, raccolte le poche forze inizia a correre molto forte e riesce a fuggire anche dal tentativo di violenza.

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Da quel giorno Anna, non è più la stessa. Si rifiuta di uscire. Ha tentato il suicidio per ben te volte, ma grazie alla madre è sempre riuscita a sopravvivere. Le ” bulle” non hanno capito il male che hanno fatto ad Anna e non le hanno chiesto scusa. Attraverso varie ricerche si è scoperto che la maggior parte dei ragazzi compie atti simili a causa di una profonda ricerca di attenzione e popolarità.

“Qui funziona così, più “mi piace” hai su Facebook e più sei qualcuno” Ecco cosa testimonia Laura, ragazzina di 14 anni, età vicina a quella che aveva Anna nel 2013.  Allora, si può arrivare alla conclusione che la cosa più importante per queste ragazze che hanno compiute l’aggressione non era tanto il gesto, ma il fatto che fossero riconosciute per quel fatto. Quindi non è più importante creare e offrire qualcosa di nuovo e diverso alla propria comunità, bensì far parlare il mondo di sé. 

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Per evitare tutto questo bisognerebbe educare i propri figli nel rispetto non solo del prossimo, ma anche di se stessi e sicuramente un grande aiuto potrebbe essere l’amore e l’affetto, che sempre più scarseggia per dare spazio all’odio e alla violenza.

 

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