• sabato , 26 Settembre 2020

La società della condivisione

Thorsten Veblen, sociologo svedese, fu il primo a parlare del “consumo vistoso” che riguardava la classe agiata, di come i ricchi sfruttavano la loro ricchezza e di come quest’ulti ma poteva stabilire l’onore della famiglia nella società. Da allora si parla di status, cioè della condizione di un soggetto in relazione ad un contesto sociale. Un termine che cambia significato nel XX secolo, quando Internet introduce nuovi modi per farsi notare dagli altri, così da condividere il nostro status con tutti coloro che sono nostri amici virtualmente. Per farsi notare non si usa più possedere qualcosa ma semplicemente condividerla: ad esempio per sfrecciare su mezzi di trasporto innovativi che sono tuoi nel momento in cui hai bisogno, basta utilizzare qualche app come Car2go o Uber.  Oggi condividere beni a pagamento è considerato prestigioso a differenza di qualche anno fa in cui lo status era stabilito dal possedimento di oggetti che solo alcuni avevano.

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Un altro metodo di condivisione nel settore dei trasporti è quello del self driving: auto che si guidano da sole e che potrebbero aiutare a superare la distinzione tra trasporti pubblici o privati. Infatti l’auto potrà accompagnarci a lavoro la mattina e dopo dare un passaggio ai nostri familiari e amici senza rimanere ferma in un parcheggio.

Il fatto di condividere tutto digitalmente può essere positivo perché in modo istantaneo tutti sanno le nuove notizie, tutti vengono a conoscenza di quello che hanno bisogno di sapere con alcune ricerche veloci: questo nello stesso modo può indirizzare le persone a seguire la massa, non avere opinioni o indipendenza e questo può svilire la cultura che si trova in tutto ciò che ci circonda oltre che sui siti di ricerca. Resta sempre la tendenza al farsi notare ma cambia la modalità con l’avvento dei social network: il consumo vistoso che intendeva Veblen oggi si può tradurre con la condivisione di foto, eventi e servizi a pagamento che si utilizzano. Proprio quello che negli ultimi anni è considerato “cool” è diventato per molti un lavoro con cui mantenersi e per altri semplicemente un hobby. Diventa quindi più facile farsi conoscere e stabilire il proprio status senza essere conosciuto per chi sei ma solo per che cosa fai. Infatti è quello che conta nella società odierna così come decenni fa: solo che adesso quello che si è virtualmente sembra essere molto più importate e interessate di quello che si è nella realtà. Tutto cambia ma quel tutto può avere effetti positivi o negativi come, tuttavia, ogni cosa. Quello che stabilizza lo status sociale porta le persone a correggere la persona virtuale anziché correggere le persone che si è nella vita quotidiana: per le persone meno attente questo porta alla rovina della persona reale. Non si riesce infatti più a distinguere la realtà dalla finzione proprio: per questo ogni cambiamento ha il suo effetto collaterale, che sta a noi gestire.

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