• venerdì , 23 giugno 2017

Letteratura che stimola, letteratura che incendia

L’incontro del Salice con il SalTo di quest’anno non poteva avere modo di essere senza l’intervista ad uno degli scrittori nostrani più affermati, Fabio Geda. Torinese di origine, torinese per scelta. Anche del Salone.

Come si è deciso di operare nell’organizzazione del Salone di quest’anno?

Abbiamo deciso di non agire con cambiamenti sostanziali sulla struttura della fiera. Sostanzialmente, il salone è quello che vedete. Medio-piccoli editori che affittano uno spazio per esporre e vendere i loro libri. Propongono parte dei loro cataloghi e noi, per così dire, facciamo fuoco con la legna che loro ci presentano.

In cosa consiste allora, il cambiamento di questa nuova versione del Salone?

I grandi big non ci sono. E, per questi, s’intendono i grandi gruppi editoriali (Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Garzanti e via così) che hanno scelto di creare un salone milanese concorrente, e non sinergico, a quello di Torino. Però, siamo riusciti a sfruttare a nostro vantaggio questa mancanza, creando spazi, opportunità per l’editoria di progetto, quale Iperboria o e/o. Non importa se ci mancano i best sellers. Senza di loro abbiamo avuto la possibilità di promuovere la nostra idea di letteratura.

E qual è la sua idea di letteratura, di oggetto-libro?

Un libro di qualità, che debba essere un prodotto di poetica e scrittura. I libri sono fatti di parole, non sono dei contenitori. Dovrebbero avere un messaggio etico, perché, attraverso questa letteratura fatta di sogni, si educa lo sguardo. E di conseguenza, diventa possibile comprendere, e governare, la futura struttura del mondo.

Come rapportarsi, allora, con la nuova letteratura democratica dei letterati-parvenu?

Io non provo alcun astio nei confronti dei calciatori, diventati scrittori per un giorno. O con i romanzi alla “50 sfumature di nero”. Il problema non è ciò che si legge, ma ciò che non si legge. La scarsa visibilità data alla letteratura di qualità è ciò che stride nel processo fruitivo. Con 50mila libri pubblicati all’anno, è importante che vi sia un filtro.

Chi, secondo lei, può rappresentare questo filtro?

Il libraio. Questa figura, quasi mitologica, può davvero educare i fruitori a cosa vuol dire mangiare bene. Come non si può impedire il mercato della grande distribuzione alimentare iperlavorata, così è inevitabile la presenza dei grandi stores. Però, conoscere un libraio, chiedergli consigli, fare amicizia con lui è il primo passo per superare gli ingombranti scaffali della grande editoria. Ed imparare a scegliere.

Come pensa si debba rapportare la letteratura, e di conseguenza il Salone, di fronte alla nuova ondata tecnologica?

Non si può tornare indietro o combattere i mulini a vento. La miglior cosa da fare è governare questo cambiamento. Qui al Salone, è stata creata un’area digitale dove l’editoria di internet avrà più spazio per dire la sua. Non possiamo dare riposte certe su questa rivoluzione. Abbiamo moltissime domande da fare a chi, si spera, possa stimolare le risposte.

Oggi, com’è possibile trasmettere empatia attraverso la scrittura?

É sempre difficile catturare l’attenzione di una platea di lettori ancora sbarbata. Però, il potere dell’empatia può colpire parti del nostro essere. E col tempo, anche solo originari brandelli di un discorso possono ricomporsi in qualcosa di più grande. Io percepisco certe situazioni come incendiarie. Devono incendiare l’animo per far nascere la voglia di imparare, la curiosità. O almeno accadeva così a me, giovane ragazzo al Salone del Libro.

Questa curiosità dove si deve ricercare, nei giovani di oggi?

Non sono un ortodosso della letteratura. I libri sono solo uno dei molti luoghi, in cui può essere stimolata la curiosità. Sicuramente, è la forma più preziosa e per questo, dev’essere difesa. Non vinceremo questa battaglia, ma è comunque importante combatterla. I nativi digitali forse, sono anche più interessati dei sessantottini, grazie a nuovi e diversi stimoli. Un ragazzo curioso oggi, lo sarebbe stato anche 60 anni fa. Quindi, cambiano semplicemente le forme. Ma la curiosità è sempre la stessa.