• mercoledì , 21 novembre 2018

Cento e più domande alla professoressa Scaranari

Perché ha deciso di scrivere questo libro?

“Lo stimolo per scrivere “Cento e più domande sull’Islam” è arrivato dal direttore dell’Elledici, don Valerio Bocci. Inizialmente avevamo pensato di far un piccolo manuale dedicato ai diversi settori del mondo islamico con cui ci si pone in contatto più frequentemente. Poi abbiamo deciso di allargare la prospettiva fornendo un manuale snello, veloce da leggere e curioso in modo che l’accostarsi al mondo dell’Islam fosse qualcosa di accessibile a tutti e il più preciso possibile”.

 

Cosa intende con la frase: «Ci sono tanti Islam quanti sono i fedeli islamici»?

“È un paradosso che sta a indicare che nell’Islam non esiste un magistero nella comunità dei fedeli e quindi ogni musulmano attinge alla rivelazione divina leggendo le parole del Corano; quindi all’interno del mondo islamico ci sono infinite sfumature interpretative del testo sacro. Parlare dell’Islam significa parlare di una realtà che presenta diverse espressioni e manifestazioni, soprattutto sul modo in cui si vive, si pratica e ci si rapporta con le altre popolazioni”.

 

Cosa bisogna combattere dell’Islam e come possiamo farlo?

“Non userei il termine combattere, ma piuttosto comprendere e porre in discussione. La prospettiva esistenziale islamica e quella cristiana hanno molti punti in comune e altri di dissenso: se parliamo di un rapporto religioso bisogna prima conoscere le prospettive teologiche del mondo islamico e di quello cristiano e comprendere che non sono uguali, che ci sono differenze significative. Partendo da queste ci si può mettere in gioco per trovare una reciproca convivenza. C’è da combattere certamente il tipo di fondamentalismo religioso trasformato in lotta armata, sia all’interno del mondo islamico da parte dei musulmani stessi che da parte delle forze dell’ordine occidentali in modo che queste forme armate non rappresentino un pericolo per i cittadini del mondo”.

 

 

Cosa possiamo fare noi giovani per cercare di integrare e non creare divisioni all’interno di una comunità?

“Al giorno d’oggi le differenze ci sono e devono esserci perché sono una ricchezza: non si può pensare di uniformare tutto in un’unica grande religione universale, frutto di sincretismo ma bisogna essere consapevoli delle differenze ed è necessario che le nuove generazioni imparino a rispettarle e non ad annullarle perché quando questo succede si tende a giungere alla violenza”.

 

L’Islam è un problema religioso o politico?

“Non lo definirei un problema, quanto una situazione in atto poiché il mondo islamico vive al proprio interno una forte crisi politica e religiosa. Il rapporto con il mondo occidentale riflette questo dissidio interno che l’Islam sta vivendo. Esso oggi è attraversato da correnti diverse riguardanti l’interpretazione del testo sacro, da movimenti politici che strumentalizzano la religione per fini non religiosi. Inoltre è anche in crisi a causa dei vari leader politici che governano le diverse nazioni e stiamo vivendo in un momento di forte contrasto tra il mondo sunnita e sciita”.

 

 

Ci troviamo di fronte a una “invasione” musulmana in Europa?

Invasione non è un termine adatto, più che altro i numeri attestano una forte immigrazione; occorre essere realisti valutando le sfide e le opportunità di questa presenza. Certamente ci sono dei rischi ma non si può ridurre tutto a questo: quando i governi delle nazioni alzano solo muri, evitano di guardare la realtà, se allargano l’accoglienza in modo esagerato, sono sprovveduti. Di fronte a un fenomeno di immigrazione, quindi, deve esserci un giusto equilibrio tra accoglienza e salvaguardia del proprio Stato: l’essere troppo accoglienti e remissivi di fronte a richieste di modifiche legislative o cambiamenti di usi e costumi porterebbe ad una perdita di identità del popolo europeo. Alzare un muro, invece, non creerebbe un conflitto armato ma una difficoltà all’interno dell’Unione Europea”.

 

Cosa pensa del libro della Fallaci “la rabbia e l’orgoglio”?

“Oriana Fallaci deve essere compresa nel suo stile e nella sua personalità. Questo libro è scritto con toni molto forti e aggressivi e certe volte anche violenti, però questo rientra un po’ nel suo personaggio. Le va comunque attribuito il merito di aver colto ed esplicitato la presenza di problemi perché, troppe volte, quando si parla del confronto con il mondo islamico si è trascinati da un eccessivo buonismo che tende a nascondere l’esistenza di questioni di difficile risoluzione”.

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