• mercoledì , 18 luglio 2018

DeliRIO al Maracanà

di Cecilia Giorgini

Il giorno è arrivato, l’attesa finita.

E’ la sera del 5 Agosto 2016 quando nello stadio del Maracanà tutte le luci si spengono e lo spettacolo ha inizio. Tutti gli occhi in tutto il mondo sono puntati sul Brasile. E fin dal primo momento, questa cerimonia d’apertura sembra avere un po’ di Italia.  E’ proprio Marco Balich il produttore esecutivo a cui è stata assegnata quest’impresa grazie alla sua esperienza e il successo raggiunto nel 2006 a Torino e due anni dopo a Pechino. Dopo l’organizzazione dell’evento mondiale dell’Expo tenutosi proprio quest’anno a Milano, Marco ha saputo esportare la sua creatività persino oltre oceano. Nonostante le condizioni difficili in Brasile in quest’ultimo periodo, lui sostiene che sarà uno spettacolo pieno di luci e colori. E infatti così succede.

Sono le 00.50. A dare il via alla cerimonia e quindi alle Olimpiadi è la voce del presidente del Brasile, Michel Temer. Tantissima la gente presente nello stadio del Maracanà ma ancora di più quella incollata davanti al televisore per assistere all’evento mondiale. Tutto lo spettacolo ruota intorno alla storia del Brasile. Il video proiettato sugli schermi, ripreso dall’alto, ci fa fare un vero e proprio viaggio tra le strade, i campi e luoghi dell’ area brasiliana. Incantevoli e mozzafiato alcuni paesaggi ma si avverte comunque in sottofondo la difficoltà che il paese sta attraversando in questi ultimi tempi. L’inno nazionale del Brasile risuona nello stadio del Maracanà e accompagnata dalle voci viene innalzata in cielo la bandiera verde e oro.

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E’ una festa piena di luci, musica, danza e creatività. Senza dubbio una “bella” festa ma nulla di così eclatante e spettacolare. I problemi del paese hanno portato a ridurre il budget, 12 volte minore rispetto a quello londinese e 20 volte rispetto a quello di Pechino.  Certo è che per i fuochi d’artificio non si è badati a spese. Infatti per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Rio de Janeiro sono state usate 42mila unità di materiale pirotecnico, per un totale di 3 tonnellate di fuochi d’artificio. L’effetto è stato a dir poco strabiliante: lo stadio è stato circondato da fiumi di scintille e luci potenti. Bocche aperte e facce incredule di fronte alla bellezza di questo spettacolo.

Bellezza unica anche quella che ha varcato la pedana e ha sfilato quella sera. Si tratta della famosa modella brasiliana Gisele Bunchen che arriva sulle note della canzone di “ragazza di Ipanema”.  Leggerezza e classe accompagnate dalla voce di Tom Jobim e dal coro di tutto lo stadio in delirio. 100 metri di camminata sinuosa per poi raggiungere i suoi connazionali e mischiarsi a loro in questa grande festa.

Oltre a musica e tradizione, la cerimonia lascia spazio a un pezzo di storia. Infatti il biplano “Santos Dumont 14 bis” costruito nel Novecento vola sullo stadio del Maracanà. Ma è subito polemica. Gli Stati Uniti accusano infatti il Brasile di non essere stati loro i veri inventori dell’aereo.

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Sono 207 le nazioni degli atleti a sfilare durante questa cerimonia di apertura. A loro si affianca un tema molto importante, quello dell’ambiente.  I cinque cerchi olimpici, infatti, sono realizzati con delle piante e ogni portabandiera dopo la sfilata deve depositare un seme in un apposito contenitore. Un seme forse anche come auspicio e speranza per il futuro. Le nazionali sono introdotte da un volontario sulla bicicletta come proposito per ridurre l’inquinamento atmosferico.

La sfilata si apre con la Grecia come da tradizione. A seguire la squadra olimpica dei rifugiati, scampati da terre dove regna la guerra e il terrore. Tutti lo stadio si alza in piedi per loro. Nessuno però supera gli Americani guidati dallo squalo Micheal Phelps che ha dichiarato di essere pronto a conquistarsi tutto quest’anno. Tanti, tantissimi. Eleganti, composti e sicuri di sè. Così sfilano gli Americani.

L’Italia occupa il posto numero 102. Arrivano tutti in blu i nostri italiani e fanno la loro dignitosa figura indossando i capi di Giorgio Armani. L’alfiere della bandiera italiana è la nuotatrice Federica Pellegrini. E’ il giorno del suo 28esimo compleanno quando svolazza in aria il tricolore italiano. L’emozione è la stessa di quando aveva partecipato alla sua prima edizione dei giochi olimpici e aveva sfiorato l’oro. La ragazza veneta sfila sorridente e sicura, applaudita da tutto lo stadio e dal premier Matteo Renzi. Il presidente è arrivato fino a Rio per sostenere gli Azzurri e per augurare a tutti gli atleti un grande imbocca al lupo nelle  loro discipline.

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A ruota dietro gli Italiani, i Jamaicani. L’assenza del corridore jamaicano Usain Bolt ha sollevato un po’ di polemica. La star infatti, poco prima dell’inizio ha mandato un messaggio a tutti i suoi fan, migliaia in tutto il mondo, avvisandoli che per motivi di “pigrizia” non ci sarebbe stato. I fans sconcertati e delusi per questo atteggiamento non fanno altro che sperare che questa indolenza non lo colpisca in gara. A chiudere il cerchio sono proprio i padroni di casa. Quando arriva il  Brasile si canta, si suona e si balla. Sono quattrocento e ottanta i partecipanti. Dopo gli Stati Uniti sono certamente quelli in maggior numero.

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La samba accompagna questa sfilata e gli atleti ballano insieme al pubblico. Lo stadio del Maracanà si trasforma in un vero e proprio carnevale e lì dentro regna il delirio. E’ giunto il momento della bandiera olimpica. Viene portata da otto grandi sportivi brasiliani e con le note dell’inno olimpico in sottofondo viene innalzata al cielo. A seguire viene fatto il giuramento da parte di tutti gli atleti, allenatori e giudici di gara.

La torcia olimpica viene poi finalmente portata all’interno dello stadio. Ma i dubbi su chi l’accenderà sono molti. Poche ore dall’ inizio della cerimonia di apertura, infatti, il calciatore brasiliano Pelè dichiara di non essere lui l’ultimo tedoforo. La leggenda brasiliana si scusa con il suo popolo ma per motivi di salute è costretto a rinunciare. Spera di non aver deluso i brasiliani e chiede a Dio la benedizione di tutti. Con grande sorpresa dei presenti, l’ ultimo tedoforo è Vanderlei de Lima. Il maratoneta brasiliano era stato fermato da un irlandese folle durante le Olimpiadi di Atene del 2004. Tutto questo successe a pochi chilometri dal traguardo e permise all’italiano Stefano Baldini, fino a quel momento al secondo posto, di tagliare il traguardo e conquistarsi l’oro.

E’ sorridente, un momento molto emozionante per il maratoneta. Il calderone si riempie di fuoco. I giochi olimpici di Rio 2016 hanno ufficialmente inizio.