• giovedì , 20 settembre 2018

Breve elogio della lentezza

Un click su “invia” e subito compare la prima spunta. Pochi secondi ed ecco la seconda. Messaggio inviato con successo. Guardando un altro cellulare, qualcuno sorride. Ora funziona così: si è importanti quando si illumina lo schermo. L’autostima dipende da quei pochi secondi che l’altro ha impiegato per scrivere quella manciata di parole. Ma tutto ciò non è abbastanza. Non per tutti almeno. Non per chi attribuisce a se stesso ed agli altri un vero valore.

Alle cose importanti infatti è necessario dedicare del tempo. Oramai perfino il download di un film ci sembra lento, ci fa irritare, ed è sempre più difficile riuscire o dedicare veramente delle ore a qualcuno. Ma il valore che si attribuisce a qualcosa dipende proprio da quanto si è disposti ad aspettare. L’importanza è figlia dell’attesa. Ed il desiderio è tale solo in quanto tensione, aspettativa, ricerca ancora insoddisfatta. Dopo si tratta di compiacimento.

Tutto questo solo quando l’attesa è stata abbastanza lunga, quando si è stati abbastanza lenti, si è saputo attendere. È fondamentale accorgersi del fatto che non si può essere davvero importanti per qualcuno che non ci sa aspettare, e non si vuole davvero una cosa se non si è disposti ad averla con lentezza. E l’attesa è sempre più simile alla felicità man mano che si avvicina la soddisfazione del desiderio. Fatto che è perfettamente spiegato nel “Piccolo principe”: “Se, ad esempio, tu verrai da me tutti i giorni alle quattro, io dalle tre comincerò ad essere felice.”

Chi non desidera veramente qualcosa rende, con il tempo, a dimenticare, e quindi smettere, di desiderare.
Invece chi brama profondamente alimenta sempre di più questo volere nell’attesa, così come il vento spegne le deboli fiammelle ma alimenta il grande fuoco, ciò che desideriamo veramente. Solo attraverso la lentezza, l’attesa, siamo obbligati a domandarci sinceramente cosa vogliamo, e quali siano le ragioni del nostro volere. Siamo costretti a quantificarne l’importanza, e quindi l’intensità. Infatti nessuno vuole perdere tempo per ciò che non lo interessa davvero.

Ma c’è un desiderio che non si può quantificare, né dimenticare: è l’amore. Non ha un tempo definito, ma è tensione infinita. Chi ama aspetta. Senza pretese, senza domandarsi fino a quando. L’amore è l’esasperazione dell’attesa, il simbolo della lentezza portata alle sue estreme conseguenze, che tende all’eternità. Ed essendo intrinseco nell’animo umano in quanto tale, poiché la lentezza si lega a lui con nodi così inestricabili, continuerà ad esserne l’emblema, e quindi, in qualsivoglia tempo, luogo o situazione, imprescindibile.

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