• lunedì , 12 novembre 2018

Omero e Star Wars

Omero, se mai è esistito, è morto. L’epica no. Considerata dagli antichi come il genere letterario per eccellenza, non è mai veramente scomparsa. Ha accompagnato in forme diverse la storia di tutte le culture del mondo. Da Iliade e Odissea ai cicli cavallereschi del Medioevo, fino alla ripresa dell’immaginario classico nell’Umanesimo e nel Neoclassicismo, i testi epici sono sempre rimasti profondamente ancorati nei cuori degli uomini.  Solo nell’ultimo secolo sembra che l’epica sia scomparsa in favore di altri generi più adatti a rispecchiare il nostro magnifico nuovo mondo. Eppure, proprio quando nessuno pensava più a produrre testi epici, pian piano è cresciuto il fenomeno di Star Wars. Questa (intramontabile) saga sfrutta l’attualissimo e innovativo mezzo cinematografico per raggiungere un pubblico vasto e variegato. Un pubblico che oggi un testo scritto della portata di un poema epico non avrebbe probabilmente influenzato così tanto. In questo modo i valori che l’epica ha sempre avuto il compito di trasmettere sono alla facile portata di una società in cui la velocità della pellicola e l’impatto delle immagini valgono spesso più di molte parole.

L’epica ha la caratteristica di rappresentare i valori della cultura che l’ha generata, e di proporre modelli da seguire e non seguire. In Omero, l’intento normativo/didascalico permea tutta l’opera e codifica personaggi e situazioni familiari alla cultura della Grecia arcaica (il supplice, il banchetto, la vestizione dell’eroe…). In Star Wars i temi sono altri. La shame culture è sparita e ha lasciato il posto a eroi che si battono per una Causa comune: la ribellione a un crudele regime totalitario (tema molto sentito nel mondo di oggi). Non conta più il singolo combattente, ma la Resistenza, la Libertà. La morte non porta più solo l’immortalità nel ricordo, ma è un disinteressato sacrificio per un bene più grande. Non si è più soli, ma si combatte in gruppo. L’ambientazione non è più nostra vicina e contemporanea (o quasi) come lo era per i Greci di Omero. Tutto si svolge tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana. Questo ci distacca completamente dal racconto, rendendoci giudici più obiettivi delle intenzioni dei personaggi: distinguiamo bene e male senza essere coinvolti in nessuno dei due. I personaggi, gli eroi, sono ben scritti (e portati in vita da attori di alto livello): ognuno ha le sue ombre, i suoi rimorsi, la sua storia. Qui il messaggio è la lotta perenne tra bene e male, nella quale bisogna sapersi schierare dalla parte giusta ma dove spesso i confini tra le due parti non sono così definiti come sembra all’apparenza.

Questo VIII capitolo è solo un petalo che si aggiunge alla grande rosa dell’universo di Guerre Stellari, che comprende otto episodi tra saga originale, prequel, sequel, spin-off e almeno (così dicono i rumors) tanti altri film in programma da bastare fino quasi al 2030. Mentre da un lato è lampante l’intento economico, quello di allungare e allungare una storia già conclusa per portare il box office a guadagni esponenziali su un lungo periodo di anni (anche quando i film spariscono dalle sale, le vendite di gadget, magliette e quant’altro assicurano all’azienda enormi profitti) , dall’altro non si può non fare un paragone tra questo modo di parlare di grandi epopee di personaggi e la famosa epica omerica. Se più di 2500 anni fa erano gli aedi e i rapsodi (dal greco rapteinv, cucire), a proporre il loro canto di vicende che erano parte della cultura di tutti, oggi chiunque può conoscere questo mondo di pianeti lontani e spade laser semplicemente andando al cinema, o addirittura dalla propria casa. I “rapsodi” di oggi sono i padri che raccontano ai figli degli eroi con cui sono cresciuti e che li portano a vedere l’ultimo film in sala.

La saga di Guerre Stellari è un fenomeno così esteso e longevo che ormai si può definirlo con sicurezza un patrimonio di storie condiviso da tutto il mondo occidentale. Un simbolo, non solo di un’epoca ma di una cultura. E questo simbolo è l’epica di oggi.

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