• venerdì , 25 maggio 2018

La storia dei sogni

Tutti gli uomini sognano. Hanno desideri che celano nel loro intimo, consci o inconsci. Spesso sono considerati premonizioni o rivelazioni delle volontà più recondite dell’io. Nel sonno riemergono dagli abissi dell’anima in un momento in cui non si hanno pensieri, in un momento in cui ci si può esprimere con totale sincerità e piena libertà.

Fin dalla preistoria l’uomo è stato soggetto alle influenze dell’inconscio attraverso la strana e misteriosa modalità dei sogni. In antichità il sogno rappresentava una connessione tra il mondo terreno e quello sovrumano. Si pensava recasse rivelazioni da parte degli dei in grado di preannunciare il futuro. La valutazione di queste immagini era affidata a vati e indovini che erano rigorosamente ascoltati e rispettati.

La prima testimonianza scritta risale al 2000 a.C. circa ed è contenuta nell’Epopea di Gilgamesh. Il re sumero sogna di lottare con Enkidu, spesso rappresentato come un uomo selvaggio allevato da animali, del quale alla fine apprezza la grandezza e il valore. Decide così di riconoscerlo come suo fratello, con il permesso della madre Ninsun. Sarà proprio lei a fornire un’interpretazione del sogno del figlio:

« Un compagno forte verrà da te, uno che può salvare la vita di un amico, egli è potente nella montagna, egli possiede la forza. La sua forza è così grande come quella del firmamento di An. Tu lo amerai come una moglie, e lo terrai stretto a te, ed egli avrà sempre cura della tua salute. Il tuo sogno è buono e favorevole. »

Queste le parole presenti sulle tavolette di creta riscoperte a Ninive nel 1852.

Anche nell’Antico Testamento viene ricordato uno dei più famosi episodi di interpretazione dei sogni. Una notte appaiono in sogno al faraone egizio sette vacche grasse e sette vacche magre. Giuseppe interpreterà poi l’immagine come la venuta di sette anni di abbondanza e ricchezza ai quali succederanno sette anni di carestia. È questa una profezia che egli ritiene provenire da Dio e dunque intrisa di accezioni religiose.

In epoca sumerica si praticava invece la tecnica dell’incubazione. Era questa una pratica magico-religiosa che richiedeva che l’individuo dormisse in un luogo sacro sotterraneo per poi recarsi da un vate che interpretasse il sogno che eventualmente era stato fatto durante la notte.

I Greci riprenderanno poi questa stessa tecnica e famoso interprete presso di loro sarà Artemidoro di Daldi. Egli fu forse il primo a scrivere trattati riguardo ai sogni come ‘L’interpretazione dei sogni’ che sarà poi ripreso in epoca moderna da Sigmund Freud, padre della psicoanalisi. Se però entrambi affermano che i sogni rivelino la verità, allo stesso tempo si discostano tra loro nel descrivere ciò che è vero. Artemidoro afferma che il vero consiste in un futuro obiettivo; Freud nella sua “Interpretazione dei sogni” scrive invece che esso coincide con una realtà soggettiva, motivo per cui in seguito con la sua teoria della libido si discosterà anche da Jung. Comunque, per il padre della psicoanalisi i sogni possono essere considerati dei pronostici. Questi rappresentano le tendenze e le ambizioni della personalità profonda che possono di conseguenza aiutare a prevedere il comportamento futuro dell’individuo. Per Freud quindi il futuro può essere costruito solo e unicamente dal soggetto.

Aristotele da parte sua, già con il suo “De somniis”, fa del sogno un oggetto della psicologia descrivendolo come un’attività psichica che svolge l’uomo nel sonno. Un’attività che oggi la massa interpreta in maniera semplicistica attribuendo a determinate immagini significati spesso impropri.

Dunque l’attività onirica ha da sempre rappresentato motivo di interesse per l’uomo, che ne cerca di spiegare la grandezza e tenta di capire i misteri della mente umana attraverso branche del sapere come la psicoanalisi e la psicologia.