• domenica , 27 Settembre 2020

Non c’è due senza tre

di Dario Zamani

Uno tra i più grandi problemi della politica americana è la forte presenza del bipartitismo. Ogni quattro anni i cittadini americani sono chiamati ad eleggere il loro presidente e comandante in capo dell’esercito tra i 2 forti partiti d’America: il Partito Repubblicano ed il Partito Democratico. Ma durante questa campagna elettorale si è creata una nuova situazione: la gran parte degli elettori è profondamente scontenta di entrambi i candidati. Tutta questa situazione avvantaggia altri partiti considerati “minori” fino a questo momento. Il candidato maggiormente quotato nei sondaggi dopo Hilary Clinton e Donal Trump è Gary Johnson, il candidato alla presidenza del Partito Libertariano. E secondo gli ultimi sondaggi il suo elettorato si aggira intorno al 10-11 %. Un risultato notevole per un terzo partito, che non si vedeva dal  1992 quando alle presidenziali di novembre il candidato indipendente del Texas Ross Perot ottenne il 19% dei voti.

2016 USA presidential election poster. EPS 10

Sempre secondo gli ultimi sondaggi anche il candidato del Partito Verde Jill Stein è in crescita esponenziale. Dopo la sconfitta del candidato democratico Bernie Sanders, sembra che la gran parte dei suoi sostenitori abbiano deciso di votare quest’ultimo partito, che presenta molte analogie con la campagna elettorale del Senatore del Vermont: giustizia sociale, uguaglianza dei sessi, rispetto ambientale, riduzione degli interventi militari, rispetto per la diversità.

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Gli altri partiti stanno andando sorprendentemente così bene proprio perchè i 2 grandi partiti d’America sono in una profonda crisi, in particolare il Partito Repubblicano. Dopo la convention del partito, Donald Tump ha iniziato a perdere consensi. Le grandi debolezze della sua campagna elettorale sono venute a galla. Il più grande errore commesso è stato quello di continuare con le stesse idee di estrema destra usate durante le primarie del Partito Repubblicano. Questo metodo aveva funzionato egregiamente durante le primarie poiché gli elettori erano solo i membri tesserati del partito, ma adesso gli elettori sono tutti i cittadini d’America. Trump è così in difficoltà adesso proprio perchè non è riuscito a rendere la sua campagna più accessibile a tutti e non solo ai membri del suo partito. La comunità ispanica e afro-americana rappresentano un enorme bacino di voti (sono stati di enorme importanza nelle ultime 2 elezioni di Obama), che inevitabilmente negli ultimi mesi l’imprenditore americano ha perso. Troppo spesso Trump durante i suoi comizi ha esagerato attacando i messicani o altre minoranze etniche, oppure dichiarando che Obama e Clinton fossero i fondatori dell’ISIS. Per uscire da queste imbarazzanti situazioni il tycoon newyorkese non ha mai chiesto scusa, anzi ha sempre continuato a sostenere le sue visioni estreme. I risultati si vedono.

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D’altro canto la candidata del Partito Democratico Hilary Clinton negli ultimi sondaggi sembra essere ampiamente favorita. Dopo un inizio di campagna elettorale disastroso (grazie alle e-mail compromettenti del periodo in cui era Segratario di stato) , e dopo le primarie (anch’esse non senza molte controversie) finalmente anche la prima donna candidata alla presidenza riceve delle buone notizie. La sua campagna è riuscita ad incalzare Trump su molte problematiche e sulle sue affermazioni xenofobe. Da sottolineare anche la sua nuova strategia per la conquista dei voti: rendere la sua persona più umana. Abbiamo potuto assistere ai video che la campagna della Clinton trasmette: Hilary nella vita di tutti i giorni, come ogni americano. Tra poche settimane avranno inizio i dibattiti politici in tv (di cui gli americani vanno matti). Tutto quindi può ancora cambiare da qui a novembre.

 

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