• mercoledì , 18 luglio 2018

La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie

Mario Valle, scienziato al centro di calcolo scientifico di Lugano, si è avvicinato al metodo Montessori perché voleva iscrivere il figlio in un’asilo in cui venisse rispettato. Si rese conto che il suo lavoro aveva molti punti in comune con questo tipo di pedagogia, infatti la scuola Montessori punta molto sulla visualizzazione scientifica: trasformare i calcoli in modo che siano visibili, come fa anche lo scienziato che, visualizzando le formule, può ragionare in maniera più efficace. Questa pedagogia punta inoltre sulla concretizzazione di concetti astratti.

Maria Montessori era una scienziata che è arrivata a capire il funzionamento del cervello 100 anni fa. Credeva che i risultati ottenuti fossero strettamente legati con l’uso di diversi materiali e che questi avessero una corrispondenza nel cervello dei bambini. Valle si è reso conto che i bambini che c’erano all’epoca della Montessori sono uguali a quelli di adesso, il cervello non è cambiato. Uno studio dimostra che il QI aumentava di 3 punti ogni 10 anni, invece dagli anni ’90 sta succedendo il contrario, anche la creatività nell’ultimo periodo sta calando.

Nelle scuole Montessori i bambini sono sempre in movimento, corrono, giocano, guardano cosa fanno i loro compagni. Anticamente si pensava che gli uomini avessero una mente divisa: una parte per pensare e una parte operativa. I recenti studi di Giacomo Rizzolatti dicono che non c’è divisione tra movimento e comprensione. Nell’osservare il lavoro di altri si utilizzano i neuroni specchio che lavorano per imitazioni e comprendono il perché di determinati movimenti. Usando la tecnologia non si agisce sul sistema specchio, che non riesce a capire lo scopo ma fa solo lavoro automatico. Entrando nella scuola del figlio, Mario Valle si accorge che i bambini sono più attratti dalla macchina da scrivere piuttosto che dal computer perché li soddisfa di più.