• venerdì , 15 dicembre 2017

Il G7, spiegato bene

Il G7 è un foro di dialogo di massimo livello tra i Leader delle principali democrazie industrializzate del mondo. Un incontro informale quindi dal carattere intergovernativo in cui le 7 economie teoricamente più avanzate ed industrializzate del mondo (oltre il 63% della ricchezza netta mondiale detenuta secondo il Credit Suisse Global Wealth Report 2013) si riuniscono per discutere un argomento di interesse mondiale. Tra il 1998 e il 2014, il G7 è stato aperto anche alla Russia, diventando G8. Mosca è stata esclusa a seguito delle sanzioni riguardo l’annessione della Crimea. Questo ha scatenato la crisi ucraina, considerata illegittima da Europa e Usa. La tematica quindi è sancita dallo Stato presidente di turno, per quest’anno l’Italia.

A rotazione ciascun Paese assume il mandato annuale avvalendosi del diritto e della responsabilità di proporre le priorità d’azione ed i settori d’intervento. Di ospitare gli incontri tecnici e preparatori al vertice dei capi di Stato e di Governo, così come tutte le riunioni ministeriali. Di predisporre le bozze dei documenti di supporto ed i testi finali. Il summit dei capi di Stato di Taormina si è già tenuto il 26 e 27 maggio 2017, ma durante tutto l’anno si sono svolte e si svolgeranno incontri intercontinentali tra i vari ministri del settore. A Torino in particolare tra il 25 e il 30 settembre si discuterà di industria, scienza e lavoro. Non è un caso che i temi proposti siano così generici: devono infatti essere rilevanti per tutti i partecipanti, che provengono da tre continenti diversi.

Al termine della discussione, i sette paesi membri produrranno una dichiarazione congiunta, in cui verranno riassunte le conclusioni del meeting. Di solito questi comunicati sono piuttosto fumosi ed aleatori: raramente discutere al G7 porta a importanti accordi internazionali. Perciò, l’evento è spesso accusato di essere poco più che un’occasione, per i leader mondiali, di farsi fotografare insieme. Da una parte si può pensare il G7 come un’opportunità concreta di focalizzare l’attenzione delle potenze detentrici dei più grandi capitali a disposizione di una sola tematica.  Si crea così un fronte occidentale compatto e unito. Dall’altra si può prendere atto che ormai da anni non c’è più stata nessuna innovazione che potesse contrastare effettivamente le grandi crisi mondiali e favorire la macro-economia mondiale.

Allo stesso modo quest’anno è possibile sia lodare il risultato prodotto nonostante le difficoltà, sia sottolineare il comunicato finale in formato arido e striminzito. Un Gentiloni ridotto a giocare un ruolo cerimoniale, limitandosi a fornire uno splendido teatro dove gli esponenti sulla carta più influenti del mondo hanno potuto bisticciare come viziati rampolli; una Merkel che ambiva a trasformare il G7 in una comoda passerella verso le elezioni federali di settembre; una Theresa May ambigua, figlia della necessità di barcamenarsi tra il lungo addio della Brexit e le dubbie elezioni imminenti; un Juncker infine che non decideva da che parte pendere non sapendo se stesse rappresentando un’Unione Europea in procinto di superare gli Stati nazionali o soltanto di ripensare le proprie strutture.

A Torino la tensione è alle stelle, con i rappresentanti stranieri atterrati sul suolo italiano e la nostra sindaca decollata per Madrid. Già la decisione di allontanare l’incontro dal capoluogo rende l’idea del livello di allerta e di sicurezza impostato a Venaria lo conferma. Essere a Torino aveva un senso per i contenuti, mentre la nuova sede viene già accusata di fare da sfondo ad una semplice “vetrina” istituzionale. D’altro canto la manifestazione anarchica di dissenso indetta dalla rete antagonista Torino Reset G7 non è andata per il sottile: una ghigliottina e due manichini decapitati stesi a terra, raffiguranti Matteo Renzi e Giuliano Poletti, Ministro del lavoro e delle politiche sociali nel governo Renzi e poi del governo Gentiloni.

Secondo gli antagonisti questo incontro porterà soltanto a “più flessibilità, più miseria e più ricatti lavorativi per tutti”. “Questo Paese non ne può più di retorica sull’innovazione, sull’industria 4.0 e di trucchetti statistici per convincerci che stiamo tutti bene”. Ma giustamente l’organizzazione non si ferma e sebbene sia più cauta nel programmare visite e seminari e, oltre ad una serie di visite istituzionali e alla biblioteca Reale per vedere l’Autoritratto di Leonardo, sono in agenda sopraluoghi ai laboratori del Politecnico di Torino e una cena di gala al Castello del Valentino.

La capitale sabauda, che doveva essere la vetrina di questo evento internazionale avrebbe avuto un’occasione in più per mettersi in mostra anche grazie ai numerosi side-events, ma sembra che il timore di non saper gestire la sicurezza abbia prevalso. E così, al fine di salvare il salvabile, i ministri più influenti del mondo dovranno fare da pendolari tra il castello dei Savoia e la città. Infatti, dopo aver corso il rischio di essere sparpagliati tra l’Hotel Atlantic di Borgaro, il Jet Hotel di Caselle, l’Hotel di Rivarolo e il Pacific dell’aeroporto, i ministri italiani hanno imposto che le delegazioni fossero ospitate a Torino almeno di notte. Un’occasione perduta: l’appuntamento che molti avrebbero voluto sfruttare per promuovere anche l’immagine della città rischierà di diventare, per tutti, il G7 “di Venaria”. Le proteste a Torino. G7, Salone del Libro e tutto il resto altrove.