• mercoledì , 25 aprile 2018

Superstizioni superiori

“Eravamo effettivamente in possesso di un disco volante, era stato trovato in un ranch a nord di Roswell. L’informazione fu data da me al comandante, il colonnello Blanchard. La copertura fu orchestrata molto bene e velocemente da Washington attraverso vari canali. Dovevamo dire che era tutto falso, e che era solo un pallone meteorologico”. Così il tenente Walter Haut, in una sua dichiarazione firmata e sigillata, da aprirsi solo dopo la sua morte, riporta i fatti del famigerato incidente di Roswell. 

E’ la notte del 3 Luglio 1947. Qualcosa si schianta al suolo nella piccola contea di Chaves, vicino Roswell. Un certo Brazel, un contadino del posto, è il protagonista del ritrovamento: solo “pezzi di gomma, stagnola, carta piuttosto robusta, asticelle di legno e un filo di nylon”. Cinque oggetti attorno ai quali si costruisce rapidamente un mito. Un gigantesco mito che per molti è verità. Tuttora.

Già allora il San Francisco Chronicle parlava dei resti di un disco volante, il Roswell Daily Record di un misterioso “piattino volante” catturato dall’aeronautica statunitense. Le voci del tempo di strani UFO, Unidentified Flying Objects. 

Ma ecco la prima smentita. Nessuna astronave aliena, nessuna minaccia extraterrestre: solo un innocuo pallone sonda che è precipitato al suolo.

Gli ufologi più incalliti però non si arrendono. Nel 1978, il signor Friedman, con un Master in fisica nucleare alle spalle e il pallino per gli UFO, rispolvera il quasi dimenticato incidente di Roswell in chiave aliena. Affermando che ciò che era caduto a Roswell era un’astronave extraterrestre, che erano stati recuperati i cadaveri umanoidi dell’equipaggio e che tutto era stato messo a tacere dai militari del Governo, grazie a un abile controllo delle informazioni. Nel 1980, con la consulenza di Friedman, viene pubblicato il libro The Roswell Incident.

 

E di nuovo una colata di verità si riversa sulle stradine sconnesse e dissestate che gli ufologi cercano di aprirsi. L’Areonautica Militare apre un’indagine interna nel Febbraio del 1994. Con il primo rapporto ufficiale (The Roswell Report: Fact versus Fiction in the New Mexico Desert) si conclude che i materiali recuperati nel 1947 erano detriti di un modulo appartenente al Progetto Mogul: un’ operazione Top Secret della United States Air Force dedita a monitorare le attività dell’Unione Sovietica e il suo possibile avanzamento nello sviluppo di bombe atomiche. 

Il secondo rapporto (The Roswell Report: Case Closed) fa chiarezza sui cadaveri del presunto equipaggio alieno: erano solo manichini antropomorfi.

Tutt’a un tratto, anche i misteriosi geroglifici osservati da Brazel su alcuni frammenti precipitati al suolo si rivelano banali disegni di un motivo floreale.

Il caso è chiuso, l’Area 51 non c’entra niente, gli alieni bassi e grigi, con la testa enorme non esistono. Oggi si parlerebbe di fake news. E pensare che al tempo non esistevano nemmeno i social.