• domenica , 16 Dicembre 2018

Don Pier Jabloyan: una preghiera per la Siria

di Alessandra Morato

Pur vivendo in una società governata e assediata dai media, la disinformazione sembra regnare. Non solo dilaga un disinteresse comune verso ciò che si percepisce lontano, ma si tenta di liquidare in poche parole situazioni scomode.
La guerra in Siria è ormai diventata un fenomeno di dominio comune. Tutti sanno che esiste, ma pochi ne conoscono le cause reali. Si tratta di una commistione di circostanze che hanno in primis fatto scoppiare la guerra e poi hanno permesso che si protraesse a lungo nel tempo.

Le cause di questo conflitto sono molteplici. E’ una guerra civile, geopolitica, ma anche religiosa; è legata ad un territorio noto per essere teatro di ostilità, a dissidi economici derivanti dai giacimenti petroliferi del Golfo Arabico, all’eterna lotta tra i due rami della religione islamica dietro a cui si cela un conflitto di interessi tra Iran e Arabia Saudita.
“Quando gli elefanti combattono è solo l’erba che viene schiacciata”: così don Pier Jabloyan, giovane salesiano di Aleppo, ha delineato una situazione tanto delicata. Spiega che è la popolazione che rimane vittima di questa guerra e che ormai sono coinvolti così tanti paesi che potrebbe essere considerata una guerra mondiale.

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Parla con le lacrime agli occhi della sua Aleppo, prima era una città industriale completamente autonoma, ora è finito tutto. Circa il 45% ne è stato raso al suolo, compreso il mercato di Suk che con i suoi 17 chilometri attraversava tutta la città. Ma nonostante abbia fronteggiato situazioni difficili il suo cuore rimane lì, con i ragazzi. La casa salesiana è nata nel ’48; prima era una scuola professionale, poi è stata nazionalizzata. In oratorio ci sono circa 900 ragazzi e 3 campi scuola aperti durante l’estate. “All’oratorio si fanno cose nomali, ma con tempi diversi; si fa catechismo, si organizzano gruppi sportivi”. Vivere ad Aleppo vuol dire fare ogni giorno scelte difficili, ormai la sensibilità umana è venuta meno. La consuetudine è la guerra. L’insicurezza è la regola. La stessa sensibilità dei ragazzi è cambiata: sentire di un paio di morti non fa più effetto, ci si abitua al rumore degli spari e si riconosce quello dei carri armati ancora prima di vederli.

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Don Pier crede e spera nella pace per la sua città. Ci ha ricordato quanto è importante apprezzare ciò che ciascuno ha e ci ha chiesto una preghiera per la Siria, per Aleppo, ma soprattutto per i suoi ragazzi.

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