• sabato , 18 novembre 2017

Dipendenza dalla speranza

di Umberto Bosco e Chiara Stratacò

Sole, venticello e tappeti di foglie di tutte le tonalità di arancione. Insomma, una tipica giornata autunnale idilliaca, da passare in compagnia. Momento perfetto anche per pensare, fermarsi e riflettere, magari su storie non troppo lontane da noi. Storie complesse, scomode e non sempre a lieto fine, come la tossicodipendenza.

Il 23 ottobre la e la 5° Scienze Applicate si sono “applicate” ancora una volta e hanno dedicato una giornata ad ascoltare le esperienze dei ragazzi della Comunità Cenacolo, a Saluzzo. Giovani uguali a loro, con un’unica differenza: hanno patito a causa di problemi che riusciamo a stento a immaginare.

L’incontro iniziale dove i ragazzi raccontano le esperienze

Racconti pieni di anima che ci fanno capire che non è un male andare a scuola ogni giorno con persone che tengono a noi e che sono disposte ad aiutarci. Tanti agi che i ragazzi della comunità non hanno avuto, e non certo per colpa loro.

Sono parecchie le domande che emergono, toccanti le loro risposte. Ricordano amici che dopo aver lasciato la comunità ed esser ricaduti nel tunnel sono morti. Faticano a dimenticare il passato, troppo difficile da eliminare.

Durante una piacevole chiacchierata in mezzo al verde, per confrontarsi sulla giornata, arriva un ragazzo. Non conosce droghe o sigarette, ma solo la preghiera. Simon infatti è cresciuto in comunità per sua volontà e parla della sua esperienza con il sorriso sulle labbra, sorriso dato da una vita serena e pacifica a stretto contatto con la fede.

Le storie di droga appaiono sempre lontane anni luce; tuttavia si rivelano anche vicinissime, dietro l’angolo. Sono cammini impervi, ricchi di ostacoli che solo poche persone riescono a superare. Spesso, grazie a un elemento tanto prezioso quanto raro: la fede. Forti di questa virtù e “dipendenti dalla preghiera”, i ragazzi della Comunità stanno ritrovando la vera persona che è in loro. Obiettivo che tra echi di sigarette e pasticche può sembrare distante, ma se le testimonianze di questi ragazzi hanno insegnato qualcosa è che la speranza è l’ultima a morire.

La speranza. Talmente complicata da trovare che è semplice dimenticarsi della sua esistenza. E invece bisogna ricominciare a cercarla, a partire dalla semplicità dei gesti di amicizia e di dialogo.