• mercoledì , 12 Dic 2018

Uomo e natura, una difficile ricerca di equilibrio

Il famoso paesaggista inglese Turner ha basato tutta la sua arte sul sentimento che l’uomo prova davanti all’immensità del creato, una sorta di senso di disagio causato dalla consapevolezza di non essere altro che una macchia di colore nell’enorme quadro che è la natura.

Gli studiosi hanno definito i suoi paesaggi “sublimi” non solo perchè eccelsi, ma principalmente perchè in grado di suscitare sensazioni all’io interno di ciascuno, lasciando attoniti di fronte all’impossibilità di comprendere la grandiosa potenza della natura.

Il quadro che si dipingerebbe nel XXI secolo risulterebbe completamente diverso. Anzi, si potrebbe parlare di tele dove il rapporto uomo-ambiente è ormai inverso ed unilaterale ed il senso del sublime è stato definitivamente dimenticato; un esempio concreto di questo concetto si ha nella campagna di sensibilizzazione del WWF dove viene messa in risalto la sostituzione dell’idea catartica di Turner con una superba certezza da parte dell’uomo di potersi imporre sulla natura.

Se da una relazione, da definizione scientifica, un essere vive a discapito di un secondo, l’ente che ne trae vantaggio è definito parassita. L’umanità non può che essere definita come tale, con un’unica, non irrilevante differenza: tutti i parassiti sono in grado, dopo aver provocato la morte dell’individuo ospitante, di continuare la propria vita trovando quasi immediatamente un secondo ospite. La specie umana al contrario, è dal secolo scorso che cerca pianeti alternativi in cui sarebbe possibile sviluppare l’esistenza umana. Senza grandi successi.

Ad incorniciare l’eventuale quadro sopra citato vi è la consapevolezza da parte dell’uomo che egli è natura, e quindi la demolizione di essa è sinonimo di autodistruzione.

In aggiunta spesso succede che per visitare una mostra vi sia un prezzo da pagare a cui l’umanità non sta dando particolare riguardo, ma il conto da parte della natura è inevitabile si presenti, senza tralasciare gli interessi. Infatti, secondo il laboratorio di ricerca dell’università di Greenwich , come conseguenza del rapporto univoco con la natura, nel giro di qualche decennio i disastri ambientali diventeranno fenomeni quotidiani.

L’evoluzione in campo scientifico e tecnologico potrebbe trasformare la relazione parassitaria in un rapporto simbiotico come d’altronde è stato per parecchi anni. E’ infatti opportuno ricordare che l’uomo vive sulla Terra da ben più di un centinaio d’anni, è solo che recentemente sembra aver smesso di rispettare due concetti fondamentali in ambito fisico: la prima legge della dinamica, per cui un corpo non è più in equilibrio non appena le forze che agiscono su di esso non sono più ugualmente bilanciate, portando così la situazione di stabilità tra Terra ed uomo ad uno squilibrio a causa della predominanza imposta da quest’ultimo; e la terza legge di Newton per cui ad ogni azione corrisponde una reazione che la natura non tarderà a fare arrivare.

Dopo  aver ristabilito questi due principi non è difficile dedurre che il legame tra il creato ed il consorzio umano potrebbe rivelarsi favorevole ad entrambi gli enti, perchè per quanto l’uomo possa semplicemente essere una macchia di colore nell’infinito quadro del creato, se collocata nella posizione corretta e se della giusta sfumatura, può rendere il dipinto unico ed inimitabile.

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