• giovedì , 27 aprile 2017

Cafòn dimonio

Se sia causalità o casualità è difficile da stabilire. Ma dato che, il popolo italiano non era predestinato ad essere invaso da un’onda di cafonaggine qualunquista solo a causa del fato, allora credo che l’ago della bilancia possa puntare sulle cause di questo ignorante tsunami.

Prima però si deve capire che significato abbia la parola cafone. Secondo quanto dice Ludovico Polastri su www. finanzainchiaro.it “il cafone era il poveraccio che campava usando non la testa ma, come l’asino e il bue, affittando la forza muscolare”. Il cafone dunque è cresciuto nei campi, assaporando il sapore acre della terra, respirando l’aria pungente della campagna. Il romanziere Ignazio Silone lo reputava lo strato culturale più basso di una società rurale. L’uomo rozzo e analfabeta e privo di cultura. Incapace, dunque, ed abile solo a lavorare la terra. Tutto andava bene, ci fa capire Polastri, fino a quando è arrivata la grande industrializzazione, che, continua il giornalista “ha liberato il cafone – quasi fosse una bestia – da questi limiti esterni, e lo ha reso partecipe (senza suo merito) dell’abbondanza generale”. L’aria cittadina si è fatta più pesante, oltre che per i fumi delle fabbriche, anche per il sovraffollamento. Un’urbanizzazione di massa ed un consequenziale innesto di cafoni indeboliscono la nostra società.

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Uomini assunti a buon mercato più per la loro forza muscolare che per quella intellettuale. E specifica : “Sono quelle persone che rispondono scortesemente, che alzano le spalle di fronte ai disguidi da loro provocati, rivendicando solo diritti e non doveri”. Diritti che ormai sono alla mercè di chiunque, che spesso e volentieri vengono chiamati in causa solo per limitare i doveri che un individuo ha nei confronti del diritto stesso, perchè diritto e dovere sono le due facce di una medesima medaglia. Un uomo ha il diritto di lavorare, ma poi ha anche il dovere di svolgere al meglio il suo lavoro per aiutare il progresso dello Stato in cui vive. Il qualunquismo dunque è diretta conseguenza del cafone, che, rimarca ancora Polastri “non ha nessuna esigenza culturale da soddisfare ma solo quella di avere “roba”, acquistare quantità, di tutto, senza un barlume intellettivo, perchè così fan tutti”. Ed ecco che ne deriva un putrido ristagno della società, che fa fatica a svilupparsi e a progredire (cosa che a Rousseau non dispiacerebbe, ma che oggi è molto importante). Che quanto più fu elevata culturalmente da poeti come Dante, Petrarca, Manzoni, Leopardi, tanto più sta diventando un prodotto della sottocultura. Altro aspetto sicuramente importante, che acuisce la diffusione della cafoneria è l’utilizzo dei vari Facebook, Instagram, Snapchat, e social network di ogni genere e tipo.

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Oltre ai pochi che ne usufruiscono con buon senso, per la stragrande maggioranza del gregge, questi strumenti sono diventati gli uffici della pubblica ignoranza, dei post sdolcinatamente acri, dei tweet qualunquisti. Luoghi dove adulti e non possono scrivere la qualunque (questo causa anche un serio problema concernente la capziosa informazione in rete) e dove i più cafoni dei cafoni possono diventare “famosi” girando nudi per Barcellona, come riportato su www.lettera43.it nella fenomenologia del cafone. Situazione che, senza dubbio, implica un rovesciamento di valori.

Dice il noto psichiatra e sessuologo Willy Pasini: “L’intimità è stata sostituita dalla extimità. In sostanza oggi si vale per quel che si mostra. E questo stile è diventato regola”. E Internet è il luogo più adatto per diffondere questo modo di essere, questa nuova moda. Anche il verbo mostrare non è usato casualmente, perché implica che qualcuno veda ciò che un altro fa, implica l’esistenza di qualcosa che possa portare davanti agli occhi di tutti un fatto, e cosa meglio che un video. Ma questi nostrani gorilloni, non hanno capito che mostrare i propri genitali alla Spagna e al mondo intero, non è un esempio di galanteria e bon ton. E’ soltanto una cafonata, che sì può far sorridere, ma che implica un radicato disvalore. Un’ assenza di valori, che può solamente diventare un cancro ancora più profondo per la nostra società.