• lunedì , 30 Novembre 2020

Il ponte di Brooklyn genovese

di Gaia Massimello

E’ passata ormai più di una settimana dal crollo del ponte Morandi a Genova. Da quando i genovesi hanno perso uno dei simboli della loro città, il loro “ponte di Brooklyn”. Quel ponte costruito nel 1967, dopo anni di duro lavoro per poi venire distrutto in una manciata di minuti nella piovosa mattinata del 14 Agosto. Crollato a terra come una foglia dopo un soffio di vento. Il cuore degli italiani spezzato in due dall’ennesima tragedia.

Il pensiero di tutti va subito ai motivi del crollo: età, inquinamento che aggredisce i materiali logori, traffico sono  le cause sollevate dalla commissione ispettiva istituita dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ma secondo i giornali ce ne sarebbero altre, a cominciare dal violento nubifragio che ha colpito Genova quel giorno. Poi la notizia choc: la causa principale potrebbe essere una carenza di manutenzione. Erano state già denunciate tempo fa oscillazioni alla società Morandi, responsabile della manutenzione del ponte, archiviate poi per mancanza di soldi. I materiali del ponte infatti, non erano adatti a sostenere un aumento di traffico del genere, quadruplo rispetto agli anni ’70, poiché il cemento degrada e collassa nel tempo.

Al dolore per le perdite si aggiunge la rabbia e la confusione. Molte le domande dei familiari delle vittime che chiedono i colpevoli, non ancora individuati, perché è inammissibile che nel 2018 accadano ancora tragedie simili. Chiedono giustizia e sicurezza, concetti alla base dello Stato, senza i quali si perde il senso stesso della comunità, e ci si sente persi. Chiedono come sia possibile che un ponte di tale importanza non sia stato reso abbastanza sicuro, e per di più costruito su centri abitati, rendendo pericolosa anche la zona circostante.

I cittadini sono sconvolti e indignati, ecco il motivo per cui solo 19 famiglie delle vittime hanno accettato i funerali di Stato. “Una doverosa giustizia che, però, nulla può cancellare e restituire” sono le parole dell’arcivescovo Bagnasco durante la cerimonia. Toccante anche l’arrivo dei vigili del fuoco, seguito da un applauso durato un minuto intero, simbolo di commozione, gratitudine e ammirazione. Un applauso per quegli uomini coraggiosi che hanno rischiato, e rischiano ogni giorno, la loro vita per salvare quella di molte altre persone. Si è commosso anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arrivato alla cerimonia dopo essersi recato sul luogo del crollo. A seguire l’unione alla preghiera della comunità islamica, a rappresentare come una tale disgrazia possa unire uomini e donne di religioni diverse, a discapito di tutti i conflitti.

Una disgrazia che ha segnato tutti nel profondo, soprattutto coloro che hanno assistito alla terribile scena. Icona dell’accaduto un camion verde, fermo a pochi passi dallo strapiombo, salvo per miracolo. Il conducente racconta spaventato la sua storia, di come abbia rallentato vedendo una macchina che lo superava, di come abbia visto quest’ultima sprofondare giù nel baratro, e di come il destino l’abbia voluto salvo. 

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