• mercoledì , 22 novembre 2017

“Forbici Follia”, un giallo tra misteri e risate

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Si è conclusa il 22 Gennaio l’ultima serata di repliche dello storico “Forbici Follia” che per anni ha fatto divertire migliaia di Torinesi. Il perché è molto semplice: il pubblico viene coinvolto all’interno dello spettacolo e, anzi, rappresenta una presenza fondamentale. L’azione si svolge nel negozio di parrucchieri “Forbici Follia”, dove lavorano Alina Mutu, provocante parrucchiera rumena, e Giampi, parrucchiere omosessuale dalla personalità esuberante. La proprietaria dello stabile all’interno del quale si trova il negozio è Lucia Tagliaferri, un’anziana pianista. La donna viene però assassinata e il pubblico, che ha seguito l’intero svolgersi dei fatti, ha il compito di aiutare i due poliziotti, il commissario Montalbino e l’agente speciale Salvatore Losordo, a risolvere il caso, ponendo anche delle domande ai quattro sospettati che sono Giampi, Alina, la Signora Ravagliati, arrivata nel negozio con lo scopo di farsi la piega e Giulio Valleri, rigattiere e fidanzato di Alina, in contatto con la pianista per la vendita di un pezzo di antiquariato. Il finale è sempre diverso, tutto dipende dalla scelta che fa il pubblico. Tuttavia, tra risate e colpi di scena, la preparazione che richiede questa rappresentazione viene trascurata. Perciò, noi del Salice abbiamo intervistato gli attori e loro ci hanno fatto capire che fare il loro mestiere non è certamente una passeggiata.

Arrivati al Teatro Gioiello per l’intervista, gli attori ci accolgono proprio sul palco per rispondere alle nostre domande. A rispondere per primo è Simone Moretto, che nello spettacolo interpreta il parrucchiere omosessuale Giampiero Micci, chiamato da tutti “Giampi”.

Da quanti anni va in scena lo spettacolo?

Forbici Follia è al diciassettesimo anno di repliche. Abbiamo iniziato nel 2000, proprio qui nel Teatro Gioiello che riaprì proprio con questo spettacolo. Forbici Follia è la “casa” del Teatro Gioiello e viceversa”.

Il cast è sempre stato lo stesso?

“Ovviamente, nei diciassette anni di epiche repliche ha subito delle modifiche per anzianità e per altri vari motivi. Ma è rimasta intatta la regia storica, quella di Gianni Williams

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Se foste tra il pubblico, chi votereste come assassino e perchè?

Carmelo Cancemi (il Commissario Montalbino): “Io voterei Losordo! A parte gli scherzi, sono tutti sospetti, non si può decidere chi perché tutti sono potenziali assassini, tutti hanno un movente, tutti hanno avuto l’occasione e tutti hanno accesso all’arma del delitto”.

Risponde poi scherzosamente la signorina Elena Soffiato che, imitando l’accento del suo personaggio, dice : “Tutti sono cattivi”.

Carmelo Cancemi: “Come dice la signorina Mutu, sono tutti cattivi”.

Qual è il personaggio che, secondo voi, il pubblico apprezza di più, e perché?

Elena Soffiato (Alina Mutu): “Mi dispiace per i miei colleghi, ma il mio. Alina è un personaggio un po’ “cartoon”, infatti ci sono state parecchie bambine che sono venute a vederci e hanno imitato i codini che lei porta, hanno poi anche voluto frasi un selfie con me”.

Qual è la domanda più strana che vi abbiano mai fatto?

Elena Soffiato (Alina Mutu): “Mi ricordo che una volta ci avevano chiesto perché in certi momenti dello spettacolo il ripostiglio fosse aperto, mentre in certi altri fosse chiuso. Io, rispondendo all’Alina, mi sono alzata e l’ho chiuso violentemente. Invece, una signora mi aveva chiesto dov’era il chewing-gum che masticavo, la sua connessione con l’omicidio mi è tutt’ora sconosciuta. Comunque, io l’ho messo in un fazzolettino e gliel’ho lasciato come ricordo”.

Simone Moretto (Giampi): “Beh, la settimana scorsa ci avevano chiesto la pentola con il gulasch bruciato, come possibile arma del delitto”.

Qual è l’indiziato che viene indicato più spesso come colpevole dell’omicidio?

Carmelo Cancemi (Commissario Montalbino): “E’ una bella lotta. Nel corso delle edizioni, l’assassina più “assassina” è stata Alina. Però, in quest’ultima edizione ha preso quota anche il buon Valleri e persino Giampi”.

Come reagisce il pubblico all’interazione con gli attori?

Carmelo Cancemi (Commissario Montalbino ): “Piace. All’inizio c’è un po’ di panico, un po’ di gelo, un po’ d’imbarazzo. Appena si accendono le luci e indico il pubblico è questa l’atmosfera che si percepisce. Fatta la prima battuta, si rompe il ghiaccio e poi il pubblico è contento di essere partecipe. Quindi poi bisogna anche placarlo perché, a volte, alcune persone si lasciano prendere un po’ troppo. A volte, dobbiamo imbavagliare delle signore anziane con lo scotch per farle calmare”.

Molti giovani vogliono svolgere la vostra professione, motivati più dalla moda che dal talento. Come si può scoprire un buon attore?

Giuseppe Serra (Giulio Valleri): “E chi siamo noi per stabilire se un attore sia valido o meno? Innanzitutto, per fare l’attore deve esserci una passione, un fuoco dentro. Penso che sia una cosa diversa dal fare, con tutto il rispetto, un altro lavoro più “nella norma”. La nostra è una passione, è un lavoro che si fa proprio per inseguire una passione. Perciò si deve avere quella spinta interiore, quella voglia di fare sempre cose diverse, di stare davanti a una platea, e tutto deve venire proprio da quel fuoco”.

Elena Soffiato (Alina Mutu): “E’ un lavoro anche molto complicato, ci vuole dedizione e vocazione. Noi siamo proprio sacerdoti dell’arte, ultimamente ancora di più. Siamo imprenditori di noi stessi, siamo sempre alla ricerca di un nuovo personaggio da interpretare”.

Carmelo Cancemi (Commissario Montalbino): “E’ un lavoro fatto di sacrifici. I guadagni sono quel che sono ed è molto precario. E’ molto, molto duro perché noi abbiamo dei contratti che, a differenza di altre professioni, durano anche solo un giorno”.

Interpretare un personaggio omosessuale con tutte le sue frivolezze dev’esser stato lavoro di mesi. Com’è riuscito a perfezionare man mano la sua tecnica?

Simone Moretto (Giampi): “Tutto dipende dalle prove e da quanto è bravo il regista a essere preciso in quel che si fa. Nulla è improvvisato, l’improvvisazione è un’altra questione. Ci sono stati sei mesi per ognuno di noi di preparazione al personaggio. Sei mesi per preparare un personaggio vuol dire che alla fine ragioni come il personaggio, ti adatti facilmente al suo atteggiamento, ai suoi movimenti e al suo modo di parlare. Addirittura per alcuni personaggi venivamo invitati a percorrere dei tratti con i mezzi pubblici che citavamo durante la rappresentazione: se, per esempio, sul tram numero 10 si aprivano le porte in un certo modo, noi eravamo tenuti a saperlo. Quindi è solo merito del regista”.

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L’attenzione si sposta successivamente su Elena Soffiato, che ci racconta quanto lavoro ci sia dietro il personaggio di Alina.

Molti attori per prepararsi a un ruolo particolarmente difficile studiano per molto tempo la parte, lei com’è riuscita ad immedesimarsi nel ruolo di Alina e, in particolare, a riprodurre il suo accento?

Elena Soffiato (Alina Mutu ): “Ci vuole tanto tempo per costruire un personaggio ed è molto anche il tempo necessario per costruirlo a casa, da soli con noi stessi. Io ho avuto la possibilità di adoperare il metodo che usano anche ad Hollywood, ovvero quello di stare insieme ad un’altra persona che fa quel tipo di vita. Quindi io ho trovato una signora moldava e sono stata con lei una settimana, cercando di imparare il suo accento e gli errori che faceva nella lingua italiana. E’ importante imparare a ragionare e a pensare come uno di loro, quindi anche in base alla loro cultura”.

Prende poi la parola il giovanissimo Giuseppe Serra, che, con parole molto umili, ci fa capire quanto conti il giudizio del pubblico.

Nel giro di pochi giorni si è trovato a cimentarsi nell’interpretazione di alcuni personaggi che in comune hanno ben poco. “Forbici Follia£ e le commedie di Plauto sembrano essere lavori molto lontani. In quale veste ritiene di poter meglio esprimere se stesso?

Giuseppe Serra (Giulio Valleri) : “Una domanda che viene spesso posta è quale personaggio preferisco interpretare. Il compito di dire quale personaggio mi sia riuscito meglio preferisco lasciarlo a voi spettatori. Certo, alcuni ruoli presentano delle difficoltà diverse a seconda dell’attore. Io per interpretare Valleri mi sono rivolto al mio predecessore, Alberto Barbi, che mi ha aiutato a capire che personaggio fosse”.

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Immedesimarsi nei personaggi però, a volte non è così immediato. Ce lo fanno capire le parole di Cristina Palermo, che interpreta la Signora Ravagliati, un ruolo che l’ha portata a confrontarsi con una mentalità completamente opposta alla sua.

Ritenuta insopportabile da tutti, pensa che il suo personaggio abbia un lato positivo? Se sì, quale?

Cristina Palermo (Signora Ravagliati ): “E’ difficile trovare dei lati positivi in questo personaggio, ed è stato anche molto difficile riuscire a crearlo. Per una come me, esattamante all’opposto, entrare in questa parte è stato difficilissimo. C’è stata una grade osservazione concentrata su donne che appartenevano alla società alto locata di un certo livello e ho cercato di assimilare il più possibile. Però poi alla fine non risulta, paradossalmente, così antipatica : me ne accorgo anche dal riscontro del pubblico, quando mi aspettano fuori dopo lo spettacolo per complimentarsi. Insomma, è stato molto difficile atteggiarsi come lei. Ma è anche questo il bello del nostro lavoro”.

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Per concludere le domande personali, ci rivolgiamo ai due “poliziotti” Carmelo Cancemi e Matteo Anselmi, che hanno qualcosa da dire sui loro due personaggi.

Chi tra di voi, nella vostra opinione, è il poliziotto buono e chi quello cattivo?

Carmelo Cancemi (Commissario Montalbino ): “Siamo due poliziotti cretini, in sostanza. Io gioco a fare il poliziotto cattivo, ma poi in realtà, pur risolvendo il caso, risulto goffo e ridicolo. Il mio Losordo per quanto possa fare lo svampito alla fine “mette le manette”, quindi raggiungiamo lo scopo”.

Matteo Anselmi (Salvatore Losordo ): “Eh, ma solo alla fine”.

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Che suggerimento dareste ai giovani che vogliono intraprendere la vostra  carriera? E, in particolare, a quelli che frequentano il liceo coreutico o il DAMS?

Carmelo Cancemi (Commissario Montalbino): “Lasciate stare”.

Matteo Anselmi (Salvatore Losordo ): “Non iniziate. Il DAMS, però, offre un tipo diverso di formazione: sviluppa la conoscenza di tutte quelle che sono le materie artistiche senza però fare la pratica. Il liceo coreutico è invece legato alla danza, quindi, più che l’attore, consiglierei di fare il ballerino a una persona che lo frequenta”.

Elena Soffiato (Alina Mutu ): “C’è ancora possibilità, soprattutto per quello che riguarda gli attori di teatro. Ultimamente il teatro ha avuto una crescita, seppur lenta, perché sono ancora tanti gli anziani che vengono a vederci, mentre il pubblico giovane scarseggia. L’idea di portare i ragazzi delle scuole a teatro è ottima, ma dipende tanto dagli adulti. Se un ragazzo non ha qualcuno disposto a portarlo, non conosce la realtà del teatro e non ha quindi la possibilità di goderne”.

Dite ai nostri lettori perché “Forbici Follia” dovrebbe continuare ad essere un must a cui assistere a teatro.

Cristina Palermo (Signora Ravagliati ): “Perché è sempre diverso, attuale, aggiornato e, soprattutto, divertente”.

Per concludere l’intervista, gli attori, tutti in coro, pronunciano la frase che sono soliti ripetere dopo la fine di ogni rappresentazione, ovvero: FORBICI, FORBICI, FORBICI FOLLIA!

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