• domenica , 16 Dicembre 2018

Viva l’Italia, ma perché?

Il ricordo è nitido: il vecchio professore di storia e geografia un giorno disse che noi italiani siamo nazionalisti solo quando gioca la Nazionale.
 Sebbene sia giusto esserlo quando si parla di calcio, non è giusto che gli italiani davvero siano patriottici solo in occasioni del genere: in fondo l’amore per la patria è una caratteristica costante nella storia dell’uomo. Noi poi, in particolare, discendiamo dai Romani, la cui cultura di stampo greco si basava su un amore totale e disinteressato verso la terra dei padri, al punto da superare le esigenze individuali a favore di quelle collettive. 
Ora, nonostante il Romanticismo e la naturale evoluzione tecnologica abbiano portato, oggi, ad uno spiccato egoismo di questo tipo, dove ormai il singolo e privato è sempre più importante e non è sacrificabile per il bene comune, l’amor patrio è stato ed è ancora molto forte. Basti pensare all’ingiustificata superbia nazionale francese o inglese.
Tuttavia gli italiani forse lo daranno meno a vedere, ma amano il loro paese, un Bel Paese davvero, ben consci che di patrie come l’Italia al mondo, da un punto di vista gastronomico, artistico, letterario, culturale, stilistico, naturale, musicale e umano, non ce ne sono. Le nostre eccellenze in ogni settore, dalla moda ai motori, dalle squisite pietanze ai panorami meravigliosi e unici, passando per l’artigianato e lo spettacolo, e le vittorie dei nostri atleti in ogni competizione (calcio, nuoto, scherma, basket, ciclismo) ci rendono orgogliosi e fieri di essere italiani. Un popolo certo caciarone e pieno di problemi organizzativi – ma di certo non il peggiore in questo senso – ma perlomeno simpatico.

Dal sacrificio di Codro per la salvezza di Atene alla mano di Muzio Scevola fino al milite ignoto della Prima Guerra mondiale, un filo rosso collega svariati episodi che ci ricordano in primis quanto l’amor patrio sia ancora attuale e ben presente fra noi. Poi per l’Italia (e per farla unita nel XIX secolo) si sono sacrificati tanti uomini e tante donne, per regalarci oggi una nazione così bella e così amata in tutto il mondo per ciò che offre sotto tanti e diversificati aspetti.Ci facciamo sempre riconoscere all’estero grazie ad una incredibile miscela di ignoranza, furbizia e un pizzico di sana (secondo Erasmo da Rotterdam) follia, ma anche in questo sta il bello: gli italiani sono subito riconoscibili, sono loro, non ce ne sono altri così. E poi ci sono i classici generalisti: all’estero sono meglio, sono più intelligenti, meno ignoranti et caetera. Alias l’erba del vicino è sempre più verde.
Sinceramente, e lo attestano recenti vacanze in Inghilterra, si può affermare che questi stereotipi sono stati sfatati: in primo luogo perché non si può paragonare l’Italia a nazioni molto più grandi e potenti o semplicemente diverse culturalmente a causa di motivazioni storiche opposte. In secondo luogo perché, a differenza di quello che si pensa, l’Italiano medio non è tanto più stupido ed ignorante dell’Inglese, Francese o Americano medio, restando tra nelle nazioni dell’Occidente. Anzi, spesso è proprio il contrario, soprattutto a livello di furbizia e di capacità di arrangiarsi, ma soprattutto da un punto di vista strettamente nozionale: la cultura umanistica e classica, rimasta ormai quasi solo nel nostro Paese, conferisce comunque una quantità di nozioni di letteratura, arte e storia minime nettamente più alte rispetto a quelle di altri paesi dove l’arte a malapena sanno cosa sia e la storia inizia nel 1492 (guarda caso grazie ad un genovese, e poi ricevendo un nome fiorentino).
 Dunque a volte è meglio non lamentarsi troppo e pensare a quanto sia bella la nostra cara vecchia Italia: moda, gastronomia, arte, letteratura, architettura, personaggi di spicco, commedia, storia, musica e chi più ne ha più ne metta.

E ovviamente lo sport: “Alzala in alto Capitano, perché oggi è più bello essere italiani”

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