• lunedì , 25 giugno 2018

Doping, quante squalifiche a Rio

di Andrea Durando

Alex-Schwazer2

Ultim’ora: Alex Shwazer, atleta italiano specializzato in marcia, non potrà partecipare alle Olimpiadi di Rio 2016. L’atleta, risultato positivo al controllo anti-doping del primo gennaio 2016, pochi giorni fa è stato condannato ad ulteriori 8 anni di squalifica e gli è stata revocata la vittoria dei giochi olimpici di Londra 2012.

Ma cosa è veramente il doping? Il doping consiste nell’utilizzo di una o più sostanze chimiche a scopo non curativo ma per migliorare le proprie prestazioni sportive. L’utilizzo di sostanze dopanti può rivelarsi tuttavia molto pericoloso. Ad aumentare sono i rischi di malattie cardiovascolari, di tumori epatici e soprattutto di danni al sistema nervoso: frequenti sono atteggiamenti particolarmente aggressivi con continui sbalzi d’umore e scatti di nervosismo. Il primo caso estremo di decesso legato all’utilizzo di sostanze dopanti avvenne a Roma nel 1960 quando il ciclista Knud Enemark Jensen morì gareggiando la 100 km a squadre.

Il fenomeno del doping non è una novità! Già nelle prime Olimpiadi ad Atene venivano utilizzate sostanze eccitanti e bevande stimolanti usando soprattutto funghi e piante. Poi con l’avanzare del tempo e i miglioramenti in campo medico e chimico, sono state sfruttate nuove sostanze tra cui l’alcool e la caffeina. Uno dei casi più noti di doping risale ai primi anni del ventunesimo secolo con il ciclista Lance Armstrong, scoperto nel 2012. Gli sono stati revocati tutti i trofei vinti nel 1998 e i 7 Tours de France vinti consecutivamente dal 1999 al 2005.

Lance_Armstrong_MidiLibre_2002

I regolamenti sportivi vietano il doping e obbligano gli atleti a sottoporsi a vari controlli anti-doping che si effettuano con l’analisi delle urine e quello del sangue. Gli atleti che risultano positivi ai test vengono squalificati a una data non definita che può essere addirittura una squalifica a vita.
Il caso della Russia ha fatto molto clamore prima delle Olimpiadi di Rio: infatti l’intera nazione è stata accusata di aver falsificato i test anti-doping durante gli ultimi anni corrompendo i funzionari con importanti somme di denaro. Inoltre alcuni giornalisti britannici e tedeschi suppongono che almeno l’80% dei vincitori russi di medaglie tra il 2001 e 2012 avrebbero presentato dei test anti-doping dubbi. Dopo molti ricorsi il CIO, Comitato Olimpico Internazionale, ha squalificato tutti i 68 atleti della squadra russa di atletica leggera. Di fondamentale aiuto è stata la collaborazione dei servizi segreti.

L’aspetto più importante da tenere sempre a mente è uno solo: utilizzare le sostanze dopanti è sinonimo di slealtà. Gli atleti che ne abusano non rispettano gli altri atleti onesti che cercano di ottenere i loro migliori risultati faticando e allenandosi giorno per giorno. Per eliminare del tutto o almeno scoraggiare a ricorrere al doping bisognerebbe far capire ai giovani atleti che iniziano la loro carriera sportiva i valori della lealtà e dello sport. Perciò ogni scuola, circolo o società sportiva deve essere la prima ad impegnarsi a trasmettere il vero significato di una competizione sportiva.