• lunedì , 20 agosto 2018

Paese che vai…

Winnie the Pooh, il tenero e goloso orsetto della Disney, non è adatto ai bambini cinesi. Almeno da quando qualcuno l’ha accostato al presidente Xi jinping, notando una somiglianza che presto ha fatto notizia nel Paese. Il governo però non ha affatto gradito l’intuizione, vietando all’istante ogni possibile riproduzione dell’orsetto, nonostante le motivazioni ufficiali non sono ancora state fornite.

 Ma non è la prima volta che l’impero Celeste non trova intesa con animali di fantasia. Tempo prima era già stato vietato nella provincia dello Hunan il racconto “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll. La motivazione non riguardava accenni di critica verso i regimi autoritari né riguardanti la religione, ma banalmente che gli animali non possono utilizzare un linguaggio umano ed essere così paragonabili agli esseri umani. Per difendere la nazione, inoltre, è stato poi vietato l’utilizzo del termine “gelsomino” in ogni messaggio, discorso o film e in certe circostanze persino la vendita del fiore. Esso infatti potrebbe rievocare la rivolta dei gelsomini, verificatasi in Tunisia. Se a prima vista questi divieti impensabili sembrano essere dei casi isolati, conviene ricredersi. Varcato il confine, in Corea del Nord si può assistere a divieti altrettanto strani, seppur differenti. In Corea del Nord, oltre alle note restrizioni imposte dal regime riguardo ai tagli di capelli, non si possono in alcun modo indossare blue jeans. Non i jeans neri, grigi, solo quelli blu. Quelli proprio non li può sopportare Kim Jong-Un, dato che ricordano l’America capitalista. E proprio l’America non è da meno. Nei vari stati vigono leggi insospettabili, documentate dalla fotografa Olivia Locher.

Tra queste, in Alabama è vietato infilarsi nella tasca posteriore dei pantaloni un cono gelato, nelle Hawaii guai a chi si mette delle monete nelle orecchie, mentre nel Winsconsin l’apple pie non può essere servita se non con una bella fetta di formaggio sopra. Ma anche l’ovetto kinder sorpresa non è commerciabile. La legislazione statunitense non accetta infatti che la sorpresa non sia visibile dall’esterno (temendo venga sfumato per il traffico di stupefacenti o per altre attività illecite). A proposito di cibo ,inoltre, Singapore vieta importazione, produzione, vendita, consumazione o qualunque altra cosa venga in mente con i chewing gum. Gustati questi dolciumi, se si vuole fare una corsa per mantenersi in forma, conviene evitare il Burundi, dove a praticare il jogging si rischiano seri problemi. Si pensa infatti che durante l’attività si possano pianificare azioni sovversive contro lo stato.

Parlando ora dell’Europa, sembra che la Gran Bretagna sia altrettanto fantasiosa. Si esige infatti che nessuno mai si azzardi a morire all’interno del parlamento. Per terminare questo breve viaggetto intorno al mondo si giunge infine in Italia, dove dal 1931 l’articolo n.121 del T.U.L.P.S. proibisce la pratica del mestiere di ciarlatano, anche se la sua applicazione oggigiorno non sembra portata avanti a dovere. Così mentre nelle aule dei vari parlamenti si discute di leggi nuove, controverse, sensate o insensate, ci si dimentica della permanenza in vigore di decreti assurdi, istituiti tanto tempo prima che alcuni risalgono addirittura al Medioevo: a Londra ,ad esempio, vigono ancora agevolazioni per i “freemen”(titolo medioevale) riguardo al pagamento dei dazi per il transito del gregge lungo il London Bridge.

Si indicono assemblee, eppure nessuno che metta mano alla propria costituzione o guardi quali stramberie riporta. Anzi, trova posto per altre leggi, alcune prive di senso, altre giustamente istituite ma pensate senza logica. Mutatis mutandis, il lupo perde il pelo ma non il vizio.

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