• venerdì , 19 gennaio 2018

Oltre il muro

1989: un nuovo capitolo di storia.

Speranze di libertà, di un mondo migliore e di una nuova Berlino aleggiavano tra le macerie del muro che per tanto tempo la aveva divisa.

Solo una delle tante illusioni.

Se all’epoca erano 15 i muri tra gli stati, oggi nel 2017 sono diventati 70, e in particolare dopo l’anno 2000 sono stati costruiti 10000 km di recinzioni.

Nel 2016 a Calais la Francia, patria della fratellanza e dell’uguaglianza, ha eretto un muro per respingere i migranti.

Nel 2017 l’Ungheria, primo paese dell’Europa dell’est ad aprire le frontiere verso l’ovest, è tra i leader dei paesi pro-recinzioni.

Migrazioni, terrorismo e guerre spaventano, e gli Stati si chiudono, nonostante la forte pressione opposta della globalizzazione.

Questi fenomeni hanno determinato il movimento di milioni di persone, causando un cambiamento dei termini della convivenza collettiva e un’insicurezza che porterà, in un futuro non troppo lontano, a una crisi dei valori cosmopoliti mondiali.

La filosofa ungherese Agnes Heller sostiene che il problema dei migranti non sia altro che la sintesi dello scontro tra i generali diritti dell’uomo e i diritti del cittadino.

E’ molto difficile trovare un compromesso quando in ballo ci sono delle vite umane, e spesso ci si scontra anche violentemente, proprio come è successo giovedì 15 giugno in Senato durante la discussione sullo ius soli.

Per aggiornare la precedente legge sulla cittadinanza, che risale al 1992, si pensava di concedere ildiritto di cittadinanza in base a due criteri: ius soli e ius culturae.

Secondo il “diritto del territorio” è italiano chi nasce in Italia (formula già adottata negli Stati Uniti ma non in Europa), o se un genitore risiede legalmente da almeno 5 anni.

Secondo invece il “diritto di istruzione” è italiano chi, se arrivato entro i 12 anni, frequenta le scuole italiane da almeno 5 anni e ha superato almeno un ciclo scolastico.

Oggi “muro” non è più simbolo di conflitto, zona militare, sicurezza e protezione, come all’epoca della guerra fredda o negli anni 90; oggi è un simbolo politico.

Donald Trump, neo presidente americano, ha conquistato il suo popolo con la promessa di una recinzione che dividesse Stati Uniti e Messico per bloccare il flusso di droga, crimine e immigrazione illegale negli Stati Uniti.

Tuttavia, fatto ignoto ai più, già il suo predecessore, Barack Obama, premio nobel per la pace, aveva fatto espellere 2 milioni 600 mila migranti e aveva portato avanti questo progetto.

Oltre la Manica Theresa May, in seguito al referendum popolare del 2016, farà di tutto per attuare la Brexit il prima possibile, mentre anche nel continente aumentano sempre più gli euroscettici.

I primi segnali di una gioventù che tenta di opporsi arrivano da Chicago, dove, durante il primo Facebook Communities Summit, Mark Zuckerberg, creatore di Facebook ha svelato la nuova missione della sua applicazione: “To give people the power to build community and bring the world closer together”.

Dunque non si accontenta più di connettere le persone, come aveva dichiarato in un’intervista alla Cnn, ma ambisce a ben altro: a dare alla persone la possibilità di creare una comunità e di unire il mondo.

Questo perché, dice Zuckerberg, “Le nostre vite sono tutte collegate, e nella prossima generazione le nostre sfide e le nostre opportunità più grandi saranno affrontabili solo tutti insieme — porre un termine alla povertà, curare malattie, fermare il riscaldamento globale, diffondere la libertà e la tolleranza, fermare il terrorismo”.

In maniera diversa e forse più contenuta anche l’abolizione del roaming dati vuole significare un’unità –simbolica– dell’Europa, che non si vede più divisa da tariffe e abbonamenti.

“L’unione fa la forza” recita un vecchio detto, e questa volta la Rete che tanto ci terrorizza potrebbe diventare invece un asso nella manica in mano ai millenials per salvare “in corner” un mondo che si sta spezzando sempre di più.