• martedì , 26 Marzo 2019

Scendi il verbo che lo parlo

“Esci il cane, e poi siedi il bambino, sì siedilo lì”. Questa frase che non si può dire essere italiano, ma solo un grave insulto alla nostra lingua, sarà presto, come molte altre simili, alla portata di tutti, in discorsi comuni e colloqui quotidiani. L’Accademia della Crusca ha ceduto. Dopo mesi di richieste e perplessità, ha permesso di usare transitivamente verbi che per anni furono intransitivi. E se per tanto tempo così sono stati usati , una ragione certo ci sarà stata, e forse sarebbe stato meglio tenerla in considerazione.

Certamente, viene ribadito che queste espressioni saranno considerate errori da un punto di vista scritto, e permesse solo nel parlato, ma si sa, quando si presta un dito poi si afferra tutto il braccio. La terminologia non sarà più inusuale, ma talmente usata da non capire più dov’è nascosta la scorrettezza, l’errore, l’incubo. Il treno sta correndo su binari ad una velocità eccessiva, la corsa è troppo rapida, ed il rischio ormai inevitabile è quello di schiantarsi contro un muro. Senza possibilità di riparazione.

Possono solo più disperarsi coloro che erano come trafitti quando ricevevano il “tu” anzichè il “lei” da un estraneo e volevano urlare più forte di Patroclo nel vedere un errore grammaticale come un “però” senza accento e un “ho” senza acca.

Coletti (un Accademico della Crusca, ndr.) ha guardato con simpatia a una spinta innovativa che trasferisce un modo di dire popolare accettandola nell’eccezione della quotidianità

Così ha detto il presidente Claudio Marazzini dopo un lungo dibattito

Naturalmente se viene trasportato nella grammatica della scuola, nascono dei problemi e l’insegnante sarà comunque tenuto a correggere quelle forme nell’italiano scritto e formale”

Ma un errore rimane un errore, sempre e comunque. Anche Dante lottava per un volgare, ma quello aveva dignità letteraria tale da essere ricordato e studiato nei secoli. Questo è meglio dimenticarlo subito ed in fretta. Quello che è certo, è che l’Italiano, una lingua raffinata ed elegante, si sta trasformando ad un insieme di vocaboli che non esprimono più la ricchezza di un patrimonio culturale, di una tradizione e di una storia, ma rappresentano la società moderna, basata sulla fretta, sull’immagine, sullo sbaglio, ma che fa sempre apparenza.

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