• giovedì , 26 Novembre 2020

La medaglia più importante

A Rio 2016 è stata scritta una pagina di storia.

Due atlete, l’americana Abbey D’Agostino e la neozelandese Nikki Hamblin, hanno dimostrato che vincere non è tutto, dando così prova del vero spirito olimpico.

La medaglia d’oro Olimpica è un premio che tutti gli atleti sognano, tuttavia vi è un altro premio che meritano solo coloro che si sono distinti e che hanno dimostrato di essere veramente eccezionali più che dal punto di vista sportivo da quello umano.

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Le due atlete sono state protagoniste di un episodio che ha lasciato tutto il mondo a bocca aperta. Nel corso della gara dei 5000 m femminili la Hamblin, a causa di un rallentamento improvviso dell’andamento della corsa, viene colpita dall’atleta americana e cade così a terra.
Tuttavia la D’Agostino, senza pensare alla gara, si  ferma subito e sportivamente la aiuta ad alzarsi.
Insieme continuano la corsa fino a che la neozelandese non ha l’occasione di ricambiare il favore: la D’Agostino, sofferente alla caviglia per la precedente caduta, si accascia a terra e la Hamblin senza alcuna esitazione le da una mano.

Le due hanno così completato insieme la batteria, con tempi ovviamente non sufficienti per la qualificazione.

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Nonostante questo il CIO (Comitato Internazionale Olimpico) ha deciso di premiare questo straordinario gesto di sportività ammettendole in finale.

Capita raramente che un atleta ai Giochi vinca una medaglia senza salire sul podio, eppure a Rio 2016 è successo.

La neozelandese ha infatti ricevuto, come segno del suo gesto di solidarietà, qualcosa che solo altre 16 persone nella storia olimpica sono state meritevoli di ricevere: la medaglia  Pierre de Coubertin.
Nota anche come “medaglia del vero spirito sportivo” si tratta di un riconoscimento attribuito dal CIFP (Comitato Internazionale per il Fair Play), istituito appositamente nel 1963 dal Comitato Olimpico Internazionale, a quegli atleti che dimostrano uno spirito di sportività nei Giochi olimpici.

Il primo vincitore di questo premio fu l’azzurro del bob Eugenio Monti.
Nel 1964 ai giochi invernali di Innsbruck nella finale della gara del bob a due Monti prestò uno dei suoi bulloni agli avversari inglesi Tony Nash e Robin Dixon, che poi vinsero la gara.

Tra le storie più belle, ma forse meno conosciute, relative a questo premio troviamo quella del velista canadese Lawrence Lemieux, che durante i Giochi di Seul 1988, mentre si trovava al secondo posto con la sua imbarcazione, cambiò rotta per andare a soccorrere un avversario che, cadendo in acqua, era rimasto ferito. Dopo il salvataggio Lemieux rimase ad attendere fino all’arrivo di una barca degli organizzatori, per poi ripartire e concludere la gara al 22° posto. Alla fine della gara venne insignito della medaglia De Coubertin.

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Quali che siano il ruolo e la storia di coloro che hanno ricevuto il premio, siano essi atleti, giudici o giornalisti, ciò che li accomuna è l’aver in qualche modo aderito al principio di una celebre frase, erroneamente attribuita a De Coubertin, secondo cui l’importante non è vincere, ma partecipare, intendendo con partecipare non il prendere parte a qualcosa senza un perché, ma esserne davvero parte e farlo nel migliore dei modi, col massimo impegno, senza pretendere nulla in  cambio.

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