• martedì , 28 marzo 2017

La società nel libro

Dalle fiabe della ninna nanna ai grandi classici, l’intera vita umana è accompagnata dai libri.

L’esigenza di trovare una storia che rispecchi la nostra per illuderci di poter vincere la solitudine e per rassicurarci rispetto al divenire del nostro essere.

Personaggi come Pinocchio, Robinson Crusoe e Gianburrasca sono stati icone della società, come modelli da seguire o da evitare, proprio come lo erano gli eroi omerici dell’antica Grecia.

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Tuttavia, inverno dopo inverno, una fisiologica e spietata selezione naturale ha fatto sì che strati di polvere sempre più spessi ricoprissero le avventure di questi idoli, adagiata sugli scaffali in libri oramai divenuti oggetto di decoro, rimpiazzati da altre storie, più adatte a soddisfare le esigenze di anni diversi e ideali all’apparenza diametralmente opposti, che celano però un nascosto desiderio di ritorno verso le origini.

In un mondo veloce e frenetico, il tempo da dedicare al rapporto con sé stessi è un lusso riservato ai pochi che non temono il confronto con la solitudine; è quindi ragionevole pensare che i libri richiesti dalla società odierna siano più frivoli, veloci, non particolarmente ricchi di artefizi retorici e atti a occupare i pochi momenti di stasi tra un’attività e l’altra.

Si parla di libri, ma se non fosse per l’estetica e il materiale -rimanendo nell’ambito dei testi cartecei – potrebbero benissimo essere considerati film. Infatti la naturale evoluzione di un bestseller è il grande schermo.07

La generazione delle immagini richiede storie veloci ma avventurose, con continui colpi di scena ed effetti speciali: ogni descrizione che duri più di una pagine appare noiosa, ogni termine nuovo è già obsoleto perché non rientra nel linguaggio abituale, ogni riflessione è inutile digressione, non funzionale al compimento della missione dell’eroe.

Ogni scena, ogni capitolo è un fotogramma che in sequenza con gli altri compone poi la trama generale.

Sono poche le differenze tra una vicenda e l’altra, le più rilevanti il nome dell’autore e il titolo del libro.

Soprattutto nei generi più popolari degli ultimi anni, il fantasy e i romanzi distopici, si racconta di reltà post-apocalittiche in cui l’umanità si deve rimettere in sesto dopo conflitti terribili e micidiali.

Non è raro che se la storia ha successo, l’autore decida di renderla una trilogia, o una saga, come già accadeva negli ultimi anni del 1900 con “Harry Potter” di J.K. Rowling.

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Sempre più numerose sono trilogie di ogni genere:dalle “50 sfumature” per quanto riguarda la letteratura rosa, alle saghe fantasy o di avventure come “Divergent” o “Hunger Games”, tutte ai vertici delle classifiche di vendite.

Nel sacrosanto rapporto tra autore e lettore la lingua comune è sempre stata l’immaginazione.

Con l’avvento del grande schermo e della produzione cinematografica si rompe la magia della lettura: la fisiologia dei personaggi, l’ambientazione della scene e i luoghi che appartenevano all’immaginario di ognuno vengono svelati e messi a nudo sotto gli occhi di tutti.

Quasi un’invasione della privacy: nella lettura di un libro ognuno entra in un mondo a sé accompagnato sapientemente dalla voce e dalle parole dell’autore che lo guidano in un’ avventura unica nel suo genere. Invece, in questo modo, si delega l’immaginazione agli uffici casting e ai loro computer.

E’ quindi corretto sostenere che in un mondo sempre più veloce e bombardato di informazioni, una delle qualità più preziose dell’uomo, l’immaginazione, viene sempre più trascurata; mentre si cerca di uniformare il più possibile ogni aspetto della vita umana, rendendola più superficiale e banale.

Di conseguenza, dal momento che i libri sono lo specchio della società da cui vengono letti, risultano così diversi dai grandi classici degli anni passati.cvjgk_mw8aaqclo

Oggi ci si accontenta di libri brevi, comici e  utili, come può essere il ricettario di Benedetta Parodi che ha scalato le classifiche degli ultimi mesi, oppure le biografie -o autobiografie – di personaggi famosi che si improvvisano scrittori: Zlatan Ibrahimovìc o Luciano Ligabue.

Vicende basate su ideali più frivoli e banali, come denaro o sesso, ma su cui purtroppo si basa la società.

Soprattutto nell’ambito della letteratura per ragazzi, nonostante i topoi letterari si uniformino a quelli tradizionali -si parla quindi di storie d’amore spesso impossibili, morti eroiche, infinite epopee – le pagine dei libri risultano più banali e scadenti.

Infatti se Ginevra e Lancillotto o Romeo e Giulietta sono protagonisti di storie d’amore, hanno comunque peculiarità fisiche e/o caratteriali che li rendono dei veri e propri caratteri e rendono le loro avventure uniche e straordinarie; invece personaggi come Katniss Everdeen e Peeta Mellark (protagonisti di “Hunger Games”) non hanno nulla di diverso da Tris Prior e Tobias Eaton (personaggi principali di “Divergent”) se non il fatto che i primi vivono chiusi in un’arena, mentre gli altri due bloccati in una città.04

Ecco dunque che l’autore ha un’autonomia più descrittiva che narrativa nella scrittura di un libro. Infatti è libero di scegliere l’ambientazione, i nomi dei personaggi e la trama generale, ma si trova a dover raccontare sempre la solita storia, di cui cambiano solo i particolari.

Questa situazione ricorda il lavoro degli aedi nella composizione degli antichi e obsoleti poemi omerici, in cui il cantore si basava su un canovaccio all’interno del quale improvvisava narrando le vicende degli eroi.

In un mondo impazzito in balia della velocità e del cambiamento si è preda di una disperata ma segreta ricerca di punti di riferimento e modelli da seguire rappresentati dall’età classica, età aurea della cultura e della virtù.