• venerdì , 23 giugno 2017

Politically artistic

In vetta alle classifiche dei classici più venduti nella settimana su Amazon spicca il noto “1984” di George Orwell. Il dato è curioso. In un’epoca in cui in Occidente sembra tornare in auge la figura dell’uomo forte dopo quasi un secolo di pace, democrazia e libertà, il principale cartello di protesta ai totalitarismi ricomincia a circolare. Come se i Romani, dopo aver eletto Ottaviano primus inter pares, fossero tornati a trattare le “Philippicae” di Demostene. La peste di Camus è chiaramente già stata debellata dai nostri antenati. Eppure sembra ripresentarsi con sintomi diversi ma altrettanto subdoli. La cultura dell’odio dei campi di sterminio, del muro di Berlino, dei Gulag siberiani torna nella bandiera nera dell’Isis, nelle riprese aeree da Lampedusa, nel muro tra Messico e USA. Tra Ungheria e Serbia. Tra Israele e Palestina.

Di conseguenza i cittadini più previdenti (spesso i pochi ancora dediti alla lettura) temono il ritorno dei regimi. La perdita della libertà. Un dovere raramente rispettato. Un valore spesso sottovalutato. Un diritto troppo scontato. Ogni dittatore infatti non a caso impone la censura, una riforma arbitraria della scuola e assume il controllo dei principali centri accademici e culturali. Prendendo ad esempio il Grande Fratello orwelliano (che oggi potrebbe essere denominato Sicurezza Nazionale), riscrive intere biblioteche in favore del partito. I volumi vengono cioè manipolati, e non distrutti. Perché la letteratura non solo svolge un grande ruolo paideutico nei singoli, ma ha altresì un’importante funzione di difesa della democrazia e serve (per questo nel libro ne viene conservato il simulacro) a rafforzare quel senso di unità, di appartenenza alla comunità umana. E la censura poi attua una coercizione della libertà di pensiero attraverso la cultura. È difficile esprimere ciò che non si crede e difficilissimo ciò che non si conosce.

LETTORE

Per questo fiumi di inchiostro e foreste di carta sono stati investiti per scrivere. Per questo si sono consumati luci ed occhi per leggere. Perché si scrive, si compone musica, si pittura, si modella il marmo, si cola il bronzo per esprimere se stessi. Paure e gioie. Ansie e preoccupazioni. Speranze e soddisfazioni. Lo scrittore manifesta cioè in primis se stesso in quanto uomo e diventa così paradigma per gli altri. Educa i sentimenti del lettore e ne sviluppa l’empatia facendogli dono dello spirito critico. Platone nella Politeia escludeva i poeti “disimpegnati” come Omero dalla sua città ideale, ma lo scrittore è espressione politica del suo tempo. Hevelock, per citare uno tra i tanti che studiarono i poemi del vetusto poeta greco, non ci ha forse permesso di coglierne gerarchia, religiosità, valori, abitudini di un mondo pre-classico che altrimenti sarebbe andato completamente perduto? “In un’epoca come la nostra nessuno che abbia un cervello riesce a tenersi, o si tiene in pratica, fuori dalla politica” scrive George Orwell ne “Gli scrittori e il leviatano” (1948) pensando alle passate guerre mondiali e al possibile scontro URSS-USA. Ma in verità ciò vale da sempre e per sempre. Anche un letterato che si illude di trattare ad esempio solo di tematiche sociali, in realtà descrive il riflesso della politica. C’è chi poi si incentra proprio su queste tematiche.

 

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Da una parte Pindaro, dall’altra Saffo. Catullo o Enea. “Dei delitti e delle pene”, fondamento del codice penale moderno, contro “Il Piacere”, edonistico romanzo dannunziano. Lo scrittore è espressione politica del suo tempo ed in quanto tale manifesta, quando non analizza criticamente, quanto vive. A cagione di ciò, la politica si avvale della figura del letterato. Dalla scoperta dell’opinione pubblica e della volontà generale ai tempi dell’Illuminismo, la scrittura ha sempre avuto più importanza. Umberto Eco descrive la poesia come una sostanza impesabile dal peso in verità enorme. Una canzone, un discorso, un libro, la letteratura dopo tutto è un potentissimo mezzo di sensibilizzazione di massa riguardo una particolare tematica. Ogni parola ha un preciso significato e levatura: non è casuale. Ha uno scopo unico e univoco: rendere eterni eventi concreti o definire nella realtà concetti metafisici. I giornalisti mostrandoli all’atto pratico, i cantanti denunciandone i limiti, i saggisti analizzandoli, i commediografi burlandosene. Ognuno cerca di operare al meglio nella speranza di migliorare le condizioni in cui vive, a difesa dei valori in cui si rispecchia, contro i vizi che aborrisce.