• domenica , 20 Gennaio 2019

Un puzzle multiculturale


“QUANDO SI AVVICINA UNO STRANIERO E NOI LO CONFONDIAMO CON UN NOSTRO FRATELLO, PONIAMO FINE AD OGNI CONFLITTO. ECCO, QUESTO E’ IL MOMENTO IN CUI FINISCE LA NOTTE E COMINCIA IL GIORNO”.
(Paulo Coelho )

Un po’ ovunque, nella società, si riscontra diffidenza e ostilità nei confronti di chi è diverso, soprattutto per motivi razziali.

Il razzismo è una problematica di cui ancora oggi si discute in quanto, sempre più spesso, veniamo a contatto con chi viene definito diverso. Le nostre città, Paesi e Nazioni si stanno riempiendo di individui provenienti da tutto il mondo: Africani, Asiatici, Sudamericani… che a volte svolgono i lavori più umili e vengono sfruttati e considerati come “esseri inferiori”. In questo ambito si parla di “melting pop” (mescolanza di popoli) e la convivenza tra questi ultimi, a volte, diventa problematica, in quanto si hanno eterogenei modi di pensare o pregare. Infatti anche la religione diventa un fattore discriminante nella società. Il razzismo rappresenta una distorsione: nessun essere infatti è inferiore e, se crediamo in un Dio, che sia cristiano, musulmano o buddista, comprendiamo che l’amore è alla base di ogni cosa e ci rende uguali davanti al mondo, senza nessuna differenza.
Oggi però non è quasi mai così: la crisi economica, la disoccupazione, l’insicurezza, fanno apparire lo straniero come una minaccia tanto che aumentano gli episodi di intolleranza e xenofobia  tendenti ad emarginare sempre di più queste persone.

Tra pregiudizio e integrazione si fa strada la storia: lo straniero è sempre stato vittima di tale situazione?

Nella società greca ad esempio possiamo riscontrare due diverse opinioni (concordanti con altrettanti periodi separati) riguardanti il modo di vedere lo straniero, XENOS (dal greco: colui che proviene da un’altra città, ha usi, costumi e lingua diversi).

  • MECETI
    Gli stranieri nella antica società greca erano chiamati Meteci (dal greco “metoikos”: straniero stabilitosi in Atene). A loro era proibito possedere terreni, pertanto erano dediti alla pratica di tutte le attività non agricole: l’artigianato, il commercio. Tutto ciò finì però per limitare l’afflusso di stranieri nelle città. Il problema era molto delicato: da un lato, infatti, la città intendeva proseguire una politica di chiusura e non era disposta ad ampliare il numero dei cittadini; dall’altro gli stranieri rappresentavano un bene prezioso, poiché davano un contributo fondamentale alla vita economica. I meteci avevano comunque l’obbligo di fare il servizio militare nella polis in cui risiedevano: combattendo con coraggio e lealtà, potevano dimostrare di essere fedeli e devoti alla città che li aveva accolti.
    Concludendo possiamo affermare che lo straniero non veniva disprezzato, ma accolto nel rispetto reciproco.
  • BARBARI
    Quando si affermò la democrazia in Atene, due grandi scrittori Erodoto e Tucidide, sostenitori e ammiratori della politica di Pericle, sulla cui personalità poggiava la democrazia ateniese, hanno descritto con interesse e curiosità, ma soprattutto con un sentimento di orgoglio nazionale, la posizione degli stranieri all’interno della polis: li consideravano barbari ( da “barbaros”, termine greco con cui si designava lo straniero rozzo che sembrava balbettare).

Gli stranieri nella civiltà Egizia

Secondo fonti giudiziarie e normative, risalenti a tele periodo, il razzismo, sotto un profilo giuridico, era praticamente estraneo all’Antico Egitto: gli stranieri che vivevano in Egitto avevano gli stessi diritti degli egiziani.
Un analogo sistema è presente tuttora. Secondo le nostre leggi non ci dovrebbe essere discriminazione, eppure non possiamo negare che il razzismo sia una delle problematiche forse tra le più presenti e attuali.
E’ possibile quindi ipotizzare (su basi storiche) che fosse così anche per gli Egizi. Infatti tale popolazione era solita denominarsi “REMETJ” (il popolo, la gente). Ciò fa sorgere una domanda più che ovvia: “E gli altri?” Non lo erano. Nei testi sacri e in manoscritti magici, il linguaggio utilizzato sottintende che il termine straniero era spesso sinonimo di nemico.

Lo straniero ancora oggi, purtroppo, è vittima di pregiudizi e di razzismo, anche da parte di Paesi come il nostro, l’Italia, fatto alquanto spiacevole se pensiamo che alle origini di Roma, come è noto, vi era un “profugo”. Basta leggere l’inizio dell’Eneide di Virgilio: Enea arriva in Italia come un esule («Italiam profugus venit») dopo essere stato sballottato («iactatus») dal mare.

Infatti, basti pensare che l’espansione romana fu accompagnata dalla graduale concessione del diritto di cittadinanza ai popoli stranieri conquistati. Secondo gli storici dell’antico Impero, fu proprio questo fatto a rendere forte e potente lo stato romano. Ma per giungere a questo risultato fu comunque necessario un lungo processo di maturazione culturale.

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