• martedì , 18 Giugno 2019

Jason Becker: “Cuori Trionfanti” contro la SLA

Jason Becker è conosciuto per essere uno dei più rinomati chitarristi dagli anni ottanta, quando ebbe inizio la sua carriera, a soli sedici anni. Le sue canzoni hanno sempre suscitato stupore e rispetto in altri musicisti e nel pubblico. Una capacità tecnica e compositiva fuori dal comune donavano un tocco moderno e vivace alle sue melodie classicheggianti. Purtroppo però è anche conosciuto per la malattia che da 30 anni a questa parte lo ha portato ad abbandonare la sua attività da “shredder”, proprio ciò per cui si avvicinò allo strumento e all’arte in primo luogo.

Jason in età giovanile

Infatti da quando, giovane ventenne, percepì un normale fastidio alla gamba a quando fu privato della possibilità di muoversi o di parlare, passarono solo pochi anni (e comunque finì di registrare l’album a cui stava lavorando al momento, insieme al suo gruppo). Ma, grazie ad un sistema ideato dal padre gli fu reso comunque possibile comunicare attraverso lo sguardo. Ed è proprio grazie a questa comunicazione visiva che è riuscito a mantenere la propria mente lucida e abile nella composizione musicale. “Alcune persone provano pena per me, e posso capirlo, però io mi sento davvero fortunato. Non sento più la mancanza di suonare la mia chitarra. Immagino di aver semplicemente fatto di necessità virtù, ma mi sento pervadere dalla gratitudine per molte altre cose. Sono circondato da persone a cui tengo, e in fin dei conti riesco ancora a scrivere musica”.

Venerdì 7 Dicembre 2018 è la data che segna l’uscita del suo nuovo album “Triumphant Hearts”, in cui viene trattata profondamente la tematica della vita, nei suoi momenti di sofferenza, di confusione, di incertezza e in quelli di gioia, di risposte e di certezze. Da ogni canzone del disco sgorga rigogliosa una cascata di emozioni e pathos. Nei lavori strumentali, non potendo più essere lui a suonare, sono stati chiamati i più grandi maestri della chitarra e di altri strumenti orchestrali (Guthrie Govan, Paul Gilbert, Steve Morse, Joe Satriani, Jake Shimabukuro, Glauco Bertagnin e molti altri ancora) per concretizzare e consegnare al meglio il messaggio plasmato da Jason. La musica è senza parole, ma non è mai stata così tridimensionale e diretta da prendere il cuore dell’ascoltatore ponendolo di fronte ad esso e ad una nuova consapevolezza: non importa quale ostacolo intralci il nostro cammino; se abbiamo come obiettivo “vivere” e non raggiungere una realtà idealizzata, è possibile renderlo parte integrante del cammino stesso, e anzi impreziosirlo con esso.

Guthrie e Jason

Tra i brani che invece vedono anche la collaborazione di cantanti e coristi, la rivelazione di tale messaggio viene esplicitata gradualmente da dolci voci e parole icastiche. Alcune esperienze della vita segnano per sempre una persona, che talvolta trova difficile accettarle e condividerle. Nel caso di Jason niente viene edulcorato o nascosto. E’ sincero, e ferisce. Però lo fa nel modo più tenero, e più suo possibile.

La canzone più autentica è sicuramente “Hold on to Love”, (è suggerita la visione del video) che oltre ad avere parole molto forti al suo interno, è anche caratterizzata dalla collaborazione con la promessa italiana Daniele Gottardo. Al giovane chitarrista di Rovigo è stato affidato l’onorevole compito di interpretare l’assolo centrale alla canzone, pieno di emotività. Di quest’opera vale la pena citare il testo:

When I was young and full of wonder  
The universe was tender
Every dream I had would come true
Music was my worldview
Hearts fell at my feet
Each breath was so sweet
Life was complete

Now the past is over
I was cut down much too soon
I can’t speak, I can’t play
But this flesh has much more to say
I wave good-bye
To yesterday’s highs
Life has other plans

Love and confusion
Peace and destruction
What is the point of it all
Why must we all feel small
Our hearts are not toys
We just want real joy
Life’s just a dream

You ask me this question
Due to my unfortunate fate
How can you carry on
Without feeling hate
Love brings light to the darkness inside
Love’s the voice that sings “hold on!”

Hold on, hold on
Hold on to love

Hold on, hold on
Hold on to me

Daniele e Jason

E’ così che la musica si dimostra ancora una volta una lingua comprensibile a tutti. E con lei l’arte, unificatrice di destini, culture, idee ed esperienze. Un pensiero comune è che la musica di adesso valga poco e niente; si può ribattere che, i proprietari di questi pensieri non sanno dove trovarla.

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