• venerdì , 19 Aprile 2019

L’etica incontra l’evoluzione

Nell’episodio biblico riguardante la “Torre di Babele” l’ intera umanità fu pesantemente punita attraverso la diversificazione delle lingue a causa della sua volontà di raggiungere e sostituirsi a Dio.

Per quanto la vicenda possa sembrare distante si riscontra un’interpretazione molto attuale: mentre gli uomini di Babele cercavano, mattone dopo mattone, di giungere fino al Signore, nel ventunesimo secolo attraverso l’innovazione scientifica e o studio sempre più specifico del DNA, la torre ha più piani di quanto si tenda a pensare.

I primi esperimenti di duplicazione del materiale genetico furono messi in atto nel secolo scorso con la celebre pecora Dolly, ma già si notava che l’ animale era “nato vecchio”, o, in termini scientifici con materiale ereditario secondario, insinuando così il dubbio che duplicazione non fosse il sinonimo di rigenerazione come si era previsto.

In Argentina, patria dello sport equestre del polo, i cavalli di punta dei giocatori sono continuamente clonati affinchè non si perda il patrimonio genetico del destriero neanche del 50%, cifra che è spesso sacrificata in potenza e salute.

Il modello più vicino alla nostra cultura, seppure non paragonabile completamente, è sicuramente la fecondazione assistita. Esclusivamente per il fatto che la clonazione non garantisce risultati positivi con certezza.

Finchè gli esperimenti non ottengono esiti drammatici, i media inducono a pensare che si tratti di un colpo di genialità per decantare l’ evoluzione dell’uomo, e non ad un problema etico che pare troppo distante dalle provette di un laboratorio.

La corrente di pensiero che innescano non è poi così erronea; infatti la parola chiave, se ci si focalizza su un futuro molto più vicino e soffermandosi sulle attuali risorse, si sposta da etica ad evoluzione.

Charles Darwin docet: non esiste una legge del più forte, bensì del più adattabile, di cui la prima e fondamentale conseguenza è la selezione naturale.

Il discorso è allora de definirsi universale perchè se sulla metafora della “Torre di Babele” si poneva un problema etico, ma con tendenze fortemente religiose, il dilemma evoluzionistico si basa su fatti squisitamente scientifici e quindi obiettivi.

Infatti, secondo previsioni del Massachuttes Population Research Centre la sola operazione della fecondazione assistita, che per quanto possa sembrare una cruda definizione, altro non è che uno scavalcare la selezione naturale, stessa selezione che ha portato il consorzio umano a sconfiggere la peste, o molto più banalmente a camminare in posizione eretta, potrebbe potenzialmente far aumentare la popolazione di un 15%.

Un altro studio, della University of Edimburgh ha invece riportato che più della metà del contributo totale per la salvaguardia della Terra dal riscaldamento globale è proprio dovuto al calo demografico.

Vi è quindi una palese correlazione tra le due ricerche che da un punto di vista evoluzionistico, non può essere considerata una coincidenza, ma deve invece essere giudicata come la naturale conseguenza del processo evolutivo.

Chiaramente si nota un’inversione temporale delle conoscenze biologiche che sembravano essere consolidate, ma è lecito pensare che addentrandosi re cercando di sviluppare così nel particolare spesso si perde di vista l’inquadratura generale.

L’obiettivo vira quindi dall’analisi approfondita della genetica, al ritorno sulle orme dello studioso britannico e alla riconsiderazione delle proposte tenendo conto del fondamentale aspetto evolutivo. Solo allora è da reputare fattibile un avanzamento nella modificazione o duplicazione del DNA.

Altrimenti la punizione divina, che viene tradotta attraverso svolgimenti strettamente evolutivi, si potrebbe presentare ben più pesante della diversificazione delle lingue, anzi inizierebbe con catastrofi ambientali fino all’estinzione dell’intero genere umano, clonato o non clonato che sia.

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