• domenica , 20 Settembre 2020

Gioca che ti passa (la noia)

Fiches variopinte, moquette rossa ed intarsi dorati. Da sempre hanno affascinato l’uomo e l’hanno spinto a varcare le porte della tentazione. Le porte del gioco d’azzardo. Non importa da dove si venga, quanti anni si abbia o se si sia la prima o la millesima volta che si entra. Il casinò accetta tutti, belli e brutti. Basta che abbiano il portafogli pieno.

In Italia sono solo quattro i templi del gioco, uno di questi si trova sulla riviera dei fiori, a San Remo. Un edificio bianco, maestoso, da incutere quasi un timore nel passante. Odierna evoluzione della casa della strega di Ansel e Gretel; la strega l’azzardo , i bambini sprovveduti i giocatori. E se non si fa attenzione, nel forno prima o poi si cade. Nel Bel Paese, sono ben 3 milioni gli italiani che si adentrano nel palazzo del Blackjack.

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Il Salice ha deciso perciò di provare l’ebrezza del tavolo verde e indagare fra coloro che lo conoscono da vicino. E non esiste persona migliore a cui accostarsi se non il barman, occhi e orecchie del casinò. Alla domanda su chi sia la tipologia più diffusa di giocatore incallito, la risposta è semplice. Donne, per lo più sopra i cinquant’anni. La naturalezza con cui lo afferma è spiazzante. Il sesso “debole” è ancora etichettato come tale,  perciò è più incline a farsi trascinare dalla noia in attività ludiche di basso livello, ma altissimo prezzo. Ciò che dovrebbe spaventare di più è che sia proprio la noia, il non saper come impegnare il proprio tempo, a spingere l’uomo verso la  caduta. Perché, per quante possano essere le vittorie, 66,9 miliardi di euro registrati nel 2014, saranno sempre di più le volte in cui si esce col cuore infranto ed il portafoglio svuotato.

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Ad aver parlato, sono poi state le dirette interessate. Donne di una certa età, munite di borsetta e ticket rappresentanti le vittorie. Solo per alcune. Due di queste, sedute al bar, gentilmente hanno abbandonato la loro tortina per rispondere a qualche domanda. Nonne di nipoti liceali, hanno confermato la loro passione del gioco per noia. Milanesi, in vacanza a San Remo  da sempre, si sono avvicinate al mondo delle slot per trovare compagnia. E l’hanno trovata, nelle anziane comari che le hanno raggiunte poco dopo. Non puntano molto, perché comunque dipende da «quanto ognuno si può permettere di giocare». Delle giocatrici coscienziose quindi. Raccontano che ogni tano vincono, molte volte perdono; una di queste simpatiche signore si è portata a casa un bel gruzzolo, l’altra ha perso tutto. Ciò che le spinge a tornare però, dicono essere il piacere di trovare gli amici con cui passare una serata. Sono giovani d’altra epoca annoiati dalla monotonia della vita estiva. La trama si ripete per tutte le generazioni, si sa.

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Non mancano gli scaramantici. Una di queste “nonnine” dice che la sorella, incollata ad una delle innumerevoli slot, l’ha cacciata perché sicura porti sfortuna al suo gioco. L’altra si è trovata quindi costretta a girovagare senza meta fra i veterani del gioco. Lei che, a suo dire, non ama il gioco e l’ambiente in cui  questo cresce come «erba cattiva». Due sorelle, due visioni dicotomiche di una stessa realtà.

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Non c’è solo la noia. Magari il problema si limitasse ad anziani che hanno difficoltà ad impoegnare le ore estive. Basterebbe creare un centro estivo per la terza età. vi è, invece, colui che è spinto dal desiderio troppo umano di rivalsa. Una brutta sconfitta la sera prima, difficoltà ad arrivare a fine mese. Chi lo sa. Però, quando il vicino di gioco osserva silenzioso il portafoglio e decide di estrarre quell’ultima banconota da cinquanta, con le mani tremolanti, ci si dovrebbe fare qualche domanda. Se forse sia il caso di introdurre una dose di etica nel palazzo dell’immoralità. E’ realisticamente improbabile che questo avvenga, ma la tristezza  è, almeno quella, d’obbligo di fronte a questo panorama .

Di fronte ad anziani sconsolati, padri di famiglia prosciugati, coppie sposate con il gioco, giovani illusi. I soldi sono i loro, è vero. Ma la coscienza è di tutti.

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