• giovedì , 20 settembre 2018

I giovani e la globalizzazione

di Vittorio Tucci

Mondialisation in francese, globalizaçion in spagnolo, globalisierung in tedesco: non c’é Paese in cui non si parli di globalizzazione. Globalizzazione significa vivere in un mondo unico, ma bisogna capire in che modo vivere, in particolare come lo fanno i giovani.

Paesi più forti da sempre diffondono in tutto il mondo usanze e tradizioni. La cultura statunitense si è affermata ovunque, é detta americanizzazione, dalla moda agli atteggiamenti giovanili.

Jeans, stivaletti, magliette con citazioni ed immagini più svariate costituiscono il consueto abbigliamento giovanile. Adeguarsi alla massa è la parola d’ordine così come apparire. Sfoggiare le firme più prestigiose fa sembrare ricchi. Bisogna avere le scarpe di un marchio famoso, il cui prezzo é di cinquecento o più euro. Che costano però lunghe e dure ore di lavoro a bambini e ragazzi dei Paesi più poveri così costretti a rinunciare al diritto all’istruzione e allo svago. Questi ragazzi indossano jeans e magliette come i nostri, non per seguire la moda, ma perché missioni e enti di beneficenza forniscono loro abbigliamento usato.

Altra moda comune é quella dei piercing e dei tatuaggi senza pensare ai danni che possono procurare. I tatuaggi coprono non solo alcune parti del corpo, ma anche le coscienze. Non si pensa più con la propria testa: seguire le mode significa non essere se stessi. Il modo di vestire non sempre rappresenta la propria personalità, ma é un mezzo per non sentirsi esclusi dal gruppo.

La globalizzazione porta con sé anche un grande rischio: l’impoverimento culturale locale e la perdita delle radici con la condivisione acritica di modelli di vita provenienti da lontano: dall’Oriente giungono pratiche e tradizioni religiose che alcuni giovani seguono per compensare il proprio impoverimento spirituale.

La globalizzazione, se interpretata e vissuta bene, può anche convivere con i particolarismi e produrre effetti positivi: ha, infatti, l’indubbio vantaggio di mettere in contatto giovani molto distanti tra loro, consentendo scambi culturali e facendoli diventare cittadini del mondo. Alcuni giovani lavorando nel campo delle ricerche all’estero: non solo arricchiscono il proprio bagaglio culturale, ma aiutano anche il Paese d’origine e il mondo intero.

Un aspetto positivo della globalizzazione per i giovani é “l’outsourching“, parola inglese traducibile in italiano con il termine esternalizzazione. L’ “outsourching” rappresenta un’opportunità di lavoro per giovani laureati dei Paesi in via di sviluppo, la cui manodopera costa meno di quella locale. Questi, restando a casa loro, possono svolgere tramite internet in lingua inglese lavori per ditte e imprese soprattutto statunitensi e inglesi. Un esempio ce lo offrono proprio Karim e Sambou, che hanno deciso di fondare la loro “Rising Data Solutions” in Africa, un continente tagliato per lo più fuori dai processi di globalizzazione. I due giovani imprenditori hanno stabilito la loro attività in Ghana, superando la diffidenza dei clienti americani, ma alla fine sono riusciti a avviare la loro attività e oggi la “Rising Data Solution” offre servizi per varie compagnie statunitensi.

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