• domenica , 25 giugno 2017

UE, come uscire dal tunnel

Dopo lo storico referendum dello scorso giugno, che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, l’opinione pubblica ha decretato l’inizio della fine dell’Ue. La defezione di un Paese importante nello scacchiere politico internazionale, infatti, secondo i soliti bene informati, avrebbe messo definitivamente in crisi l’autorità della Comunità Europea, convincendo altre nazioni a lasciare l’Ue o a minacciare referendum simili per ottenere concessioni dall’Unione stessa.

A distanza di mesi dalla Brexit, queste previsioni catastrofiche non si sono avverate. La Gran Bretagna, nonostante gli sforzi del Premier May, non ha neppure iniziato i negoziati per uscire dall’Europa, forse pentita della scelta compiuta. In Ungheria, inoltre, un referendum ha bocciato la proposta del Primo Ministro Orban di rifiutare le politiche previste nel trattato di Lisbona in materia di immigrazione.

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Nonostante questi successi dei fronti eurpeisti, ben pochi cittadini della Ue possono dire di vivere in un continente davvero unito, sia dal punto di vista culturale che da quello politico. Le istituzioni europee, esclusa la banca Centrale, non vengono affatto considerate affidabili e anche dal punto di vista culturale la situazione non è migliore: è sufficiente un quarto di finale degli europei di calcio per scatenare sfottò di pessimo gusto tra giornali italiani e tedeschi. Sarebbe lecito chiedersi, dunque, quali possono essere i valori in grado di tenere uniti gli stati membri della Comunità Europea e quali potrebbero invece essere i metodi per rendere più efficace la collaborazione tra i Paesi membri.

Sicuramente, un valore fondante dell’unione Europea è la condivisione della pace. Nata pochi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Ue ha garantito ai propri cittadini un periodo di pace interna senza precedenti nella storia europea. Tuttavia, i soldati europei sono stati e sono coinvolti in “operazioni di pace” in zone molto vicine al territorio della Comunità Europea, come i Balcani o l’Ucraina. Sulla strategia da adottare in situazioni come queste, i leader europei si sono scontrati più volte, provocando anche situazioni politiche difficili in quel territorio. In Ucraina, ad esempio, una normale richiesta popolare di adesione all’ue si è trasformata in una rivolta e poi in una guerra civile che dura da due anni.

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L’invasione russa della Crimea è stato uno degli episodi scatenanti della Guerra civile in Ucraina

Un altro valore imprescindibile per l’Unione Europea dovrebbe essere la possibilità di unire popolazioni di lingue e culture diverse. Tuttavia, la comunità Europea non si è mai mostrata coerente in questo senso: nella stessa giornata, infatti, i cittadini europei hanno festeggiato il trentesimo anniversario della nascita del progetto Erasmus, ma hanno anche assistito all’ennesimo rinvio di una decisione definitiva sulla “questione migranti“, che comporta anche la chiusura di diverse frontiere e l’impossibilità, per molti cittadini europei, di viaggiare liberamente tra stati dell’Ue.

Si potrebbe affermare, dunque, che dei veri e propri valori fondanti dell’Unione europea non esistano e che i leader dei paesi membri restino nell’Unione più che altro per convenienza, esattamente come il Principe del Gattopardo aveva parteggiato per l’Unità d’Italia solo per mantenere la propria posizione di prestigio.

Decidere di cancellare tutto quanto costruito in questi settant’anni sarebbe, tuttavia, un grave errore. Se l’unione Europea è riuscita a garantire un periodo di pace interna così lungo nonostante la mancanza di una vera e propia unità d’intenti al suo interno, potrebbe far migliorare ulteriormente la vita dei propri cittadini, se le sue potenzialità venissero sfruttate al meglio.

Molti paesi europei hanno scelto la linea dura nei confronti dei migranti

Molti paesi europei hanno scelto la linea dura nei confronti dei migranti

Per dare vita ad una vera e propria Unione Europea sarebbe necessario promuovere una sorta di educazione europea. Ad oggi, infatti, manifestazioni che ricordano Altiero Spinelli o marce in difesa delle tradizioni europee (come quella in favore di Charlie Hebdo, peraltro prontamente sacrificato dall’opinione pubblica quando ha osato toccare l’Italia dopo il terremoto dello scorso agosto) non sono esplicitazioni di un vero e proprio “spirito europeo”, perchè tra gli abitanti dell’Unione Europea non esite una vera unità d’intenti. Per costruire un’Europa più unita, inoltre, sarebbe importante dare vita a delle istituzioni veramente comunitarie. Solo trasformando l’attuale unione economica in un’unione politica, la Comunità Europea e i suoi cittadini potranno  sentirsi parte di un vero e porpio progetto comune.

Poco più di sessantacinque anni dopo la propia nascita, l’Unione Europea si trova ad affrontare un momento di grave crisi, che potrebbe costituire, allo stesso tempo, una grande opportunità. Se riuscirà a formare una vera unità politica, i suoi cittadini potranno sentirsi parte di una confederazione, condividendo un bagaglio di valori fondamentali.

Solo dopo aver creato davvero l’Unione Europea si potranno formare dei cittadini europei.