• mercoledì , 18 luglio 2018

“Scripta volant”: il valore della lettura oggi

Tra il 1968 e il 1969 Dino Buzzati curava la rubrica settimanale sul “Corriere dei piccoli” chiamata “i perché di Buzzati”. Qui sollecitava i giovani lettori a proporre le domande che più incuriosivano i loro animi. E sfogliando le pagine si potevano finalmente visualizzare, quasi con valore psicanalitico, i dubbi della propria esistenza e, resi consapevoli, affrontarli. Ma era anche un modo per capire le tendenze e i problemi di una società. Per questo a “Tempo di libri” non è mancata un’attività dedicata, il “laboratorio dei perché”, con la partecipazione di piccoli e adulti selezionati dai centri di detenzione, due fasce completamente diverse della comunità.

Così leggere fa bene, un mantra forse trito ma esaustivo. La lettura infatti prepara ad approcciarsi con la vita, anche se spesso ostacolata dal mondo multimediale. Umberto Eco credeva nella risorsa di Internet, dove è raccolta una cultura enciclopedica e permette a chi ne usufruisce di ricevere conoscenze globali. A patto di averle tra le mani, scritte. Infatti tirando le somme il bilancio è oggi in contraddizione. Il mondo informatico destrutturalizza e frammenta la scrittura, portando dalla possibilità di consultare un sapere universale a specifiche aree di dibattito spesso neanche troppo attendibili. Una conseguenza del “tutto e subito”, motto della modernità digitale. Su questo aspetto riflette Tom Nichols in un saggio. La critica è rivolta in particolare al mondo visivo odierno che propone sempre più video e foto per comunicare, spesso traviando lo spettatore che si trova ad avere una conoscenza effimera e nebulosa. Superficiale. Ma spesso l’unica accettata e desiderata.

Negli ultimi decenni infatti si è persa sempre più fiducia nello scritto. Per fare un esempio, basti citare lo scandalo delle false notizie pubblicate dal governo USA sullo stato della guerra in Vietnam, come ben rappresentato nel film The Post. Con la conseguente e malaugurata diffusione di un’ignoranza acclamata come simbolo di libertà delle trame statali. E forse i risultati elettorali italiani degli ultimi giorni sono figli di ciò. Ma la lettura non solo fornisce conoscenze adeguate a destreggiarsi nella vita quotidiana, ma a detta della comunità scientifica favorisce il relazionarsi con l’altro e il rapportarsi con le azioni da svolgere. Lo dimostrano gli psicologi David Kidd e Emanuele Castano. Dallo studio da loro condotto su un campione di mille partecipanti, emerge infatti che lanarrativa rende più empatici, in grado di decifrare le emozioni nel volto di chi si ha di fronte. Ciò avviene perché i bravi scrittori trasformano il lettore stesso nell’autore lasciando quesiti irrisolti sui loro personaggi. Lo scopo è  una immedesimazione subitanea. Non può mancare l’autorità della “mecca” della ricerca, la californiana università di Stanford. Qui Natalie Phillips e la sua equipe di neurobiologi hanno analizzato i benefici portati dalla lettura sul cervello. A partire dall’analisi di un gruppo di studenti alle prese con Mansfield Park, romanzo di Jane Austin. Posti all’interno di una macchina per le risonanze magnetiche. Dall’esperimento è stato notato, come afferma Phillips, che leggere “richiede la coordinazione di funzioni cognitive complesse e multiple”, impiegando la parte dell’encefalo in opera nelle “funzioni di esecuzione”. Allena quindi ad attività che necessitano una maggiore attenzione, nell’ambito lavorativo e non solo, per portare a termine un compito.

La lettura aiuta così a migliorare nel rapporto con sé e con gli altri. A crescere. E Italo Calvino fa osservare, nel saggio “Perché leggere i classici”, che non c’è un’età per la lettura di un libro. ma ognuna offre una diversa interpretazione del testo, assumendo un’importanza cruciale nella presa di coscienza di sé. Un piccolo dettaglio che il mondo multimediale e la sua lotta volta all’affermazione di uno “scripta volant”, allettante ma vacuo, non può sperare di proporre. Scripta manent e la lettura persiste.