• lunedì , 25 giugno 2018

Odifreddi. La democrazia non esiste

“Bellissimo e strabiliante” è la unga sequela di aggettivi, tutti positivi, che accompagna la presentazione del libro “La democrazia non esiste”  di Piergiorgio Odifreddi da parte di Oscar Farinetti. I due sono amici ed il clima è sereno. Si sprecano così battute da parte del matematico sull’essere stato invitato all’ora di pranzo per questo dialogo socio-politico e letterario (per chi non lo sapesse Farinetti è il proprietario, già fondatore, di Eataly).

Come spiega l’autore la volontà di scrivere un libro sulla critica alla politica odierna nasce dal fatto che circa sessanta giorni fa si sono consumate le ultime elezioni politiche, per gli amanti del politichese: elezioni legislative.

 

Per le brevi tempistiche del Salone (e per mantenere leggero l’intervento) vengono evitati i commenti sulle forme antiche di governo come monarchia e oligarchia (per Odifreddi ancora attuale). Farinetti ha incalzato il  matematico affinché spiegasse perché vi siano in democrazia non uno bensì cinque poteri che determinano la politica di uno stato.

I primi tre sono quelli tradizionalmente riconosciuti, teorizzati da Montesquieu nell’opera “Lo spirito delle leggi”, sono ritenuti e mantenuti separati. Ma l’autore improvvisamente fa riferimento alla situazione odierna in cui molte volte i compiti tipici del legislativo, il parlamento, sono svolti non da esso ma dal ramo esecutivo, il Consiglio dei Ministri.

Il Quarto Potere, per i cinefili film cult di Orson Welles (regista americano degli anni tra la Seconda Guerra Mondiale e gli anni Ottanta) rappresenta il potere molto grande dei giornali, grande poiché influenza direttamente le idee del popolo. Qui sorge la critica del mercato editoriale italiano, concentrato nelle mani di pochissimi individui e spesso famiglie, per cui l’azienda diviene oggetto di eredità. In questa analisi, però, viene omesso un particolare che ormai ha preso il sopravvento sui giornali, i social network.

Il Quinto potere è, per Odifreddi, tipico dell’Italia, è quello rappresentato dalla Chiesa. L’analisi di questa influenza sulla democrazia è certamente di parte e magari non molto condivisibile dai più. Egli è dichiaratamente ateo. Battuta sul fatto che non beve poiché non crede nell’esistenza dello spirito.

Infine il discorso volge verso un’analisi del perché esistano i confini. Anche qui la passione politica prende il sopravvento e il dialogo diviene un’analisi non sempre corretta sugli orrori della colonizzazione inglese in India e la spartizione del 1916 con l’acordo Sykes-Picot in Siria, trattato con cui popolazioni arabe vennero separate da una linea tracciata con il righello, o la più recente modifica dei confini del Kuwait.

Nonostante Piergiorgio Odifreddi sia un matematico e quindi forse non espertissimo come teorico politico, il libro sembra  apprezzabile ai più anche privi di una istruzione specifica e appare come critica positiva al sistema italiano.