• domenica , 16 Dicembre 2018

Stanley Kubrick, 90 anni fa nasceva il grande regista

2001: Odissea nello Spazio, Arancia Meccanica, Il Dottor Stranamore. Non è facile ridurre a poche righe la carriera di Stanley Kubrick, il genio del cinema che quest’anno avrebbe compiuto 90 anni. Nato a New York il 26 luglio 1928 e deceduto il 7 marzo 1999, è stato uno dei registi più convincenti della contemporaneità, in grado d’infilare un capolavoro dopo l’altro, spaziando attraverso generi completamente diversi tra loro, dalla fantascienza al dramma storico, passando per la guerra e gli antichi romani.

Lettore indefesso, trasse la maggior parte dei suoi film proprio dai romanzi che leggeva spesso superando gli autori stessi. Steven King, per esempio, non ha mai gradito la trasposizione di Shining; per Lolita poi chiese direttamente a Vladimir Nabokov di realizzare la sceneggiatura ma la stravolse completamente. Si narra inoltre che Kubrick avesse proposto a Umberto Eco di trarre un film dal suo Pendolo di Foucault ma lo scrittore rifiutò perché la trasposizione de Il Nome della Rosa non gli era piaciuta. Inoltre John Turturro ama ricordare un dettaglio curioso: Kubrick, dice, conosceva le opere di Primo Levi a memoria.

Il primo amore di Kubrick però fu un altro tipo di pellicola: quella fotografica. Da giovane infatti iniziò lavorando come fotografo e poi riversò le conoscenze acquisite fotografando nel cinema. Si racconta che fotografò tutte le porte del set di Shining per capire quale fosse quella perfetta per la famosa scena dell’ascia; per scegliere il berretto dei drughi di Arancia Meccanica mise in piedi un vero shooting e sperimentò usando lenti e obiettivi innovativi. Barry Lindon, per esempio, è stato girato con un obiettivo sviluppato dalla Nasa che permetteva di avere scene luminose in interni senza dover ricorrere a luci artificiali.

Artista poliedrico, portò anche un altro grande amore nei suoi film: la musica. Se in 2001: Odissea nello spazio aveva scelto brani classici, per rappresentare la follia di Arancia Meccanica Kubrick virò per la sperimentazione più estrema: si affidò infatti alla compositrice Wendy Carlos, una delle prime artiste a usare il sintetizzatore. La donna rilesse brani celebri come l’Ouverture del Guglielmo Tell, le note de La gazza ladra e l’Inno alla Gioia di Beethoven con toni così dissacranti da fare scalpore quasi più del film stesso.

Kubrick non girava certo un film all’anno: era noto infatti per il suo incedere lento, per il lavoro certosino che faceva in ogni film, per il moltissimo tempo dedicato a girare ma soprattutto a montare le proprie opere (basti pensare che alla fine, in quarantasei anni di carriera, realizzò solo tredici lungometraggi). Durante la lavorazione dei suoi film non rinunciava ad una perfezione tecnica e formale, pretendeva moltissimo anche dagli attori (si racconta che Tom Cruise in Eyes Wide Shut, l’ultimo film completato dal regista, abbia dovuto ripetere una scena per ben novantatrè volte).

Tra le caratteristiche del regista c’è stata la capacità di cambiare genere: tra gli anni ’70 e ’80 realizzò lo storico ed estetizzante Barry Lindon; una pausa di cinque anni ed il grande successo di un horror inimitabile come Shining; sette anni dopo era tornato alla guerra, il suo genere più rivisitato, con Full Metal Jacket, un film che racconta con un cinico ed esasperato realismo il conflitto in Vietnam.

Lontano da schemi e convenzioni care ad Hollywood ha vinto un solo Oscar nel 1969 per i migliori effetti della sua Odissea nello Spazio; i suoi film hanno ricevuto tuttavia molte statuette e hanno incassato cifre record. Lo scorso mese infatti in soli due giorni di programmazione al cinema ha sbancato il botteghino: 2001 Odissea nello spazio, a mezzo secolo dalla prima uscita sul grande schermo si è confermato un classico senza tempo, un film capace di calamitare vecchie e nuove generazioni. Basta forse questa considerazione per evidenziare l’attualità del cinema di Stanley Kubrick.

 

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