• venerdì , 25 maggio 2018

Guardiamo al passato, speriamo nel futuro

Prendere “Lucciole per lanterne”: questo l’errore in cui lo storico può incappare guardando al passato, questo il titolo del dibattito che si è tenuto  allo Spazio Duecento del Salone del Libro. Già a partire dalla locandina, l’incontro assume un tono di giocosa sfida: a “duellare” sono due intellettuali torinesi, lo storico Alessandro Barbero e il filosofo Maurizio Ferraris. Il tema, lo stesso su cui si incentra il Festival della Comunicazione che si terrà a Camogli, sono le visioni del passato e le visioni del futuro.

È possibile, sulla base di fatti storici del passato, prevedere cosa accadrà in futuro? Cicerone ha affermato che la storia è “magistra vitae”, come il filosofo Carl Gustav Hempel ha provato ad analizzare puntualmente la storia per anticipare il futuro. Forse è possibile individuare leggi generali che governino la storia. Ma, come afferma Ferraris, pur essendoci una minima prevedibilità nei comportamenti umani, quando si ha a che fare con la Storia si incontrano alcune difficoltà. Infatti in molti casi ciò che avviene non ha neppure un valido motivo, non solo nell’ambito delle grandi decisioni, ma anche nella vita quotidiana: sono ben poche le certezze umane , oltre al sapere “che l’acqua bolle a 100°C”. 

Inoltre, è difficile conoscere davvero anche le figure storiche più importanti: man mano che si risale ad eventi sempre più antichi, i dati che possediamo sono sempre più inattendibili, le testimonianze sempre più incerte. Tra controversie e dubbi, bisogna tener conto anche che la memoria umana è incline alla falsificazione.

Per Barbero, prevedere il futuro sulla base della storia è assolutamente impossibile: si tratta di un’illusione, poiché persino degli eventi passati conosciamo poco. Contrariamente a ciò a cui siamo portati a pensare studiando i manuali di storia, il passato è come un grande puzzle nelle nostre mani, del quale possediamo solo il 10% delle tessere. Certo, una parte del disegno riusciamo a ricostruirla, entrando nel contesto storico del fatto in questione, studiandone le sfumature. Il dramma, però, è che non sapremo mai cosa significa vivere nell’incertezza di chi quel fatto l’ha vissuto sulla sua pelle, chiedendosi “come sarebbe andata a finire”.

I testi su cui si basa la ricerca dello storico possono essere falsi, le testimonianze di parte: non conosceremo mai come la guerra Gallica si è realmente svolta, poiché non conosciamo neppure la versione dei vinti, ma solo quella dei vincitori. “Raccontare una battaglia”, come afferma il duca di Wellington, “è come raccontare un ballo”: ogni evento è determinato da un’infinita serie di variabili, ed è quasi impossibile considerarle tutte. Le nostre visioni del passato, dunque, sono labili quanto quelle del futuro. Rimangono domande a cui non riamo in grado di rispondere in maniera oggettiva: gli italiani nel ’36 erano fascisti? I tedeschi erano a conoscenza dello sterminio degli Ebrei in atto? E se sì, erano d’accordo?

Il passato, pur avendo il vantaggio di essere concluso, riserva ancora molte sorprese. Ogni tanto, afferma Barbero, saltano fuori nuove informazioni: ad esempio, si è scoperto che i grandi regni di Israele di cui parla la Bibbia non sono mai esistiti. Altre volte, invece, la nostra visione del passato si cristallizza, ci fissiamo su un’unica versione: Nerone rimane “l’imperatore malvagio” per eccellenza, nonostante le recenti rivalutazioni sul suo operato. Ci sono casi in cui la nostra idea del passato muta al mutare dei valori della nostra società: un tempo Cristoforo Colombo o i Conquistadores erano considerati eroi, oggi sono ritenuti responsabili dello sterminio di vite innocenti tra gli indigeni americani. Ognuna di queste nuove interpretazioni, afferma Ferraris, conserva in sé le precedenti: forse più ci allontaniamo dal passato, più ci chiariamo le idee.

 

Su un punto i due sfidanti si trovano d’accordo: l’interpretazione del presente, – anche a causa delle nuove modalità di comunicazione, che ci mostrano un unico evento sotto molteplici punti di vista -, appare ancora più ardua e incerta.

Da questo grande crogiuolo di idee nasce un’unica certezza: il mondo è complicato, e dunque anche l’interpretazione dei fatti che lo interessano. La nostra curiositas di esseri umani ci porta oggi, come ci porterà in futuro, a chiederci il perché di ciò che accade. La nostra forma mentis ci induce a ricercare una causa, uno svolgimento e una conclusione negli eventi che studiamo. Forse non otterremo mai risposte certe, forse rimarremo persi nel dubbio. Oppure, una labile ma salvifica visione, del passato o del futuro,  ci aspetta dietro l’angolo.