• lunedì , 25 giugno 2018

Un teenager tra superpoteri e normalità

Ha 55 anni ma non li dimostra. L’Uomo Ragno, personaggio dei fumetti creato da Stan Lee e dal disegnatore Steve Ditko, è nato nel 1962 ma potrebbe essere stato inventato oggi. Non a caso l’ultimo film a lui dedicato, “Spider-Man Homecoming”, uscito nelle sale di tutto il mondo da pochi giorni, sta avendo un successo planetario. Certamente ad aiutarlo è tutto l’universo Marvel, che con i suoi supereroi affascina le nuove generazioni dei millennials e non solo. A differenza, però, dei colleghi più “grandi” – dal miliardario Tony Stark/Iron Man, al semidio Thor, da Captain America a Vedova Nera e via dicendo – Spider-Man, forse anche per la sua giovane età, conserva un tratto più realistico e al passo con i tempi, che ce lo fa sentire vicino.

Il ragazzino nascosto dentro al costume rosso spara-ragnatele è sempre in bilico tra il mondo fantastico delle super avventure e la quotidianità della vita di un teenager. Peter Parker, questa la sua vera identità, vive nel Queens dove è pure la sua scuola, ama il suo quartiere e chi lo abita, frequenta i negozi, conosce tutti; per questo le sue prime “azioni” da super buono prendono l’avvio proprio da qui, come una sorta di gavetta dal basso che lo stesso ragazzo si impone, conscio di dover ancora imparare molto e di dove in qualche modo crescere.

Un altro tratto molto moderno di Peter è il suo essere un giovane normale, anzi, persino più imbranato degli altri. Un po’ nerd, bravo a scuola ma non certo particolarmente popolare, gira sempre con l’amico ciccione, e insieme formano la classica coppia degli “sfigati”, spesso “bullati” dai compagni, presi in giro, mai invitati alla feste che contano…

Peter, dunque, vive su di sé ancora di più la dicotomia tra realtà e superpoteri, riuscendo però a non cadere nella tentazione di usarli come rivalsa sulle piccole frustrazioni del suo essere un ragazzo timido. In questo modo, è un esempio molto divertente e piacevole per un pubblico di giovani che può facilmente riconoscersi in lui, seppure nella ovvia differenza delle situazioni.

“Spider-Man Homecoming”, che al Box-Office USA ha avuto un esordio sopra i 50 milioni di dollari, è l’ultimo di sei film sull’Uomo Ragno. Diretto da Tom Watt, ha come protagonista l’inglese Tom Holland, classe 1996, entusiasta del suo ruolo. Spiega l’attore: “Spider-Man è un giovane che affronta i problemi che ogni ragazzo di 15 anni si trova davanti quotidianamente, ma insieme cerca anche di salvare la città; per cui è molto eccitante esplorare questi aspetti e, più semplicemente, è molto divertente vedere un ragazzo del liceo che cerca di capire che cosa fare con i suoi superpoteri”.

La trama. Dopo aver avuto un minuscolo ruolo nella battaglia dei supereroi in “Captain America Civil War”, il giovane Peter fatica a tornare alla propria vita sotto lo sguardo vigile di zia May, tra compiti scolastici e rapporti tra compagni. Il suo sogno ora è diventare un Avenger, per dimostrare tutto il suo coraggio. Il banco di prova è l’arrivo in città di un nuovo nemico, l’avvoltoio. Peter si confronterà con grandi pericoli, uscendone vincitore, e saprà anche superare le proprie insicurezze ammettendo appunto di non essere ancora pronto per fare il supereroe a tempo pieno.

Il film è la sedicesima pellicola del Marvel Cinematic Universe, iniziato nel 2008 con il primo Iron Man, una serie di film tutti interconnessi fra loro come una serie televisiva che va in onda al cinema da quasi un decennio. Peter Parker nel film infatti interagisce con l’amatissimo Iron Man di Robert Downey Junior che gli fa da mentore in un divertente dialogo tra il cinismo del “vecchio” Tony Stark e l’ingenuo entusiasmo del giovanissimo Peter.