• domenica , 20 Settembre 2020

La strategia dell'Isis

Strage a Dacca, in Bangladesh, dove la sera del 2 luglio un commando di miliziani affiliato all’Isis ha fatto irruzione in un caffè nella zona diplomatica della capitale uccidendo almeno venti persone. Undici italiani presenti nel locale, due sono riusciti a fuggire, gli altri massacrati.  L’Isis torna a far parlare di sè.

L’unione delle forze alleate sta lentamente disgregando lo Stato Islamico, ogni giorno più debole. L’alleanza è riuscita a conquistare i maggiori luoghi di compravendita di armi e petrolio, tagliando così in maniera netta i fondi per la Guerra Santa. La jihad otteneva soldi con il contrabbando di petrolio dagli impianti sequestrati nel nord dell’Iraq: l’oro nero veniva rivenduto in Turchia. Sempre dalla Turchia potrebbe provenire il flusso di armi e di combattenti stranieri che oggi tiene in piedi l’Isis.

C’è anche da dire che il filone più ricco dei finanziamenti dell’Isis rimarrà, probabilmente, per sempre nascosto. Perché ad indagare si finirebbe per arrivare a quei paesi arabi che hanno affiancato gli Usa nei bombardamenti alleati in Siria. Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait hanno armato Al Baghdadi, il Califfo dell’Isis, contro l’odiato Assad, poiché alleato degli odiati sciiti dell’Iran.

isis

Per rafforzarsi, l’Isis ha bisogno di far conoscere la propria ideologia, perciò deve mostrare la sua “forza”, sperando così di ottenere rinforzi per la jihad. Ciò porterà inevitabilmente a un incremento degli attacchi terroristici, per cercare di portare nuovo entusiasmo tra i suoi combattenti e spingere nuovi fanatici ad aderire al suo progetto. Molti studiosi definiscono l’Isis allo stato attuale come un “corpo in decomposizione”, che cerca di essere rivitalizzato da nuove forse esterne alle sue, ma continua a morire, inesorabilmente. Perciò ogni martire per la jihad viene esaltato all’inverosimile, in particolare attraverso la propaganda su internet, e spacciato per esempio di coraggio.

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Noi occidentali, definiti ‘crociati’ da Al Baghdadi, non riteniamo un esempio di coraggio chi vigliaccamente uccide persone disarmate che nulla hanno fatto per ferirti. Punti di vista radicalmente differenti. Punti di vista di due mondi che da sempre sono staccati, spaccati da differenze che sembrano incolmabili. In realtà non vi è strappo tra mondo cristiano e musulmano, ma differenze culturali, che grazie a un leale confronto e dialogo possono essere superate. Sono numerosi infatti i musulmani presenti in Europa che convivono in pace con noi europei, rispettando vicendevolmente gli uni le tradizioni degli altri. Loro non si sentono solo musulmani, ma anche europei. L’Europa è anche casa per loro, e ce lo dimostrano. Durante le situazioni di difficoltà causate dai fanatici della loro religione ci sono vicini, non appoggiano minimamente l’uccisione di un altro uomo.

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