• domenica , 20 Settembre 2020

Feminism, parola dell’anno

“Parità politica, economica e sociale dei sessi”: questa la definizione di femminismo secondo il dizionario americano Merriam-Webster, che l’ha incoronata parola più significativa del 2017, evidenziando come in quest’anno la percentuale di ricerca della parola sia cresciuta del 70% con due picchi. Il primo a fine gennaio, in occasione della marcia delle donne, che, all’indomani dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, in tutto il mondo sono scese in piazza per protestare contro il nuovo Presidente. In corrispondenza dello scandalo di molestie sessuali è arrivato il secondo picco, con come protagonista il produttore cinematografico Harvey Weinstein, punta dell’iceberg rivelatrice di quanto nel mondo dello spettacolo il potere di registi, produttori o più genericamente “capi” sia utilizzato come strumento di ricatto per ottenere prestazioni sessuali dalle donne.

In principio furono le suffragette a battersi per l’estensione del diritto di voto, poi fu la volta degli anni Sessanta, anni di lotta per modernizzare il diritto di famiglia, e infine negli anni Novanta si volle che il divario salariale tra uomini e donne venisse riconosciuto e colmato. Oggi invece la nuova generazione di femministe marcia perché la molestia sessuale è diventata più subdola: è fatta di mobbing, di prevaricazione, di ricatti online e di odio generalizzato nei confronti delle donne, temute da un sesso che si dichiara forte ma che, in certi casi, si dimostra in tutta la sua debolezza.

Lo tsunami Weinstein ha fatto sì che milioni di donne in tutto il mondo sposassero l’hashtag #MeToo (a cui Time ha dedicato la copertina della Persona dell’Anno in omaggio alle “donne che hanno avuto il coraggio di rompere il silenzio” sulle molestie sessuali) e utilizzassero i social network per denunciare di essere state molestate almeno una volta nel corso della vita. Un grande coro virtuale di donne che, in ogni angolo del mondo, si sono unite per condividere la propria esperienza come fossero un’unica persona.

Le femministe del 2017 sono donne libere, consapevoli, capaci di dire “no” e di denunciare abusi e soprusi, donne unite, che protestano in piazza, che combattono e credono nella possibilità di costruire un mondo migliore.

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