• lunedì , 21 Settembre 2020

In nome dei Primini

Il professor Di Ciaula come ogni anno ci diverte con le sue storie con i cognomi dei primini

Il giorno dell’inaugurazione

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Il museo per il giorno dell’inaugurazione era pronto e tirato a lucido. La BATTAGLIA col ministero dei Beni Culturali era stata vinta, la donazione di un MILONE di euro da parte del nobile, nato nella capitale della Repubblica Ceca, DE NARDIS DI PRATA era servita per gli ultimi lavori di abbellimento. Un volo di COLOMBINI e i fuochi d’artificio che, dai PONTI DI SANT’ANGELO illuminavano tutto il MONTAROLO, dettero il benvenuto al sindaco che sfilava con il gran PAVESIO della città. Due cittadini inglesi ormai da molto tempo in Italia, PETEAN, polemizzarono gridando e facendo dei VERSINO contro le autorità: “ Buuu! HU!!” La DONNA  aveva spiccate simpatie per il vecchio leader della Lega Umberto e per questo veniva chiamata la BOSSINA; lui per tutti era il FORESTO, considerato che era straniero. Dirigeva l’istituto dei MATTIOLI, così chiamato per l’alto numero di ricoverati alienati. Al mattino spesso era GIACHINO a curare le piante DE ROSA e a pulire l’orto dove coltivava i pomodori che rivendeva alla CIRIO, industria alimentare specializzata nella passata per il ragù. Fu l’unico gesto di disapprovazione della manifestazione.

I fratelli Ber, BERRUTO e BERTOLIO, due famosi chef del ristorante pluristellato ROVEJ, avevano preparato un gran buffet sotto l’ARCOSTANZO dedicato al re sole, il famoso RUA’ soleil. Piatti forti: la GALLINA al SAFFIRIO, un delicato secondo contornato di schegge di pietre preziose e il PALUMBO al cartoccio, pesce che deliziò il palato di tutti gli ospiti.

Servizi segreti

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L’incontro tra le due spie era previsto nella PIAZZA ROSSI di MOSCA.

I due italiani erano conosciuti dai servizi segreti come il GENOVESE e il VENEZIANO; uno aveva i capelli RICCI, l’altro il ciuffo MOSSO che gli copriva in parte gli occhi. Uno era un po’ più grasso, l’altro aveva una FORMIA più snella; entrambi avevano la stessa marca di auto: una FERRARIS e si dovevano trovare molto presto, praticamente appena spuntata LAURORA. Insieme avevano partecipato alla BATTAGLIA detta dei TAMBORRINI sardi, dove SETTE, con SARGIOTTO, erano stati disarcionati dal CARBALLO. L’AMPRINO a cadere fu AIMONE, un mercenario che per qualche PALANCA si vendeva al migliore offerente. I suoi sentimenti, poco corretti, lo rendevano pericoloso, un tipo MOLLE, MUSCIACCHIO, che possedeva CASTELLI e che, nel tempo libero, affittava la sua CARETTA per trasportare i profughi nel mare Mediterraneo, soprattutto malati, molto malati, INZANI, alcuni con riniti e bronchiti insomma molto RAVEDATI. Diventava isterico se vedeva uno scarafaggio o un MATAROZZO e doveva scappare via con i suoi piccoli PASETTI di corsa. Il momento finalmente arrivò, l’incontro però fu interrotto dal comandante degli alpini e degli ALBIANI. VIRGINIO, quello con l’accento ligure, e TOSETTO, quello con l’accento veneto, vennero arrestati.

L’amore vince sempre

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L’acquisto della concessionaria di sole auto tedesche, la GIRAUDI, lo aveva quasi ridotto al lastrico. Del susseguente fallimento gli era rimasto solo il PISTONE che riluceva nell’insegna dell’autosalone. Decise quindi di andarsene dal piccolo paese di SALUSSOGLIA dove, tra l’altro, aveva costruito la sua splendida casa sulla rocca, la ROCCAVILLA, era così che la chiamava lui e trasferirsi a REGGIO dove pensava di aprire un bar con uno splendido fiorito GARDINO adiacente. “ RASERO le aiuole, pianterò ogni tipo DE ROSA e, con la pazienza di GIOBBE alleverò MELGARA qualche GALLINA e qualche visone MAPELLI non le tratterò mai!” Così pensando salì sulla sua MOSTERT coupé, un bolide con cui un giorno impiegò due sole ore per andare dal MARGAGLIA al MARSIAJ, facendo una sfida con Nicola Velli. La GARAVELLI quel giorno la perse e dovette pagare la scommessa che consisteva in un anello con un enorme SAFFIRIO dal notevole valore e che ora ornava la sua mano sinistra. Per  il suo tenore di vita aveva bisogno di molto denaro, COVIZZI che aveva i soldi non gli bastavano mai. Ogni giorno era per lui una festa, un’epifania e tutti quei continui GIUBILEI avevano ormai un costo insostenibile. “I creditori lentamente mi sPOGLIANO di tutto il mio avere” pensò mentre si recava ad accendere TRICERRI alla Madonna del THIONE CERRATO a cui era devoto da sempre. Giunto alla mèta si fermò a prendere un caffè ZANETTI, la sua marca preferita, a un tavolino appartato quando improvvisamente la vide. Era nel DEORSOLA e bellissima; vicino a lei un musicista trafficava con le CORDERO del suo BASSO. Lui lo riconobbe: era il leader della band Bbs, la  BALBO BERTONE di SAMBUY gruppo rock molto conosciuto a Torino che aveva esordito con un concerto nei giardini davanti alla stazione di Porta Nuova e dai quali avevano preso il nome. In quel momento intuì che la sua DE VITA sarebbe ripartita.

Partenza per le Marche

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L’AUDINO, non poteva usarla. Aveva bucato una ROTA e quando se ne accorse esclamò dubbioso: “HU! HU!” “Quale CARUSO?” si disse in un misto anglo-italiano poi scelse di prendere il furgone con cui consegnava i suoi pregiatissimi BIGLIARDI in tutt’Italia per andare a trovare gli amici emiliani e ROMAGNOLI che lo aspettavano a FANO, nelle Marche, per la sagra della FAVA.

Telefonò a Giacomo, suo fratello minore che lui chiamava IACOMINO, e gli chiese se voleva venire con lui. Intanto non riusciva a trovare le chiavi del mezzo, le cercò in tutti i TASCHINI e infine le trovò nella cuccia del suo cane, un pastore VALENZANO a cui aveva dato il nome di Bau. Il cane era alto circa 60 centimetri al GARETTO, era specializzato nella caccia ai volatili, principalmente al COLOMBINO, che avvicinava con cortesia, quasi con GARBO per poi fargli prendere il volo affinché il padrone, col suo fucile di precisione, un HOTCA costruito a ROSU in Moldova, poteva impallinarlo.

Il cane però nell’enorme VILLARE, non si trovava. Lo cercò nel giardino  tra le pietre e la SABIA, vicino al foro BOARIO, niente. Incontrò il giardiniere GARRONE e gli chiese: “BAUCE’? Lo hai visto?” “ BRIA l’avevo visto vicino all’enorme pianta di sorbo, il SORBONE, poi sono dovuto correre da mio figlio Michi che sta poco bene, MICHIELETTO ormai da due giorni sono una cosa sola e sono preoccupato per la sua salute”. Aveva ragione di preoccuparsi, il ragazzo, che aveva molto successo col genere femminile, era un BELLONE che soffriva alle vie respiratorie, aveva già contratto la NISI ed era stato costretto a ingerire un sacco di tagnini e, a forza di BERTAGNINI, s’era ripreso anche se sempre un po’ cagionevole. Il tempo di bere un caffè VERGNANO, mai avrebbe bevuto un Illy!, e partì, in ritardo ma soddisfatto.

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