• venerdì , 19 ottobre 2018

Alternanza scuola-lavoro, a lezione di giornalismo

Le mani tremanti, una goccia di sudore che riga la fronte: due studenti entrano nel mondo del giornalismo.

Con la riforma della «Buona scuola», nel 2015 viene introdotto nei Licei di tutta Italia l’alternanza scuola-lavoro. Un progetto nato per far crescere gli alunni delle superiori guardando al loro futuro. Ecco Enrico Bertinetto e Amedeo Avondet, due liceali tra giornalisti. Un’affascinante avventura proposta della testata giornalistica « La Voce e Il Tempo» a cui aderiscono alcuni Licei torinesi tra cui Valsalice. Una settimana per vivere la redazione .

Sotto la guida di Marina Lomunno e dei suoi colleghi, i due ragazzi hanno conosciuto il tesoro nascosto dietro le 32 pagine del settimanale. Alle 9.30 di lunedì 17 settembre l’appuntamento in redazione. Appena entrati si può osservare una grande bacheca, la «stella polare» dei redattori, dove sono affisse le idee delle future pagine del giornale. Da lì inizia la «cucina» del settimanale.

Una fucina in perenne movimento. Questo è il giornalismo. Si lavora con un obiettivo, creare uno strumento di carta che, come un binocolo per i cacciatori, permetta ai lettori di vedere più lontano e con maggiore accuratezza.

Osservare e ascoltare sono le fondamenta di questa professione: è ciò che i due liceali hanno potuto sperimentare sulla loro pelle. Viene subito spiegato loro il programma della settimana, successivamente inizia il «lavoro». Seduti accanto ai giornalisti vedono come essi proiettino un’idea sul menabò e costruiscano la pagina, mentre dagli altri computer si sente il suono delle tastiere, dita che corrono veloci sulle lettere. Quando il testo viene scritto, l’immagine è stata scelta e la pagina è stata disegnata, tutto viene mandato nel «forno»: l’area design. Dove gli studenti possono osservare come vi sia un vero e proprio studio per dare un certo dinamismo alla grafica del giornale. Se grafico e responsabile della pagina sono convinti, la bozza dell’impaginato viene stampata per essere corretta da un redattore: in questo caso dai due valsalicensi. La bozza viene riletta più volte sino a quando non viene approvata dal direttore.

Tutto si ripete anche il secondo giorno, con la novità che questa volta gli studenti comprendono ciò che accade, nel vero senso della parola, dal latino «cum prehendere» cioè prendere e tenere insieme, cogliere il significato e legarlo alle proprie conoscenze. Possono quindi leggere con occhi nuovi e dire cosa ne pensano.

Arriva mercoledì: i redattori possono iniziare a fare scorrere l’inchiostro sulla carta, si tratta di scrivere gli appuntamenti della settimana. Un passo che sembra essere un volo intercontinentale per i due allievi del classico. Soprattutto quando scoprono che sul giornale di giovedì 20 settembre è pubblicato il loro piccolo/enorme (se visto con gli occhi di un sedicenne) contributo.

La sera di giovedì ha luogo la riunione di redazione dove si progetta come fabbricare il nuovo utensile, qui avviene uno scambio di idee, dove si esce quando tutti sono convinti del lavoro, «cum vincere» legare insieme, che è ciò che avviene: tutti, persino i ragazzi vengono coinvolti nel pensare il nuovo giornale.

Venerdì si ricomincia, lo stesso obiettivo, ma altre notizie. La bacheca, vista il primo giorno è aggiornata e questa volta è la stella che guida anche i due giovani.

Dopo una settimana si capisce il meccanismo di questa fabbrica di informazioni, che per due studenti è un mondo da scoprire. Questa esperienza conferma che per l’alternanza scuola-lavoro serve qualità. E qui i ragazzi l’hanno trovata, come una nuova passione: il giornalismo, una Voce che continua nel Tempo.

A scuola del lavoro: l’alternanza che serve

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