• domenica , 24 settembre 2017

Cuttica, il “nostro” sindaco

Per raccontare una storia è bene sempre partire da lontano e chiedere alla memoria quello sforzo necessario a rendere più decifrabile anche il presente.  Si comincia dunque da più di trent’anni fa, giugno 1986. Tanto per dare delle coordinate, a Valsalice usciva il numero 3 del “Salice”, di ragazze neppure l’ombra  e alle otto del mattino al sabato, tutti sui banchi.

foto Albino Neri/La Stampa

I professori laici erano una rarità, una percentuale sparuta in un mondo ancora popolato di antiche figure salesiane carismatiche. Un mondo immobile che però iniziava con l’avvento alla direzione di don Basset a palesare segnali di apertura.  In quel giugno del 1986, dicevamo, uno dei  rari professori laici (e giovani) di Valsalice, un ex allievo tra l’altro, decideva dopo qualche anno di insegnamento in viale Thovez di intraprendere una nuova strada nell’ambito della docenza. Aveva crepato con la sua competenza che parlava ai giovani quell’algido muro che comunque separava ancora discente e docente. Era per noi, che su quei banchi sedevamo, “Mr.Conte”, perché nobile lo era realmente a dispetto del suo fare accattivante.

Non abbiamo più visto Gianfranco Cuttica di Revigliasco, professore per antonomasia di Storia dell’Arte, per tutto questo tempo. Le strade si sono separate ma i tortuosi sentieri dell’esistenza hanno punti di contatto inaspettati e quando il “nostro” Cuttica qualche settimana fa è diventato sindaco di Alessandria, allora sì, il momento di raccontare e di raccontarsi è arrivato.

 

foto Albino Neri/La Stampa

L’incontro è nel suo ufficio in Municipio, informale come lo stile che ricordavamo. Gli portiamo qualche Salice, gli illustriamo come è cambiato Valsalice, parliamo della scuola in generale con lui che in tutti questi anni ha continuato ad insegnare, prima ad Asti e poi in provincia di Alessandria. E ci accorgiamo che la memoria di quegli anni è  ancora viva.

Sindaco Cuttica, cosa  ricorda del Valsalice di quegli anni?

Mi restano nel cuore forse i momenti meno scolastici. Ad esempio quando mi fermavo a pranzo insieme agli altri Salesiani. Si iniziava con la verdura, una sana abitudine. Per quanto riguarda invece la scuola, al mio primo anno in Terza Liceo Classico insieme ai ragazzi ho elaborato una serie di dispense sulla materia. All’epoca non era per nulla consueto, i libri di testo erano sacri. Operare delle sintesi insieme agli allievi era innovativo: quell’anno alla Maturità alcuni scelsero come materia Storia dell’Arte. Ne fui orgoglioso. Ricordo che le avevo anche rilegate, purtroppo però con il tempo sono andate smarrite.

Chi erano i suoi colleghi?

Ricordo perfettamente il prof. Uglione, un grandissimo latinista e grecista oltre che uomo di cultura. Con lui ho anche curato una mostra sulla Gerusalemme Celeste. Resta un monumento per Valsalice. Per il resto, eravamo pochissimi laici perché la maggior parte del corpo docente era composto da Salesiani, figure dal grande carisma. Come don Defilippi, don “Pippi”, un’istituzione dal cuore grandissimo. C’era già anche don Maj, il Preside che mi assunse (e che ricorda Cuttica come “un ottimo insegnante di grande cultura”, ndr) , e pure don Brocardo di Scienze: leggeva dai foglietti delle medicine un composto e si doveva scrivere la formula alla lavagna. E poi don Casalegno, una cultura sconfinata, appassionato dell’arte egizia. Impossibile dimenticarli.

foto Albino Neri /La Stampa

Si ricorda un aneddoto di quando era allievo? 

Più che un aneddoto, una consuetudine nel Biennio: i foglietti di Latino di don Chiarpotto. Arrivava in classe, dettava dieci frase con ogni qual tipo di eccezione grammaticale in Italiano che noi dovevamo tradurre in Latino. Un minuto a frase, cronometro alla mano con conto alla rovescia ad alta voce mentre scrivevamo. Una bella palestra.

Quanto le è servito fare l’insegnante per il suo attuale ruolo politico?

Insegnare ti aiuta ad avvicinare e comprendere le persone. Dunque tantissimo. L’insegnante e il politico non possono parlare in astratto ma devono confrontarsi con chi hanno davanti, con le necessità, i problemi, le domande dei ragazzi, nel caso del docente, e della gente nel caso del politico. Per questo, sì, essere professore per tutti questi anni mi è stato utile. Ma attenzione, mai inserire la politica nelle lezioni. Anche quando ho iniziato la mia carriera nella Lega non ho mai parlato di politica nelle classi. E’ giusto che i giovani si informino ma la scuola deve essere libera da condizionamenti, far maturare pensieri autonomi e non educare ad un pensiero acritico.

Gianfranco Cuttica è il secondo da destra in una foto del Salice degli anni ’80

Come sono i giovani di oggi che lei bene conosce?

Vedo tanta confusione attorno a loro ingenerata soprattutto dal baccano e dallo strepito dei mezzi di comunicazione e di un uso non sempre appropriato dei social. Spesso si è bombardati da urla e grida provenienti da ogni settore e non è sempre facile rimanere lucidi. In più hanno sempre meno punti di riferimento, soprattutto in famiglia dove molti genitori risultano assenti e delegano alla scuola il prezioso compito educativo che invece dovrebbe esserci tra le mura domestiche.